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Opinioni | 22 maggio 2020, 16:18

IL RICORDO. Gigi Simoni, allenatore gentiluomo in un mondo di stregoni. L'Inter lo piange nell'anniversario del Triplete

Pino Vaccaro, giornalista varesino e opinionista sportivo di Telelombardia, traccia un ritratto dell'ex tecnico nerazzurro scomparso oggi: «Dopo di lui solo con Mourinho, dieci anni fa esatti, l'Inter tornò a vincere in Europa. Eppure Simoni conservò sempre l'umanità di chi arriva dalla provincia predicando un calcio popolare»

IL RICORDO. Gigi Simoni, allenatore gentiluomo in un mondo di stregoni. L'Inter lo piange nell'anniversario del Triplete

Persino quell'unica volta che era andato sopra le righe, con la rincorsa mozzafiato e incredula alle calcagna dell'arbitro Ceccarini, che gli aveva negato un rigore solare, mi era sembrato un signore d'altri tempi. Eppure Gigi Simoni non era solo un gentleman del calcio come in tanti hanno voluto ricordare appena appresa la notizia della sua morte. Era anche un gentleman della panchina, ma non solo.

Quel giorno perse le staffe, a Torino. Ronaldo, il Fenomeno, era stato abbattuto da una cannonata da Iuliano nello scontro diretto per lo scudetto contro la Juve. Nel ribaltamento fu assegnato rigore (giusto) ai bianconeri. La rincorsa carica di frustrazione di Gigi, il gentleman del calcio italiano, e quel "si vergogni" ripetuto e immortalato dalle telecamere, avevano il sapore di chi si sentiva scippato. Ma non c'era nulla di violento in quel gesto: c'era tutta l'umanità del piccolo allenatore di provincia, che aveva sudato le sette tute nella periferia del calcio, e che in quel momento aveva percepito quell'errore come un affronto. Uno schiaffo al quale non ha saputo resistere come se avesse capito che quel treno non sarebbe più passato.

Lo scudetto svanito a Torino era una ferita aperta, mai più rimarginata. In quella corsa c'era tutta la frustrazione di chi aveva fatto la gavetta soprattutto tra Genova, Pisa, Cremona. Ma c'era anche la dignità di un uomo e la nobiltà d'animo di chi che aveva regalato una dimensione più popolare al calcio. Un uomo comune in un mondo dorato. L'errore più grande che si possa commettere, tuttavia, è banalizzare la sua attività circoscrivendolo alla categoria dei gran signori: Gigi Simoni detiene il record di promozioni dalla B alla A. E, dettaglio non da poco, conquistò anche una Coppa UEFA con l'Inter di Ronaldo. Lo fece pochi giorni dopo la delusione di Torino.

Quella ferita rimase aperta: quel "si vergogni" indirizzato a Ceccarini lo ha accompagnato negli anni, ma la coppa sollevata al cielo di Parigi, che un po' ne alleviò l'amarezza, ne arricchì il palmares senza però scalfire la percezione generale, sbagliata, di allenatore provinciale. Vinse anche la panchina d'oro e poi Moratti lo cacciò. Nel frattempo si era anche tolto la soddisfazione di battere il Real Madrid in Champions. Troppo educato e concreto, in un mondo nel quale spesso si preferiscono gli stregoni e gli scienziati. Meglio poi se esotici.

Simoni è stato un grande allenatore, figlio della scuola italiana, ma in quegli anni, in cui spirava forte il vento "zonista", predicare compattezza, solidità e contropiede, puntando sulle individualità, non era il sentiero più pubblicizzato. Se vinceva era merito dei suoi solisti, se perdeva era tutta colpa del suo presunto atteggiamento difensivista. Una battaglia persa in partenza per chi aveva poco appeal verso l'opinione pubblica.

Dopo di lui solo José Mourinho è riuscito a riportare un trofeo in Europa in casa nerazzurra. Era il 22 maggio del 2010, anno di grazia "tripletista": esattamente 10 anni dopo, Gigi Simoni, per una pazzesca coincidenza, è scomparso. Un giorno di gloria per i colori interisti sul quale, per un malefico gioco del destino, cala oggi un grigio velo di tristezza.

Pino Vaccaro

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