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Basket | 22 marzo 2020, 15:17

VIDEO. Pozzecco in diretta a VareseNoi: «A giugno mi sposo. Il problema non è giocare ancora ma rinunciare tutti a qualcosa e salvare le società. Sento che tornerò a Varese»

Tutti i video con le parole più belle dette dal Poz in diretta a VareseNoi: «Cara Lombardia, ne uscirai di squadra. Senza contatti non c'è partita, né umanità: se salta la stagione, scudetto alla Virtus. I varesini sembrano freddi ma davanti al basket si sciolgono. Gianni Mura grande nell'umiltà»

VIDEO. Pozzecco in diretta a VareseNoi: «A giugno mi sposo. Il problema non è giocare ancora ma rinunciare tutti a qualcosa e salvare le società. Sento che tornerò a Varese»

«Io sono uomo di mondo, ma a voi mi sento legato in modo indescrivibile: cara Lombardia, ne uscirai di squadra. Hai tutte le carte in regola per farcela». Un’ora di chiacchierata, gli occhi lucidi vanno e vengono. A lui e a noi. Perché il momento è quello che è, perché la distanza pesa, perché il soggetto lo conosciamo: incontenibile, fragrante, mai scontato, vero.

È il Gianmarco Pozzecco uomo quello che risponde nella diretta di VareseNoi di sabato 21 marzo. L’uomo che viene prima dell’allenatore che é e del giocatore che era: quando si preoccupa della sua Sassari e dei suoi atleti, quando risponde all’accusa di anti-sportività lanciatagli dagli stolti spagnoli di Burgos, quando ammette quanto sia stato assurdo giocare a porte chiuse («manca il contatto umano»)… Il cestista Poz esce alla distanza e dice cose tutt’altro che banali. Due in particolare: chissenefrega del campionato, pensiamo a salvare le società dal punto di vista economico; per ripartire tutti noi addetti ai lavori dovremo rinunciare a qualcosa. Godetevela, godetevelo. 

SULLA MORTE DI GIANNI MURA

«L’ho incontrato solo una volta, ma mi è bastato per capire che persona e giornalista fosse. Era alla mano, umile, cordiale, pur essendo stato uno dei migliori cronisti italiani».

LA QUARANTENA IN CASA

«Non sto soffrendo a casa, perché amo starvi. Sono il perfetto “carcerato”.  Mi aggiorno sul basket, leggo anche tanto, ma non esagero con le notizie che riguardano la situazione che stiamo vivendo perché mi sento impotente nel non poter fare nulla. Qui a Sassari, comunque, il contesto è difficile: si è creato un focolaio di contagi all’interno degli ospedali. La Sardegna è isolata: da un certo punto di vista è un vantaggio, ma se il numero dei casi dovesse ancora aumentare questo isolamento potrebbe creare molti problemi». 

IL RAPPORTO CON I SUOI GIOCATORI IN QUESTO MOMENTO

«Un allenatore non può non vivere un senso di forte responsabilità nei confronti dei propri giocatori. E la pallacanestro c’entra relativamente: io mi preoccupo per loro come uomini. Cerco di trasmettere loro l’esigenza di trovare la serenità, una cosa non facile visto che tutti loro sono lontani da casa: penso a me, che ho giocato anche in Spagna e a Mosca… non so come avrei vissuto una cosa del genere se mi fosse capitata mentre ero all’estero».

IL RISCHIO CORONAVIRUS PER I GIOCATORI ALL'INIZIO DELL'EPIDEMIA

«Mi sono messo nei loro panni: il primo decreto uscito in questa emergenza “discriminava” i giocatori come persone: come avrebbero potuto tenere la distanza di un metro giocando? Non sono certo orgoglioso di averlo detto per primo, ma era doveroso farlo: la loro salvaguardia prima di tutto. Voglio loro molto bene: l’ho solo dimostrato».

L'ASSURDA TRASFERTA A BURGOS

«Siamo stati l’ultima squadra ancora in viaggio per giocare. E a Burgos, in Spagna, abbiamo trovato esattamente la stessa situazione psicologica vissuta dall’Italia qualche settimana prima: sottovalutavano il problema Coronavirus. Le accuse di anti-sportività per aver chiesto di giocare a porte chiuse? Mi hanno ferito: sono un uomo di sport e voglio giocarmela sempre alla pari».

CONTINUARE IL CAMPIONATO? 

«Sono pessimista: riprendere potrebbe essere un rischio, come accaduto in Giappone dove hanno ricominciato il campionato e dopo una settimana sono stati costretti a fermarsi di nuovo. Io mi focalizzerei su un altro tipo di problema: dobbiamo fare in modo che le società riescano a sopravvivere qualunque cosa accada. Sono in tante a rischiare: mi preoccupo di questo, non del futuro agonistico di questa stagione. Anche noi addetti ai lavori dovremo rinunciare a qualcosa: tutti dovremo farlo».

SCUDETTO ALLA VIRTUS BOLOGNA?

«Se fossimo davvero costretti a scegliere un vincitore senza giocare più, allora è lecito che questo sia la Virtus: è la squadra che ha fatto meglio ed è stata sempre prima in classifica. Un vero uomo di sport - e sono sicuro che coach Sasha Djordjevic sarebbe d’accordo con me - non festeggerebbe una vittoria così».

SUL NON POTER STRINGERE LA MANO AGLI AVVERSARI 

«Io amo il contatto fisico e ho sofferto molto nel non poter abbracciare il mio ex giocatore Giovanni Pini quando abbiamo giocato a Roma a porte chiuse. È stata una sensazione bruttissima… Se togliamo una cosa del genere alla pallacanestro, meglio non giocare».

TORNARE A VARESE

«Mi piacerebbe tornare a Varese, non so quando, non so se a breve, ma mi piacerebbe. Magari anche in un ruolo diverso rispetto a quello dell’allenatore. E sono sicuro che prima o poi accadrà. Perché tutti vogliono tornarci? Innanzitutto è una città molto bella e vivibile. E poi vive di pallacanestro: i varesini sono forse più freddi e distaccati di altri, ma quando parli loro di pallacanestro si sciolgono. E questo non può non far felice un giocatore di pallacanestro. La Pallacanestro Varese è qualcosa di magico».

IL CAMBIAMENTO DEL POZ

«Sono cambiato rispetto ai tempi di quando ho iniziato ad allenare a Varese: convivo con la mia fidanzata Tania da otto anni, a giugno ci sposeremo e stiamo anche provando ad avere figli. Il cambiamento come persona comporta anche quello da allenatore: ora vedo le cose con più lucidità».

IL MESSAGGIO AI LOMBARDI

«Ho tutta la Lombardia nel cuore e sono davvero colpito da quello che sta accadendo da voi. In questo momento dovete rimanere uniti e fare squadra, come nella pallacanestro: avete tutte le qualità per vincere questa difficile partita».

 

LA DIRETTA INTEGRALE

Fabio Gandini


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