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Economia | 16 maggio 2020, 07:00

Malasanità cosa è?

Malasanità cosa è?

Nella responsabilità medica comunemente denominata malasanità: il medico legale viene chiamato ad intervenire in quelli che sono comunemente noti come casi di malasanità. Principale compito del medico legale o altro Ente è quello di accertare l’eventuale caso di malasanità per i danni arrecati al paziente a causa di errori o omissioni da parte della struttura sanitaria o del singolo medico. Per sapere se si è subito un caso di malasanità è quindi opportuno rivolgersi ad uno studio medico legale o Agenzia / Ente che indicherà come ottenere il risarcimento da malasanità subito. Bisogna al riguardo precisare che molto raramente si può parlare di malasanità perché il livello del nostro Sistema Sanitario ed in particolare dei medici in Italia è di assoluta eccellenza e tra i più alti al mondo. Accade quindi la maggior parte delle volte dopo l’analisi delle cartelle cliniche si potranno evidenziare problematiche che non hanno nulla a che fare con un errore medico o malasanità che dir si voglia (errore diagnostico, errore terapeutico, etc). Nei rari casi in cui vi sia un caso di malasanità la procedura che il medico legale dovrà seguire è assai complessa ed ha un iter medio lungo. La prima fase, decisamente importante per l’esito finale, è quella stragiudiziale in cui si accertano i fatti accaduti e quelle che sono le eventuali responsabilità mediche (errori medici) con il fine ultimo, se possibile un accordo. In tutta la procedura il Giudice incaricato al fine di prendere una corretta decisione, si avvale del proprio CTU, medico legale e dei medici legali di parte per l’accertamento tecnico preventivo (ATP). Durante questa fase il medico legale deve constatare se vi è stato o meno un caso di malasanità e se questo abbia davvero causato un danno biologico al paziente. Redige quindi la sua perizia medico legale che sottopone al Giudice che poi prenderà la decisione definitiva;

Malasanità e nesso causale

Quando invece si può parlare di malasanità? Qual è la definizione più semplice e chiara di malasanità? Si ha responsabilità medica e quindi si parla di malasanità quando compare un nesso causale tra la lesione alla salute psicofisica del paziente e la condotta dell'operatore sanitario in concomitanza. Tutto questo può avvenire con eventuali inefficienze e carenze di una struttura sanitaria.

Bisogna preliminarmente precisare che il concetto di malasanità intende un’azione di un sistema complesso in cui il paziente è il destinatario di prestazioni mediche di ogni tipo (diagnostiche, preventive, ospedaliere, terapeutiche, chirurgiche, estetiche, assistenziali, ecc.).

Può accadere, raramente a dire il vero, dato l’alto livello di specializzazione del nostro sistema sanitario e dei nostri medici, che tuttavia gli effetti conseguenti le terapie e/o diagnosi non siano quelli sperati ed è possibile quindi che ai sanitari possano essere attribuiti, secondo le ipotesi più frequenti, errori diagnostici, terapeutici o da omessa vigilanza e conseguentemente la sussistenza di una responsabilità penale o civile (così detti casi di malasanità) per l'aggravamento della situazione del paziente o addirittura per la sua morte. Come interviene quindi il medico legale o Agenzia nell’accertamento del caso di malasanità?

Il medico legale deve innanzitutto analizzare il caso partendo dall’analisi della documentazione sanitaria. La documentazione sanitaria va intesa nel senso più ampio del termine comprendendo la cartella clinica, lastre, TAC etc tutti i documenti che possono delineare il quadro clinico più precisamente possibile. Una volta esaminata la documentazione sanitaria il medico legale deve determinare se, in base alla sua esperienza e alle evidenze scientifiche risultanti dalla documentazione sanitaria si possa parlare effettivamente di malasanità o responsabilità medica.

Il medico legale a questo punto dovrà redigere una relazione medico legale, la più dettagliata possibile, dove saranno indicati i singoli errori medici e quindi il caso di malasanità in esame. Il medico legale potrà inoltre, su richiesta del proprio paziente, seguire il caso in tutte le sue fasi, e la maggior parte di questi professionisti lo fa, sino alla conclusione del caso. Come accennato, l'errore del medico e quindi la malasanità che deve accertare il medico legale può essere compiuto nella fase prognostica, in quella diagnostica e nella fase terapeutica.

- errore diagnostico: Il medico legale che dovrà accertare un errore diagnostico dovrà indicare l’errata diagnosi della patologia, a cominciare ad esempio dalla errata raccolta dei dati anamnestici, quando invece doveva essere esattamente eseguita e valorizzata per il completamento del quadro clinico (il paziente è allergico a varie sostanze ma il medico dimentica di annotarle o specificarle, predisponendo superficialmente proprio una terapia sulla base di quei principi attivi).

Il medico legale può evidenziare ad esempio un errore diagnostico nella sottostima o addirittura nel mancato rilievo di una certa allarmante sintomatologia, anche se grazie agli esami strumentali e di laboratorio a fini diagnostici e ai percorsi codificati in veri e propri protocolli, l'ipotesi di una diagnosi errata assume oggi una maggiore gravità.

- errore prognostico: Il medico legale invece un errore prognostico e quindi la malasanità in una errore di giudizio di previsione sul decorso e soprattutto sull'esito di un determinato quadro clinico.

Infine l'errore in fase terapeutica attiene al momento della scelta del trattamento sanitario o a quello della sua esecuzione. Può verificarsi comunque l'ipotesi in cui, pur in presenza di una corretta diagnosi e di un percorso terapeutico congruamente definito, si sbagli l'esecuzione dell'intervento chirurgico per imperizia o negligenza.

La medicina difensiva e malasanità

La medicina difensiva consiste nella pratica con la quale il medico difende se stesso contro eventuali azioni di responsabilità medico legali (caso di malasanità) seguenti alle cure mediche prestate. La medicina difensiva può essere positiva. La medicina difensiva positiva si attua con un comportamento cautelativo di tipo preventivo (assurance behaviour); in tal caso il comportamento cautelativo si esplica nel ricorso a servizi aggiuntivi diagnostici o terapeutici non necessari (analisi, visite o trattamenti), atti a:

- diminuire la possibilità che si verifichino esiti negativi per il paziente in seguito all'intervento sanitario;

- in caso di esiti negativi, preparare una documentazione che attesti che il medico ha operato secondo gli standard di cura previsti, in modo da

- dissuadere i pazienti dalla possibilità di adire azioni legali,

- fornire una documentazione probatoria a vantaggio del medico in caso di azione legale.

Il paziente vittima della medicina difensiva positiva si accolla l'onere di pratiche diagnostiche o terapeutiche non necessarie.

La medicina difensiva, quando eccessiva, è ritenuta un fenomeno da arginare nell'interesse del medico, del paziente e delle casse dello Stato (in Italia, infatti, la medicina difensiva positiva pesa per oltre il 10% sulla spesa sanitaria).

Evitare la possibilità di un contenzioso medico legale è la motivazione principale del porre in atto pratiche di medicina difensiva. Molto comune negli Stati Uniti, con un'incidenza variabile tra il 79%[4] e il 93%, la medicina difensiva viene praticata specialmente nella medicina di emergenza, nei reparti di ostetricia e in altri interventi specialistici ad alto rischio. Il medico che pratica la medicina difensiva teme la crescita del numero delle denunce avvenuta negli ultimi anni, anche se l'80% di queste denunce poi risulta priva di fondamento e il paziente perde la causa.

Tra i rimedi suggeriti, quelli di orientare la formazione degli studenti in medicina verso una maggiore attenzione al rapporto medico-paziente, rendere gli orari di lavoro meno stressanti per non intaccare la capacità di concentrazione del medico, favorire il ricorso alla conciliazione in caso di errori medici.

Il ricorso a strumenti stragiudiziali per la risoluzione delle controversie è divenuto indispensabile anche allo scopo di evitare l'immediato ricorso all'Autorità Giudiziaria. Non a caso, il risarcimento del danno derivante da un caso di malasanità rientra tra le materie per le quali, a partire da marzo 2011, è obbligatorio tentare preventivamente la mediazione civile.

In Italia, nel 2012, il Decreto Balduzzi ha affrontato questo tema, regolando la responsabilità professionale di chi esercita professioni sanitarie per contenere il fenomeno della prescrizione di esami diagnostici inappropriati al solo scopo di evitare responsabilità civili, con gravi conseguenze sia sulla salute dei cittadini, sia sull'aumento delle liste di attesa e dei costi a carico delle aziende sanitarie.


Ip

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