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Sport | 08 dicembre 2019, 19:31

LE PAGELLE DI CANTU'-VARESE. Quanta gente dietro la lavagna… Peak indisponente, Clark di burro in difesa

I voti di Fabio Gandini dopo la sconfitta dell'Openjobmetis nel derby contro Cantù (67-74): si salvano Vene, Tambone e Ferrero. Troppo poco

Ferrero e Tambone hanno giocato con il cuore: sono gli unici a salvarsi davvero nel disastro di Cantù (foto Averna / archivio)

Ferrero e Tambone hanno giocato con il cuore: sono gli unici a salvarsi davvero nel disastro di Cantù (foto Averna / archivio)

Peak 4

Deconcentrato prima, impalpabile poi, indisponente sempre. Pronti via e viene battuto due volte su due in penetrazione da Pecchia (in quella che per il giovanotto biancoblù - dicunt - dovrebbe essere stata una delle ultime partite a Cantù: Virtus Bologna, stiamo arrivando…), per colpa di posizionamenti difensivi quantomeno rivedibili. Potrebbe solo migliorare e invece peggiora, scomparendo dalla partita. È talmente discontinuo che la prossima volta gli chiederemo durante il riscaldamento che prestazione intende mettere in mostra: quando la sua luna si presenta siffatta, meglio andare a casa ancor prima della palla a due.

Clark 4,5

Come sopra, anche se non allo stesso modo. Lui ci prova, a differenza del compagno, ma a consuntivo sono soprattutto errori. E non è questione solo di scarsa mira dall’arco (0/6 da tre), ma anche di nefandezze marchiane in retroguardia, tra falli stupidi e praterie lasciate agli avversari.

Jakovics 5

Per i primi venti minuti si fa preferire a Mayo, fornendo all’orchestra che si trova a dirigere quantomeno un po’ di vitalità e discontinuità dal solito, improduttivo solfeggio. Poi anche i suoi colori si mischiano nel grigiore generale e non paiono più distinguibili.

Vene 6

Nel “pagellare” normalmente seguiamo una regola: pesa più il risultato collettivo che la prestazione individuale. Una sconfitta, per giunta in un derby, non può dunque premiare nessuno, costando a Siim Sander forse mezzo voto. L’estone risulta uno dei pochi in grado di fornire al prodotto una presenza più o meno costante, soprattutto durante un incipit in cui prova a incanalare il destino nel verso giusto, con punti e intelligenza. Scellerato l’ultimo alto-basso finito tra le mani canturine, ma i buoi - a quel punto - non solo erano fuori dalla stalla, ma stavano già facendosi un buon aperitivo.

Simmons 5,5

Sempre, sempre, sempre a sei metri dal canestro, come una boa piazzata inutilmente a centinaia di metri dalla terra ferma: le poche volte in cui riceve la palla sotto canestro, la trasforma in punti. E questo dettaglio contribuisce a farci venire un po’ di stizza e a porci qualche domanda. Il buon Jeremy, però, stavolta soffre un po’ in difesa e a rimbalzo (resta sotto la doppia cifra di carambole), subendo la doppia dimensione di Wilson che, tra l’altro, gli piazza due bombe sotto il naso.

Mayo 5,5

Non fosse stato per la scarica di punti nel finale, totalmente estemporanea e totalmente affidata al terno al lotto dell’arco, la sua gara sarebbe stata da 4, forse anche meno. Ci hanno insegnato che il pesce puzza dalla testa: la Varese che per 40 minuti ha trottato sul parquet del PalaDesio senza ritmo, costrutto, energia e spesso logica, la Varese che non ha saputo leggere la contesa, i suoi momenti e le sue soluzioni, era ed è comandata da lui. Punti o non punti, quindi, dietro la lavagna ci va senza passare dal via.

Tambone 6

Forse il migliore in campo tra le fila biancorosse: non è che non sbagli mai eh, sia davanti che dietro, ma quantomeno dà l’impressione di provare ad aggredire il match senza perdersi - come gli altri - in bolle di sapone auto-costruite. 

Ferrero 6

Ve lo ricordate il famoso audio in cui Caja, dopo una partita persa a Cremona di qualche anno fa, “distruggeva” i suoi minacciandoli di mandarli in Cina? Bene, di quel formidabile documento ci è rimasta in testa una frase: «Giancarlo plays with heart, Giancarlo gioca con il cuore. La storia si ripete: il capitano, insieme a Tambone e Vene, è sembrato l’unico del gruppo a capire l’importanza del match, non solo dal punto di vista campanilistico.

 

Fabio Gandini


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