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Basket | 30 marzo 2020, 09:29

VIDEO. Caja uomo vero: «Ricominciare? Noi sportivi dovremmo prima rinunciare a qualcosa per chi è in difficoltà»

Il coach della Pallacanestro Varese in diretta con VareseNoi: «Noi sportivi abbiamo avuto tanto: dovremmo rinunciare a qualcosa per consentire di dare risorse a chi ne ha davvero bisogno. In quest'emergenza mi sembra che chi comanda la nave brancoli un po' nel buio». Il bilancio della stagione e il futuro

VIDEO. Caja uomo vero: «Ricominciare? Noi sportivi dovremmo prima rinunciare a qualcosa per chi è in difficoltà»

«Ricominciare? Pensiamo piuttosto, tutti noi sportivi, a rinunciare a qualcosa. Siamo dei privilegiati e lo dobbiamo a chi è davvero in difficoltà. Altro che cassa integrazione per lo sport…».

Gli spigoli dell’eloquio, quelli che nell’Artiglio fanno sempre scopa con razionalità e praticità, questa volta “accarezzano” tutto quel mondo che ancora non vuole svegliarsi, nemmeno da immerso nella vicenda più drammatica e condizionante della nostra età contemporanea. E allora lui “graffia”,  graffia come quando è sulla linea laterale del campo e pretende perfezione: graffia con parole che in realtà suonano solo come buon senso.

Quasi un’ora di chiacchierata in diretta su VareseNoi con Attilio Caja, coach della Pallacanestro Varese: tanti gli argomenti (compreso un bilancio della stagione sportiva: «I miei ragazzi sono stati encomiabili»), banditi i peli sulla lingua. Vi abbiamo isolato gli spezzoni e le parole più significative: buona lettura e buona visione.

SULLA SITUAZIONE CHE STIAMO VIVENDO E SUL BISOGNO DI CREDIBILITÀ

«Purtroppo la situazione non è positiva: mi sembra che chi comanda la nave brancoli un po’ nel buio. Tante cose dette cambiano da un giorno all’altro e poi vengono smentite: questo non ti può lasciare sicurezza dentro. Abbiamo bisogno di persone che dimostrino credibilità: io mi fido di chi ha uno sguardo vero sul territorio, non di chi pontifica dall’alto, dovesse anche appartenere all’ISS o all’OMS. Il risultato degli errori compiuti dalla nostra vecchia classe dirigente in materia di sanità,  con i relativi tagli, sono sotto gli occhi di tutti. E questo è un altro problema».

IL PENSIERO SUO E DEGLI ALTRI ALLENATORI DI SERIE A

«A tutti noi piacerebbe riprendere a giocare, è quasi banale dirlo. Ma tutti noi siamo anche consapevoli che questo momento è ancora molto lontano dall’arrivare, al di là del fatto che sarà impossibile allenarsi per tutto il mese di aprile. Stiamo vivendo un contesto che richiama esigenze in totale antitesi alle abitudini tipiche degli sport di squadra, un momento che forse cambierà tutto, come ha fatto l’11 settembre con i trasporti: no, non ci può essere lo sport ora. Questa è solo l’ora per riflessioni che vanno oltre il giocare con un pallone: è l’ora di pensare quanto la propria esistenza possa cambiare da un momento all’altro in modo tragico, è l’ora di recuperare il vero senso della vita».

COME RIPARTIRE QUANDO TUTTO SARÀ FINITO?

«Il basket non è il calcio: quest’ultimo è un settore capace di muovere il PIL della nostra nazione, farà di tutto per ripartire e potrà contare sui diritti televisivi (anzi: sarà costretto dagli stessi diritti televisivi a ripartire). Faccio poi fatica a pensare che possa essere giusto permettere a qualsiasi sport di partecipare alla cassa integrazione stanziata dal governo: anzi mi vergognerei, da sportivo, a permetterlo. Sarebbe inaccettabile. C’è gente che è in difficoltà vera, che fa fatica a mandare avanti le famiglie, che perde il posto di lavoro… Noi sportivi siamo dei privilegiati, abbiamo avuto tanto: rinunciare a qualcosa per consentire di dare risorse a chi ne ha davvero bisogno, mi sembra davvero il minimo. Sperare di ripartire in futuro è anche questo: fare ognuno la propria parte».

COSA MI MANCA

«Mi manca il contatto con le persone, dare loro la mano, le urla di incoraggiamento prima degli allenamenti e delle partite: ora esci per fare la spesa, vedi un amico e devi quasi cambiare marciapiede. Prima avevamo tutto, c’era condivisione e aggregazione, anche con i tifosi. Stare in casa è un sacrificio, ma è un sacrificio minimo rispetto a chi in queste settimane sta svolgendo lavori indispensabili che servono a salvare vite o a mandare avanti il Paese».

IL BILANCIO DELLA STAGIONE

«Parto dalla fine: prima dello stop definitivo, il mio staff e i miei giocatori venivano da 45 giorni di soli allenamenti, perché l’ultima partita che abbiamo giocato è stata il 26 gennaio. Non era facile sopportare quest’assenza di impegni, ma nessun giocatore ha mai fatto una piega, nemmeno davanti ai cambi repentini di programma: sono stati perfetti, esemplari, eccezionali. Hanno avuto uno spirito di sacrificio e un’abnegazione incredibili, anche gli stranieri. Li ringrazio, li ringrazio tutti. E in realtà durante l’intera stagione il loro comportamento professionale è stato eccellente. Dal punto di vista tecnico, abbiamo dovuto cambiare un’altra volta tutto, l’estate scorsa si è chiuso un ciclo. Ed è stato difficile ricominciare da capo, perché la pallacanestro è un gioco di incastri su cui è necessario lavorare. Abbiamo fatto un po’ di fatica, soprattutto all’inizio, ma anche da questo punto di vista sono sorpreso: i miei giocatori hanno fatto molto meglio di quanto mi aspettassi, soprattutto considerando che non erano tessere di un mosaico perfetto. In casa siamo stati regolari e vincenti, in trasferta abbiamo fatto necessariamente più fatica: però stavamo crescendo - grazie al lavoro e ai cambi in corsa - e saremmo potuti decisamente sbocciare. Un po’ di rammarico c’è».

 

Fabio Gandini


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