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Economia | 16 maggio 2020, 10:08

La denuncia dei sindacati: «Nel Decreto Rilancio non c'è nulla per i frontalieri italiani»

La protesta di Cgil, Cisl e Uil Frontalieri: «Dobbiamo purtroppo constatare con rammarico che nel nuovo Decreto economico del Governo italiano non si prevedono norme a tutela del reddito dei frontalieri italiani che non godono già della copertura della Naspi».

La denuncia dei sindacati: «Nel Decreto Rilancio non c'è nulla per i frontalieri italiani»

E' una protesta e al tempo stesso una denuncia e un grido d'allarme quelli lanciati dai sindacati Cgil, Cisl e Uil della categoria dei frontalieri per evidenziare come nel cosiddetto Decreto Rilancio emanato dal Governo italiano non siano previste misure a tutela del reddito dei lavoratori frontalieri italiani. 

«Il Decreto Rilancio emanato dal Governo - dichiarano in una nota Giuseppe Augurusa (Cgil), Luca Caretti (Csil) e Pancrazio Raimondo (Uil) - che, tra gli altri, stanzia ben 26 miliardi per le misure legate al lavoro di cui 16 per la proroga degli ammortizzatori sociali, dobbiamo purtroppo costatare con rammarico che non si prevedono le norme a tutela del reddito dei frontalieri italiani per chi non gode già della copertura della Naspi, in atri termini: contratti brevi, stagionali di breve durata, atipici, colf, badanti e parasubordinati che riguardano migliaia di lavoratori in particolare tra la Svizzera, San Marino, Principato di Monaco e lungo le altre frontiere italiane. L’orientamento assunto con l'approvazione dell'ordine del giorno "Alfieri" in aprile al Senato, che impegnava il Governo a valutare l'opportunità di riconoscere ai lavoratori frontalieri: indennità, congedi parentali e/o sostegno al reddito con surroga dell'INPS, per coloro i quali, lavoratori autonomi, subordinati e parasubordinati, ne fossero sprovvisti, è stato disatteso».

«Auspichiamo - concludono i sindacalisti - che tutte le forze politiche lavorino nelle prossime ore, in fase di conversione il legge del decreto, nella stessa direzione per non perdere l'ultima occasione per non lasciare senza tutele una categoria di lavoratori troppo spesso dimenticata, individuando lo strumento più adeguato tra quelli introdotti nel decreto, per dare una risposta concreta a migliaia di lavoratrici e lavoratori frontalieri italiani che durante questa fase di emergenza sanitaria hanno perso il lavoro e sono esclusi dagli strumenti di protezione del reddito sin qui individuati». 

Redazione

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