A poche ore dalla data fissata per la riapertura delle attività commerciali, lunedì 18 maggio, non sono ancora pervenuti il decreto e l'ordinanza che sanciscono in maniera chiara e uniforme quali siano le regole per riprendere a lavorare in sicurezza.
In un clima di incertezza e indecisione, sono molti i titolari dei locali del centro di Varese che hanno quindi deciso di non rialzare le saracinesche. «Non capiamo quali siano le misure di sicurezza che dobbiamo adottare - spiega Raffaele Skizzo Bruscella del Balthazar Cafè – Prima ci hanno presentato un protocollo di 35 pagine, poi uno di dieci punti. Quale dobbiamo seguire?».
In assenza di regole certe, nessuno vuole mettere a rischio la sicurezza di dipendenti e clienti, con il rischio anche di incorrere in sanzioni. «Lunedì ci hanno detto che la distanza minima tra i tavoli doveva essere di 4 metri, poi a metà settimana sono diventati due e ieri uno – gli fanno eco i colleghi di Cavallotti, Cavedio, BellaVita Cafè, Al BuCo e Te Capì – Poi dobbiamo provare la febbre ai dipendenti e ai clienti, anzi no solo al personale. Dobbiamo tener conto delle prenotazioni per 14 giorni, conservando i dati degli avventori, poi invece ci dicono che non dobbiamo più farlo perché c'è il problema della privacy. I dispenser per il disinfettante vanno benissimo ma non si capisce quanti ce ne vogliano... Troppo caos».
E anche se le linee guida definitive arrivassero prima di lunedì, messe nero su bianco in un documento finalmente firmato e comunicato, non ci sarebbe il tempo per adeguarsi. «Finché non sapremo come comportarci, non apriremo. In gioco c'è la nostra sicurezza e quella delle persone: preferiamo riprendere a lavorare quando ci saranno le condizioni per farlo».