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Busto | 30 aprile 2020, 07:55

TANTO DI CAP(P)ELLO. Parrucchieri senza lavoro per tre mesi e "per il nostro bene". Ma al loro bene chi ci pensa?

Quasi tre mesi senza guadagnare un euro e spendendone molti, perché le bollette non viaggiano sincronizzate con i decreti delle varie fasi: "cancellati" i parrucchieri e un momento di socialità per chiacchieroni e orsi, l'unico luogo dove fermarsi davvero, magari spegnendo anche il cellulare. Una soluzione dev’esserci, c’è sempre: basta cercarla

Quando il nonno prese per il naso il re (ovvero gli fece la barba, in guerra): cosa avrebbe risposto nonno Giannino a chi gli avesse detto di chiudere per tre mesi la sua attività, la sua socialità, il suo piccolo mondo mai antico?

Quando il nonno prese per il naso il re (ovvero gli fece la barba, in guerra): cosa avrebbe risposto nonno Giannino a chi gli avesse detto di chiudere per tre mesi la sua attività, la sua socialità, il suo piccolo mondo mai antico?

Ho svolto un piccolo esercizio di fantasia. Ho pensato a questo dialogo irreale, protagonista mio nonno: «Guardi, Giannino, deve chiudere tre mesi, fino al primo giugno, perché c’è un’epidemia e voi barbieri e parrucchieri siete troppo pericolosi».

Mio nonno era un amante della lirica, un uomo gentile e non avrebbe usato i francesismi a noi così noti in questi giorni. Però gli sarebbe venuto un insostenibile magone, o meglio – anzi peggio - una picondria. Questa misteriosa parola che parte da un’afflizione dell’anima e ti precipita nel male fisico fino ad annullarti. Con mio padre Antonio, gli dedicai il nostro libro di famiglia, che aveva preso spunto proprio da un gesto della sua professione: quando il nonno prese per il naso il re (ovvero gli fece la barba, in guerra). E anche se il riserbo familiare è d’obbligo, mi fu semiraccontato che quando dovette chiudere il negozio per avanzata età, non lo mandò giù troppo. Quella era la sua attività, la sua socialità, il suo piccolo mondo mai antico.

Ecco perché mi interrogo su di lui, oggi, su una sua ipotetica reazione. Lo faccio, mentre sento il grido dei parrucchieri di fronte a uno stop che metterà in ginocchio troppi di loro. Quasi tre mesi senza lavoro, senza guadagnare un euro e spendendone molti, perché le bollette non viaggiano sincronizzate con i decreti delle varie fasi.

Come i conti non tornino, l’hanno già messo in chiaro con lettere e comunicati in questi giorni.

E c’è di più, ancora. C’è che il parrucchiere, il barbiere è qualcosa che va oltre. È un rito laico, sociale. Un modo di prendersi cura di sé, una forma che si nutre di sostanza, in questo mondo più che mai. Un momento di socialità per i chiacchieroni e per gli orsi, un angolo prezioso dove fermarsi, leggere riviste che magari non ti sarebbero giunte mai tra le mani, sbirciarsi allo specchio stanchi e segnati, ritrovarsi poi con una nuova luce.

Un incontro, e mi viene in mente il parrucchiere della mia personale “fase 2”, quello che mi ha accompagnato per oltre dieci anni, fino a un infortunio che decretò per lui la pensione. Lo chiamavo a casa, a fargli gli auguri: «Ma è sicuro che non torna più al lavoro?». 

Quello che la mattina pensavo di cogliere di sorpresa, prima delle otto ancora, quando sapevo che lui era al bar dall’altra parte della strada. Ma il suo sguardo mi captava, mentre buttava giù l’ultimo sorso del caffè e correva lì ad aprire. Pochi istanti dopo, si presentava una delle distinte nonne del paese, forse un po’ seccata della mia pole position: ma no, perché dal parrucchiere le piaceva stare.

Non poteva suonare il telefono e io leggevo storie di gossip di cui non mi fregava niente, ma alla fine uscivo più felice.

Prima di lasciare la postazione, spesso il parrucchiere compie un gesto magico, ti porta lo specchio per cui puoi osservare anche il taglio dietro, il lato delle cose che ti sfuggirebbe. Perché tu colga tutta la tua piacevole metamorfosi. E poi diciamolo, anche un atto di orgoglio: orgoglio, mica superbia.

Io che non sono un’esperta e non ho mai fatto parte di una task force, non posso stabilire i gradi di pericolosità. I miei dubbi a questo proposito contano meno di zero.

Dico solo che una soluzione ci dev’essere, c’è sempre.

Che non si può dire a una categoria fiera, ma fragile: fatti più in là ancora, quando non c’è più spazio.

Che in queste settimane senza tempo tra le poche cose mancate persino ai più asociali sono stati loro, i parrucchieri e i barbieri. Gli unici, questi ultimi, ad avere ottenuto pure la citazione sospirosa di Mattarella.

Troppi altri politici, invece, sono così impeccabili da far paura sul piccolo schermo e nelle foto: confermano così che vivono su un altro mondo, un mondo dove i parrucchieri devono essere aperti, mi sa.

Tanto di cap(p)ello ai parrucchieri, e a tutti coloro che potrebbero migliorarci la vita in questo periodo terribile e invece sono costretti a stare lontano dal posto di lavoro per il nostro bene. Al loro bene, però, non abbiamo capito ancora chi mai ci penserà.

Marilena Lualdi

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