/ Territorio

Territorio | 04 aprile 2020, 21:26

VIDEO. Silvia Notaro dalla Cina: «Si torna alla normalità, basta avere pazienza. Anche qui le mascherine erano quasi introvabili e i contagi incerti»

La designer malnatese, che da due anni vive a Canton, ha raccontato in diretta a VareseNoi come si esce dall'emergenza: «Qui la città era spettrale, come oggi in Italia, ma si è tornati pian piano al lavoro, si sono riaperti i bar e i ristoranti. I monitoraggi e i sistemi di protezione, però, restano»

VIDEO. Silvia Notaro dalla Cina: «Si torna alla normalità, basta avere pazienza. Anche qui le mascherine erano quasi introvabili e i contagi incerti»

Abbiamo fatto una sorta di viaggio nel futuro oggi in diretta con Silvia Notaro, una malnatese che da due anni vive a Canton, metropoli cinese da 14 milioni di abitanti in cui l’emergenza Coronavirus è cominciata prima rispetto a noi e che adesso sta affrontando la fase post pandemia

«Qui si sta tornando alla normalità – ci ha spiegato – Si è tornati pian piano al lavoro, a piccoli gruppi, si sono riaperti i bar e i ristoranti e si va verso la ripresa anche delle attività sportive con la riaperture di piscine, palestre e cinema. Man mano che il livello di rischio scendeva hanno abbassato anche le misure restrittive, ma non i monitoraggi: ancora oggi ci viene presa la temperatura per entrare in ufficio o nei luoghi pubblici, dobbiamo indossare guanti e mascherine, rispettare le distanze di sicurezza e fornire i dati sui nostri spostamenti». 

Tutto avviene in maniera estremamente tecnologica: «Ci sono diverse app che permettono di verificare in tempo reale gli spostamenti delle persone nelle ultime due settimane. Ci sono quelle degli operatori telefonici che utilizzano le celle per mappare gli spostamenti: io, per esempio, dopo essere stata in aeroporto non ho potuto entrare in alcuni luoghi. Ce poi un’app che si usa in metropolitana per indicare la carrozza utilizzata e che permette di essere rintracciati in caso di verificata esposizione al virus. E una che indica addirittura gli edifici in cui sono stati riscontrati casi di positività al Covid-19». Persone controllate con app, droni e strumenti tecnologici di ultima generazione, «quando in realtà non ce n’era nemmeno bisogno perché qui non ci sono mai stati dei divieti ferrei: non uscire di casa era consigliato e tutti hanno spontaneamente accolto le indicazioni». 

L’isolamento e la quarantena erano solo per Wuhan, dove la pandemia si è scatenata e ha colpito maggiormente. «Una zona che è stata subito isolata e ha avuto il supporto di tutte le altre province nella gestione dell’epidemia, con l’invio di medici di supporto e dispositivi». E qui arriva la notizia “rassicurante”: anche in Cina, ad inizio emergenza, le mascherine erano introvabili, proprio come da noi. «Le aziende erano chiuse per le feste e le produzioni ferme, quindi i dispositivi erano quasi introvabili. Tutt’oggi non sono così facili da reperire e c'è un'app, perché in Cina esistono app per tutto, che ti permette di vincerle tramite una sorta di lotteria e andarle a ritirare in farmacia».

Silvia lavora come designer per un’importante casa automobilistica che ha iniziato, come stanno facendo anche molte aziende lombarde, a produrre direttamente i dispositivi, «per cui personalmente non ho problemi ma so che non per tutti è così». Un’altra cosa che ci accomuna alla Cina è la confusione sui dati che riguardano il numero dei contagi. «Ogni giorno cambiano. E’ di oggi la notizia che forse il numero degli asintomatici non sia mai stato conteggiato, per esempio. Il dubbio che si minimizzi c’è, anche perché nella mia provincia, che fa 14 milioni di abitanti, si parla solo di un centinaio di casi di positività al Covid-19». 

Potendo guardare a quello che sarà anche il nostro domani abbiamo fatto a Silvia la domanda che più preoccupa: è vero che si sta verificando un’ondata di casi di ritorno? «C'è la sensazione che dipenda più che altro dalle persone che rientrano in Cina e da alcune di loro che riescono a sfuggire alla quarantena obbligatoria di 14 giorni nelle strutture messe a disposizione. E’ quello che sta succedendo ad Hong Kong, per esempio, che non ha mai chiuso nulla e si trova adesso a dover mettere in campo misure restrittive pesanti. Li c’è anche il problema del sovraffollamento e la situazione potrebbe precipitare». 

Guardando all’Italia da Canton, Silvia invita tutti a rispettare le misure restrittive, a stare a casa perché è l’unico modo per bloccare la diffusione del virus. «Ci vuole solo un po’ di pazienza – ci dice – Quando il 3 febbraio sono rientrata in Cina la mia città era spettrale. A distanza di due mesi lo è un po’ meno. Le persone hanno ricominciato ad uscire mantenendo un atteggiamento rispettoso delle prescrizioni e stiamo tornando alla normalità, e si tornerà alla normalità anche in Italia». 

Valentina Fumagalli

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore