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Salute | 08 aprile 2020, 15:26

L'infettivologo Martegani: «Al sicuro solo con il vaccino, distanziamento durerà a lungo. Alcuni test ci danno speranza. Rsa nuova trincea»

Roberto Martegani, infettivologo tradatese in diretta con VareseNoi: «Sei milioni di contagiati in Italia cifra plausibile ma non sufficiente a creare l'immunità di gregge. Il cerotto studiato a Pittsburgh può essere una buona risposta immunitaria. Va scoperto se esistono virus parenti. Propongo un test anticorpale per chiunque venga ricoverato»

L'infettivologo Martegani: «Al sicuro solo con il vaccino, distanziamento durerà a lungo. Alcuni test ci danno speranza. Rsa nuova trincea»

Dovremo convivere con il Coronavirus e con le misure restrittive ancora per molto tempo perché «questo virus non lo conosciamo e non sappiamo come si comporterà. Anche quando potremo uscire non saremo al sicuro finché non si troverà un vaccino».

Il dottor Roberto Martegani, infettivologo tradatese, una vita da dirigente alle aziende sanitarie di Busto e Varese, ha chiacchierato in diretta con VareseNoi, senza giri di parole, in modo diretto e pieno di umanità, quell’umanità che medici, infermieri e tutti gli operatori hanno trasmesso nella loro battaglia per curare i malati.

In pensione da una settimana, non ha smesso di lavorare, non si è sottratto al suo dovere e sta mettendo la sua esperienza clinica diretta a disposizione dei malati e in particolare delle Rsa della provincia, il Molina a Varese e la Menotti Bassani a Laveno.

«Stiamo informando il personale soprattutto dal punto di vista terapeutico - dice il dottor Martegani - perché sia capace di valutare una degenerazione maligna dei pazienti in tempi utili. Stiamo applicando lo schema riconosciuto dalla nostra società di malattie infettive per le infezioni a bassa sintomaticità, quindi con la somministrazione di antibiotico e di scoagulante che abbiamo notato contrasta con un certo buon risultato il rapido collasso polmonare, che è quello che ha portato un numero massiccio di pazienti ad avere bisogno della terapia intensiva. Ed è una terapia base che si può somministrare anche ai pazienti in osservazione a domicilio».

Roberto Martegani ha definito le Rsa la «nuova trincea dove si sta consumando una battaglia decisiva contro il Coronavirus. La curva dei contagi qui è salita vertiginosamente e bisogna spegnere questi focolai. E devo dire che mi sono messo a disposizione di una direzione sanitaria ottima, sia a Laveno che a Varese, dove il personale è assolutamente pronto e informato in materia di sicurezza e sull’utilizzo dei dispostivi di protezione individuale: queste due strutture avevano gli “estintori” pronti per tutelare il personale sanitario, si è cercato di razionalizzarne l’uso perché non possiamo permetterci sprechi, ma lo si è fatto e lo si sta facendo nel modo corretto». 

Anche la popolazione dovrebbe usare mascherine e guanti nel modo corretto: «Ho applaudito il governatore Fontana quando ha disposto l’obbligo di indossare sempre le mascherine quando si è fuori casa. L’infezione è a trasmissione respiratoria o per goccioline di fluido, quindi è fondamentale coprire naso e bocca sempre. Diverso il discorso per i guanti che danno una falsa sicurezza: vanno indossati al supermercato mentre si fa la spesa, perché si è a contatto con molte superfici, prima di entrare in macchina si tolgono, a casa si posa la spesa e poi si lavano le mani con acqua e sapone. Il lavaggio delle mani è importantissimo, negli ultimi mesi credo di essermele lavate almeno 4/5 volte l’ora».

Ancora più funzionale, per bloccare il virus, è il distanziamento fisico, «che sarà una delle armi più incisive per arrivare alla diffusione zero. La fase due di tipo sanitario sarà proprio quella di mantenere il distanziamento sociale anche in ambito lavorativo, cosa che mi preoccupa perché in molte aziende e per molte categorie di lavoratori sarà impossibile». Dovremo insomma convivere con queste misure per molto tempo ancora: «Andare al ristorante, al cinema o in spiaggia sarà un lusso. Ci aspetta una fase di resistenza. Mi spiace essere duro, ma preferisco essere realista».

Si potrà infliggere un colpo decisivo al Coronavirus solo una volta raggiunta la famosa immunità di gregge, «che si avrà solo con il vaccino – specifica – I dati dell’Istituto di epidemiologia di Londra, che reputo il più affidabile, dicono che in Italia ci sono 6 milioni di contagiati e il dato esce da una proiezione del numero di tamponi positivi. Il 10% della popolazione non è sufficiente per creare l’immunità di gregge: solo con il vaccino potrà esistere, per questo dico che anche quando si riprenderà ad uscire non saremo al sicuro. Servono cautela e pazienza per vincere questa battaglia perché, purtroppo, non si possono contrarre i tempi di sperimentazione per un vaccino. Ci vorrà un anno e mezzo per produrne uno davvero efficace e scevro da rischi. Non ci sono possibilità di compressione, soprattutto nella fase di sperimentazione sull’uomo che prevede due e tre mesi di test. Ho sentito che una strada che stanno percorrendo e che pare una buona soluzione per ridurre i tempi, è quella di Pittsburgh, che si è ispirata alla scarificazione del vaiolo. Stanno cioè preparando un vaccino in cui gli antigeni del virus sono collegati ad aghi presenti in un cerotto. Applicandolo sulla cute, gli antigeni possono dare una risposta immunitaria più pronta consentendo di contrarre anche i tempi di produzione».

Non ci si deve però dimenticare che siamo di fronte ad un virus sconosciuto e quindi sono moltissimi gli studi portati avanti che possono condizionare anche la formulazione del vaccino. «C’è un servizio fatto al laboratorio di genetica dal Ministero della Difesa a Roma che aveva individuato la differenziazione del virus sulle basi che compongono l’Rna. Nei coniugi cinesi era identico e in 4 punti aveva una base che si chiama adenosina. Nel paziente numero 1 di Codogno e anche nel paziente zero tedesco hanno trovato differenze con quello cinese: nei 4 punti c’era una timina, una base completamente diversa. Forse il virus è soggetto a variazione di tipo genetico rapido o ci sono virus parenti? Scoprirlo è importante perché il vaccino dovrebbe tenerlo in considerazione. Per noi scienziati è tutto molto appassionante ma al momento non abbiamo risposte». 

La vera indagine scientifica potrebbe essere quella di andare a standardizzare un metodo di ricerca anticorpale «e non solo per il Coronavirus, che ti dà il raffreddore, ma per gli anticorpi della Sars e del Cov-2. Un’indagine sierologica decisiva è quella in cui hai un test sicuro al 99%: la mia proposta al Ministro alla Salute è che nei prossimi sei mesi, dal primo luglio al 31 dicembre, si faccia a tutti i ricoverati una biochimica in meno e un test anticorpale in più. Si riuscirebbe così a vedere come ha girato il virus in Italia e la sua distribuzione». 

«In questo momento di incertezza l’importante è stare uniti - conclude il dottor Martegani - Oltre all’aspetto scientifico e clinico ce n’è anche uno sociale e psicologico da affrontare. Lo vedo nelle Rsa e nel personale sanitario: preparato, operativo, dà sostegno ai pazienti a 360 gradi ma lo stress a cui è sottoposto al lavoro, e anche a casa perché hanno paura di essere veicolo di contagio per i loro famigliari, sta determinando un logorio psicofisico ed emotivo, il cosiddetto born out. Al Molina ci stiamo attivando per fornire un sostegno psicologico con colloqui diretti e individuali con un esperto di ansia reattiva».

Valentina Fumagalli

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