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Sport | 27 gennaio 2020, 17:07

VIDEO. “Basket: una scuola di vita”, capitan Ferrero si racconta agli studenti del liceo sportivo Stein, ricordando Kobe Bryant

Il capitano della Pallacanestro Varese e l’amministratore delegato di Acel Energie hanno incontrato gli studenti della scuola di Gavirate per una chiacchierata su sport, studio e comportamenti di vita sostenibili.

VIDEO. “Basket: una scuola di vita”, capitan Ferrero si racconta agli studenti del liceo sportivo Stein, ricordando Kobe Bryant

Promuovere il basket all’interno delle scuole, portando l’esperienza diretta dei campioni della nostra prima squadra. E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa “Basket: una scuola di vita”, coordinata dalla responsabile Raffaella Demattè, che Pallacanestro Varese porta avanti da quasi 20 anni. 

Questa mattina, a raccontarsi agli studenti del liceo sportivo Stein di Gavirate è stato il capitano, Giancarlo Ferrero. Da cinque anni alla giuda della Openjobmetis, ha spiegato ai ragazzi quanta determinazione abbia dovuto avere per arrivare fin dove è oggi, «che per un bambino di 6 anni, tanti ne avevo quando iniziai il minibasket a Bra, era il massimo a cui poter ambire: giocare nella prima serie ed essere il capitano». Ha voluto dire allontanarsi da casa a soli 14 anni per giocare «nelle squadre più importanti, come Casale Monferrato, che mi avrebbero aiutato a crescere cestisticamente». Poi le prime soddisfazioni, come le convocazioni in nazionale e l’inizio del professionismo appena dopo il diploma in geometra. Fino alla chiamata a Varese: «Ricordo ancora la telefonata dell’allenatore. Mi disse che gli serviva un giocatore di rincorsa e mi immaginai i cavalli al palio di Siena. Sapevo che non sarei mai stato nel quintetto base, anzi ero 11esimo, ma potevo avere la possibilità di guadagnarmi spazio e così è stato».
 
Questa è la prima lezione: «Se credete in qualcosa e avete un'idea che vi batte nella testa sono sicuro che se vi mettete in gioco, ogni giorno, è molto probabile che quanto meno ci arriviate vicino». Che poi non si può mai dire di essere arrivati, «perché ogni giorno bisogna lavorare per mantenere la propria posizione, soprattutto quella di leader. Un vero capitano è una persona che prima di tutto deve essere affidabile dare il buon esempio non solo in campo ma anche nella vita».

E anche quando ci sono periodi di scoraggiamento «è importante non mollare. C’è stato un periodo, mentre ero al liceo, in cui non andavo bene a scuola e l’allenatore era molto esigente nei miei confronti. Ero sottoposto ad un forte stress e ho pensato di mollare il basket. In quel momento i miei genitori, che mi hanno sempre seguito pur stando due passi indietro, mi hanno consigliato di aspettare e provare a vivere tutto con più leggerezza prima di abbandonare». 

Infine Ferrero ha invitato i ragazzi a non sprecare il loro tempo. «Non annoiatevi – ha detto – Io ho avuto la fortuna di rendermi di non aver investito nel modo giusto il mio tempo. Tra un allenamento e l'altro non facevo nulla di costruttivo: giocavo alla play e dormivo molto. Poi è scattato qualcosa e ho deciso di coltivare una passione che avevo, quella per i numeri e mi sono iscritto al corso di Economia all'università di Torino. In tre anni mi sono laureato e ora sto finendo la magistrale. E’ stato un sacrifico studiare durante il campionato ma mi ha aiutato anche in campo ad essere più concentrato e performante. Ora vorrei imparare a suonare la chitarra». 

Tante le curiosità e le domande che hanno fatto i ragazzi, ma naturalmente la prima ha riguardato Kobe Bryant e la sua scomparsa che ha lasciato sotto shock il mondo del basket e non solo. «Come hai fatto a giocare domenica dopo aver appreso la notizia», gli hanno chiesto. «In realtà – ha confessato il capitano – non avevo capito cosa fosse successo. Quando ho visto la curva srotolare lo striscione con scritto “ciao Kobe” pensavo fosse li, al palazzetto a vedere la partita e mi sono anche un po’ emozionato. Quando poi negli spogliatoi ho realizzato, il tempo si è come fermato, perché come tanti altri, io sono cresciuti nel suo mito. Lui era una fonte di ispirazione, era un mix di talento e dedizione. Nei suoi libri racconta la sua etica del lavoro ed era il primo che pretendeva tantissimo da sé stesso. Ha voluto diventare una leggenda e ha allenato il talento».

E parlando di futuro i ragazzi hanno chiesto a Ferrero se vorrà fare l’allenatore. «Non credo  - ha ammesso – è un lavoro troppo stressante. Le società sportive, come la Pallacanestro Varese, sono fatte da un sacco di figure professionali e forse mi vedrei meglio in un ruolo societario».

All’incontro ha partecipato anche l’amministratore delegato di Acel Enegie, Giovanni Perrone, che ha consegnato agli studenti delle eco borracce di Enerxenia.

Valentina Fumagalli


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