/ Varese

Varese | 09 maggio 2020, 13:00

Varese, il grande cuore del Palace Hotel: soggiorni gratis per medici e infermieri impegnati nella lotta al Coronavirus

La bella idea del direttore generale Andrea Buffarello e del suo gruppo: «Doveroso ringraziare chi sta al fronte nelle terapie intensive e in pneumologia offrendo qualche giorno di meritato riposo. Spero che anche le altre strutture ci seguano». Intanto l'hotel si appresta a riaprire entro fine maggio

Sopra: l'Hotel Palace di Varese. In basso: il direttore Andrea Buffarello

Sopra: l'Hotel Palace di Varese. In basso: il direttore Andrea Buffarello

Ringraziare con un segno tangibile coloro che sono stati e sono tuttora in prima linea nella lotta al Coronavirus come medici e personale sanitario e cercare di salvare l’ultimo scampolo di una stagione turistica che si preannuncia difficilissima.

Sono gli obiettivi del Palace Hotel di Varese e di Andrea Buffarello direttore generale del gruppo “I Palazzi”, che oltre alla struttura varesina gestisce anche un hotel a Venezia e un albergo a Siena.

Il gruppo ha deciso di offrire duemila pernottamenti gratuiti agli operatori sanitari dei reparti di terapia intensiva e pneumologia di tutta Italia e ai loro famigliari, in uno dei tre alberghi a scelta, prenotabili entro la fine di dicembre del 2021.

«Ci è sembrato doveroso dire grazie a chi è stato e chi è al fronte nella lotta al Coronavirus offrendo loro e ai loro familiari qualche giorno di meritato riposo nelle nostre strutture – spiega Buffarello – auspichiamo che anche altre strutture ricettive aderiscano a questa nostra iniziativa in modo che si possa allargarla anche ad esempio ai volontari della Protezione Civile o alle Forze Armate, anche loro impegnati in prima fila nella lotta al virus».

Ma come il Palace Hotel di Varese, che conta 35 dipendenti, si sta attrezzando per la ripartenza e per affrontare quel che resta della stagione turistica 2020? «Il nostro obiettivo è riaprire entro la fine del mese di maggio – sottolinea il direttore generale – stiamo lavorando a un progetto innovativo per la sicurezza dei dipendenti e dei clienti che tramite il telefonino potranno vedere la tracciabilità delle sanificazioni sia delle stanze che delle parti ristorative e comuni dell’albergo, compreso i menù, visto che elimineremo quelli di carta. Abbiamo la fortuna di avere ampi spazi e quindi di poter applicare più facilmente il distanziamento sociale. I nostri 35 dipendenti sono praticamente tutti in cassa integrazione che come azienda abbiamo deciso di anticipare».

A Varese convivono sia un turismo legato agli affari e al business sia un turismo più classico e tradizionale praticato dalle famiglie: cosa ne resterà in questo 2020? «L’obiettivo è cercare di salvare l’ultimo scampolo di stagione da giugno a dicembre – afferma Buffarello – per quanto riguarda il turismo business qualcosa inizia a muoversi con la riapertura delle aziende, mentre per il turismo di famiglia dobbiamo puntare sulla prossimità e sulle caratteristiche morfologiche del nostro territorio dove ci sono ampi spazi, tanto verde e i laghi. Dobbiamo intercettare il turismo dall’Italia, da Milano, da dove facendo pochi chilometri ti trovi a Varese in una dimensione completamente diversa, dove trascorrere qualche giorno in relax con la tua famiglia. Dobbiamo ragionare anche su una stagione turistica che sarà più lunga del solito, che durerà fino a ottobre e senza picchi ad agosto».

Il fatto che la provincia di Varese sia stata meno toccata dal Coronavirus rispetto ad altri territorio lombardi potrebbe far dirottare più persone verso la nostra zona. «Un altro fattore di cui tenere conto è il fatto che molte strutture ricettive che aprono solitamente solo per la stagione quest’anno non apriranno perché i costi supererebbero i ricavi» aggiunge il direttore generale.

Qualcosa su cui lavorare insomma c’è, però il settore del turismo ha bisogno di ben altro per potersi risollevare. «Il bonus vacanze che sta studiando il Governo può essere un inizio, ma ci vogliono interventi strutturali a partire da un protocollo certificato anti Coronavirus da applicare alle strutture ricettive che oggi ancora non c’è, costringendo gli operatori a fare da soli affidandosi al buon senso e a norme generiche – spiega Buffarello – indispensabile poi, oltre al maggior numero possibile di sgravi fiscali, per rilanciare il settore, sia a livello locale, sia nazionale che sull’estero, un piano di comunicazione mirato sul nostro territorio e le sue bellezze. Adesso noi operatori siamo costretti non solo a promuovere la nostra struttura ma anche l’altrettanto importante cornice in cui siamo inseriti e ovviamente facciamo molta fatica».

 

Matteo Fontana

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore