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Territorio | 21 maggio 2020, 09:04

Coronavirus, un cittadino guarito di Cavaria con Premezzo racconta il suo calvario: «Una guerra invisibile durata 51 giorni»

E' una storia dura, che fa capire quanto sia pericoloso e doloroso per la mente e il fisico affrontare il Covid-19 e la polmonite bilaterale: «Avevo la sensazione da un momento all'altro di poter peggiorare. Facevo fatica a "pescare" aria dai polmoni e tossivo molto. Un incubo durato dal 7 marzo al 24 aprile».

Coronavirus, un cittadino guarito di Cavaria con Premezzo racconta il suo calvario: «Una guerra invisibile durata 51 giorni»

«Una guerra invisibile iniziata una sera del 7 marzo, un calvario fisico e mentale durato fino alle mia negatività al virus verificata dopo ben 51 giorni».

Inizia così il racconto di un cittadino di Cavaria con Premezzo guarito dal Coronavirus e riportato dal sindaco della cittadina Franco Zeni. Una storia dura, per fortuna a lieto fine, carica di speranza, ma anche di angosce, per sé e la propria famiglia.  

«In ospedale sono arrivato con febbre alta tosse e respiro affannoso e una sensazione di confusione che non avevo mai provato - prosegue il cittadino guarito dal Covid - sin da subito sono stato messo in isolamento, in attesa del risultato del tampone, nel reparto di malattie infettive dell'ospedale di Busto. Per i primi 3 giorni ero solo nella stanza avevo la febbre che saliva e scendeva per tutto il giorno, dolore lancinante alla testa, gli occhi che bruciavano e dolori muscolari ovunque. I medici visto che non respiravo bene mi hanno "aiutato" a respirare meglio mettendomi la maschera per l'ossigeno. Dopo qualche giorno arriva l'esito del tampone e dei vari esami effettuati: polmonite da Covid-19. Subito mi diedero la cura. Nel frattempo in camera non ero più solo ma con un medico di Busto Arsizio, anche lui con polmonite bilaterale da Covid. Durante il giorno cercavamo di aiutarci l'un l'altro perché in alcuni momenti non riuscivamo nenache ad alzarci per andare nel disimpegno a recuperare le pietanze servite durante pranzo, cena e colazione che tra l'altro non sono mai riuscito a mangiare per la forte nausea».

La battaglia da combattere non è solo fisica ma anche psicologica. 

«Assicuro che non è stata una passeggiata perché avevi la sensazione che da un momento all'altro potessi peggiorare - continua il cittadino guarito - ero solo senza la mia famiglia, senza poter vedere nessuno, la situazione era critica e di estremo dolore e sconforto sia da parte dei pazienti che dei medici ed infermieri che correvano senza sosta per fronteggiare tutte le criticità. Il 13 marzo effettuai il secondo tampone in ospedale e il 14 venni dimesso visto che le condizioni sembravano apparentemente migliorare. Arrivato a casa mi resi conto di aver perso in una settimana 9 chili. Ovviamente sono stato dimesso in "isolamento"; mi sono quindi ritrovato a casa da solo in attesa del risultato del tampone; dovevo fare tutto: da mangiare, alle pulizie. Ma era difficile perché alla sera la febbre era ancora alta e la cosa più che mi preoccupava era il respiro che era davvero pessimo facevo molta fatica "pescare" aria dai polmoni e tossivo molto. La saturazione oscillava tra l'89 e il 91%, ero molto spaventato dal fatto di non poter più respirare e di essere da solo a casa. Contattai subito il numero del Comune di Cavaria e la Protezione Civile mi mise subito in contatto con la dottoressa Pisani che non smetterò mai di ringraziare per i suoi consigli e per il suo aiuto. Tutto questo durò fino al giorno 19 marzo quando la febbre iniziò a sparire definitivamente e inizia piano piano a sentirmi decisamente meglio anche a livello di saturazione che migliorava ogni giorno ma ero comunque ancora molto debole».

La "guerra" non è ancora finita però, il Coronavirus non vuole saperne di andarsene. 

«Dopo due giorni mi comunicarono che l'esito del tampone era ancora positivo e quindi ancora isolamento a casa lontano dai miei cari fino a nuovo tampone, effettuato come da prassi dopo due settimane, il 3 aprile - prosegue il cittadino - dei due tamponi effettuati, il secondo, quello del 6 aprile, risultò ancora positivo nonostante io stessi molto bene senza alcun tipo sintomo apparente, quindi di nuovo isolamento in casa. Ero abbattuto e molto rammaricato tra esiti scoraggianti e tempistiche assurdamente lunghe. Finalmente arriva il 20 aprile, giorno in cui eseguii nuovamente il primo tampone e il giorno seguente 21 l'altro. Ero non molto fiducioso nell'esito; erano passati ormai 51 giorni dall'inizio di questa guerra invisibile. L'esito non tardò ad arrivare e il 24 aprile arrivò tramite mail: Covid-19 non rilevato nei tamponi sierologici. Era la fine di un incubo. La mia esperienza con questo virus sicuramente non è da paragonare a quella di chi è stato in terapia intensiva ma comunque non è stato facile. É un virus da non sottovalutare è davvero un mostro invisibile, pericoloso e sopratutto l'unico modo attuale che abbiamo per cercare di evitare il contagio è quello di attuare le misure di protezione e distanziamento sociale che stiamo mettendo in atto sperando che un giorno tutto possa ritornare alla normalità». 

Al cittadini di Cavaria con Premezzo finalmente guarito sono giunti gli auguri del sindaco Franco Zeni.

«Al nuovo guarito nel Comune vanno i miei più sinceri auguri di una felice ripresa della libertà - le parole del primo cittadino - quindi diminuiamo a sei casi di Coronavirus, di cui due ancora ricoverati». 

M. Fon.

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