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Calcio | 22 marzo 2020, 12:00

La distanza e le cadute non fermano il cuore biancorosso: il Varese compie 110 anni e la gente lo festeggia sui social

22/03/1910-22/03/2020: poteva essere il compleanno più triste del Varese ma in realtà è il più commovente perché i tifosi biancorossi stanno riempito i social di messaggi magnifici e inattesi. Come quelli degli ex giocatori Di Giovanni e Pescatori. O dell'Alfredo, il primo tifoso, che stamattina ha fatto suonare il campanello della sua carrozzina

Alfredo Luini, primo tifoso biancorosso, stamattina nella sua casa di Bobbiate ha fatto suonare il campanello della carrozzina per augurare buon compleanno al Varese

Alfredo Luini, primo tifoso biancorosso, stamattina nella sua casa di Bobbiate ha fatto suonare il campanello della carrozzina per augurare buon compleanno al Varese

La quarantena, l'isolamento e la distanza non impediscono al cuore dei tifosi biancorossi di continuare a battere: nonostante tutto ciò che è accaduto al Varese negli ultimi anni, è nata una commovente catena su Facebook per augurare buon compleanno al club biancorosso che oggi, domenica 22 marzo, compie 110 anni.

Stefano Pertile, poco dopo la mezzanotte, è stato il primo a pensare al Varese pubblicando l'articolo 1 dello statuto biancorosso datato 22 marzo 1910, che vi proponiamo anche noi più in basso. «Anche il giocatore paga la sua parte: non basta la passione a mandare avanti la squadra - si legge, quasi come un attualissimo monito - Occorrono anche i pilleri. Altro che storie!». 

Poi, l'emblema di quanto il Varese non abbia paura di cadere e soffrire nel punto più basso, lo stesso da cui partì 110 anni fa: «Lo spiazzo del Mercato denuncia i propri limiti con l'affollarsi degli appassionati. È scomodo e, sul suo terriccio, le cadute sono rovinose oltre ogni dire». Stesso pane duro da ingoiare anche dopo il primo trasferimento, «nel bel prato lungo il viale che mena a Masnago» i varesini non hanno paura di nulla: «Si gioca per quattro anni, alla buona, senza campionati ufficiali. Niente recinzione al così detto "stadio"; due pali per parte, a simular le porte e la masnada dei "calciatori". Senza contare che per calciare occorre spessissimo segare il prato, con fatica non lieve...».
Questo è lo spirito dei pionieri del 1910, ma anche di quelli del 2020.

Al post augurale di Stefano Pertile, presidente del Città di Varese, si uniscono in tantissimi che continuano a seguire la squadra biancorossa in terza categoria, dalla curva a Giuseppe Forni, da Vincenzo Basso a Ezio Macchi, da Renato Fasetti a Papà Gibe, da Antonella Fidanza a Franco Vanetti, da capitan Beretta ai giocatori Ponti, Ruffo, Iori, Maculan, La Foresta, Bravin. Ma arrivano le condivisioni e i like di immensi cuori biancorossi come Giorgio Scapini e Virgilio MarosoLuca Alfano e Stefano Ferrè, Enzo Cattarulla e Luca Parisi.

A un altro messaggio di auguri, quello di Marco Tomasetto («Il 22 marzo di 110 anni fa nasceva il "Varese Foot-Ball Club". Auguri vecchio cuore biancorosso»), si unisce anche il mitico Vincenzo Di Giovanni, indimenticabile "freccia" all'arco del Varese di Fascetti e dell'era Colantuoni: «Mi associo agli auguri - scrive "Digio" - perché il Varese lo sento un po' anche mio».
 
Arrivano gli auguri più belli, perché inattesi, da Corrado Pescatori, attaccante degli anni in cui terminò il ciclo Colantuoni in serie B (84/85) e poi della prima C1: «Tanti auguri Varese» scrive Pescatori, perché questa maglia resta dentro anche da lontano, supera le distanze dello spazio e del tempo. «Stupendo il gol con il Genoa e anche quello all'Arezzo», gli ricorda qualcuno con una memoria d'elefante. 
Il post di Tomasetto raduna un altro spicchio del popolo biancorosso nel giorno in cui il club varca la soglia dei 110 anni, da Roberto Speroni a Roberto Vedani, da Mario Trevisi a Marco Tigros (che pubblica il biglietto della finale di andata a Forlì della Coppa Italia di serie C vinta dal Varese di Belluzzo nel 1994/95), dal giornalista Damiano Franzetti all'ex giocatore e cuore biancorosso Carlo Prelli.

Roberto Broggini, invece, sceglie una foto d'antan, e ricorda la sua prima volta al Franco Ossola: «Varese - Inter 2-0, era la prima giornata dell'ultima volta in serie A, campionato 1974/75, gol di Libera e Sperotto: due squadre che mi accompagneranno nella vita. 22 marzo, auguri Varese!». Sotto la foto postata da Roberto interviene anche Vito de Lorentiis, protagonista di quegli anni ed eroe biancorosso.

Non poteva mancare il post di auguri di Ezio Macchi ("22 marzo 1910-22 marzo 2020: auguri Varese"), che raduna centinaia di tifosi, tra cui Enzo Rosa e il dottor Stefano BesaniIlaria Sogliano e il giornalista Mario Visco, Federico Bonoldi e Laura Papini, Fabio Limido e Cosimo Bufano, Daniela Maroso e Federica Pacchetti, Luca Grimi e Veruschka Guerra.

Sulla pagina del Varese Club Cantello si legge invece «110 anni di storia... E non è ancora finita... Ritorneremo! Auguri mio grande Varese» sotto lo stemma del Varese, che spicca solitario e purissimo.

"Il calcio a Varese compie 110 anni: quello che conta è lo spirito" titola invece Vincenzo Basso su Sprint&Sport (leggi QUI). Sì, quello che conta è lo spirito. Come quello di Alfredo Luini: tiene duro e non molla, l'inossidabile Alfred, e stamattina dal letto della sua casa di Bobbiate avrà certamente fatto suonare, come ogni 22 marzo, il mitico campanello della sua vecchia carrozzina con cui per tutta la vita è andato a vedere le partite accanto alla panchina biancorossa. Dove tornerà, un giorno, insieme a tutti noi. E insieme a una delle persone che più di tutti, in questo momento, vorremmo rivedere e riabbracciare allo stadio, appena avrà vinto la sua battaglia. Lo chiameremo l'uomo delle rinascite, visto che ce la ha fatte vivere tutte, ma proprio tutte, con la sua passione e la sua inconfondibile verve.

Articolo n. 1 dello Statuto del Varese Football Club

"Il 22 Marzo 1910, in Varese, si costituisce una Società per il giuoco del calcio, con nome di Varese Foot - Ball - Club.
Scopo della Società è lo sviluppo del giuoco del calcio e d'altri giuochi all' aria aperta.
I colori sociali sono bianco e viola"

Lo statuto è sviluppato in trentasei articoli dedicati ai Soci, ai loro doveri e diritti (le quote vanno da 12 lire annue per gli effettivi, a lire 6 per gli allievi, a lire 10 per gli abbonati), alle assemblee, alla Direzione ed Amministrazione, alla Commissione di Giuoco.
La tessera Sociale è di color grigiastro, forma rettangolare, in copertina recante la ragione del Sodalizio e chiude il suo contenuto con una serie di paginette dedicate alle quote mensili da versare.
Anche il giocatore paga la sua parte: non basta la passione a mandare avanti la squadra.
Occorrono anche i pilleri.
Altro che storie!....
.... La prima pietra è gettata e il Varese Foot - Ball Club ha vita.
È quello che importa, l'avere regolarizzato ed inquadrato: l'assise ristretta di quei varesini d'ogni ceto e provenienza dona al giovanile ambiente un nuovo modo nel quale spendere le proprie energie.
Lo spiazzo del Mercato denuncia i propri limiti con l'affollarsi degli appassionati.
È scomodo e, sul suo terriccio, le cadute sono rovinose oltre ogni dire.
Si decide il trasferimento.
Cosa fatta, per un bel prato lungo il viale che mena a Masnago.
Si gioca per quattro anni, alla buona, senza campionati ufficiali.
Niente recinzione al così detto "stadio" ; due pali per parte, a simular le porte e la masnada dei "calciatori".
Senza contare che per calciare occorre spessissimo segare il prato, con fatica non lieve....
La vita della società è rudimentale: Pinardi è l'addetto ai palloni e al loro unguentamento, altri sono preposti a preparare il campo, aiutato dalla avvento del taglia erba, ogni giocatore è responsabile del personale fagotto degli indumenti. A proposito, scarpe da football, neanche a parlarne. Si usano quelle che in famiglia sono definite "pesanti".
La maglia bianco-viola è bella, di pura seta...

In questi giorni funesti, buon compleanno Varese. 


Andrea Confalonieri

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