Non crediamo in un anche minimo potere terapeutico degli schiaffi. Compresi quelli inflitti da se stessi. E poi sussurriamolo, mica vogliamo attribuire eccessiva importanza ai novaresi.
Fatto sta che la Pro Patria è uscita, non solo dal “pareggismo” e da una dolorosa sconfitta, dopo quel derby malefico. Allora perché? È uscita perché era il momento. E il bello, il difficile quindi dei momenti, è farli diventare un percorso. Una collana di istanti, che acquista un valore impagabile.
Giana-Pro Patria, non un episodio: un test che è diventato realtà e che porterà a veder funzionare l’alchimia tra esperti e giovani. Perché dobbiamo anche confessare un po’ di contraddizione personale. Brontoliamo quando ci tolgono quelli che hanno più anni e mentalità sulle spalle, ma ci emozioniamo di fronte a chi sta ancora mettendo alla prova il suo talento. Non ce ne frega niente della classifica, eppure abbiamo fame di risultati.
Quando ci levano Le Noci un attimo troppo presto (secondo noi, mister), ci mangiamo le mani. E andiamo in brodo di giuggiole quando segna un giovanissimo.
Ci assolviamo solo su un caso: Mangano. Perché ricordiamo troppo bene quando, in vista di una partita importante e dopo qualche ferita di troppo, ci chiesero molto tempo fa se si poteva osare con il giovane portiere oppure andare sul sicuro con Tornaghi. Ora, il “sicuro” è una legge sbagliata del calcio, quindi gli stiamo storicamente alla larga in generale, figurarsi per la delicatissima figura del portiere. Certo che abbiamo una devozione per Tornaghi. Ma allora - e parliamo all’incirca di un anno fa - abbiamo risposto Mangano. Mica perché siamo dei fenomeni, dei guru del calcio.
Ma perché se nessuno è un mago, la regola dovrebbe a maggior ragione valere per un giovane. E noi, Mangano, l’abbiamo voluto fortissimamente tra quei pali anche in partite delicate.
Perché torniamo al punto iniziale: conta più in che gradino della classifica vogliamo piazzarci o ciò che vogliamo essere?
Ciascuno darà la propria risposta. Noi oggi sogniamo che questo non sia un momento, ma il momento: quello in cui ci siamo letti dentro con sufficienza convinzione, da continuare a farlo.