/ Sport

Sport | 22 settembre 2019, 08:58

Matteo Cesarini, l'uomo del Palalbani: «Qui il primo bacio, la casacca da steward, le 200 sigarette di Romeo, la trave ballerina, la casa di tutti e il morso dei Mastini»

Dall'impianto in gestione alla stagione dell'hockey e ai progetti futuri, "l'uomo di ghiaccio" Matteo Cesarini a tutto campo: «Un passo in più, non due. Il pubblico riconquistiamolo noi. La forza del palaghiaccio? Porte aperte a tutti dalle 6 a mezzanotte»

Una foto che per Matteo Cesarini a livello umano vale moltissimo, datata 2015: alla sua sinistra c'è Sean Skinner, personal trainer di campioni Nhl e consulente di molte nazionali; alla sua destra ecco Diego Scandella (tanti anni ad Ambrì, Brunico e ora coach a Sierre in LNB svizzera) e John Cacciatore con cui Cesarini ha vinto e rilanciato il sogno dell'hockey giallonero

Una foto che per Matteo Cesarini a livello umano vale moltissimo, datata 2015: alla sua sinistra c'è Sean Skinner, personal trainer di campioni Nhl e consulente di molte nazionali; alla sua destra ecco Diego Scandella (tanti anni ad Ambrì, Brunico e ora coach a Sierre in LNB svizzera) e John Cacciatore con cui Cesarini ha vinto e rilanciato il sogno dell'hockey giallonero

Al palaghiaccio ha dato il primo bacio della sua vita, ha fatto il tifo alle partite della Shimano in serie A e poi lo steward, è entrato a 5 anni e non è più uscito.
Matteo Cesarini è il presidente della Varese Killer Bees che gestisce l’impianto più utilizzato della provincia con 99.600 accessi nel 2018 e in rampa di lancio per essere riqualificato; nonostante l’eterno viso pulito da fanciullo, di cariche alla balaustra ne ha subite parecchie eppure non si è mai spezzato grazie a pragmatismo, concretezza e abnegazione assoluta.
Siamo andati a trovare l’uomo del Palalbani (è anche uomo-sponsor grazie all'agenzia Parallelo42, oltreché l'uomo che ha lottato per riportare il marchio del Mastino sulle maglie giallonere) alla vigilia di una stagione importante, forse decisiva, per l'hockey e per il futuro dell'impianto.

LO STEWARD CON MANSI E FIGLIUZZI
«Qui dentro ho dato il primo bacio della mia vita, ho fatto tifo alle partite della Shimano in A, gli anni di Figliuzzi e della Federation Cup, poi lo steward: sono entrato a 5 anni e non sono più uscito.
Nel 2005/2006 sparisce la prima squadra a Varese e mi ritrovo con tutti i senior allo Scotsman Pub per provare a fare qualcosa. Andiamo a bussare alla porta di un gruppo di genitori capeggiati dal neopresidente della rinata HC Varese Maurizio Fiori e chiediamo: facciamo la prima squadra con quello che abbiamo? No, adesso non ce la sentiamo, c'è da pensare al settore giovanile. Proviamo da soli: grazie anche all’aiuto di Marta Bianchi (presidentessa di Ice Sport Varese), mamma di Matteo Bianchi, ci autofinanziamo all’interno della sua struttura, in parte ci sponsorizza e in parte facciamo noi. Ripartiamo in C nel 2006. Dopo due anni, diciamo: la Svizzera, perché no?»

PORTE APERTE E VITTORIE IN TICINO
«Il Ticino ci apre le porte, noi un po' ce lo meritiamo: arriva subito una promozione dalla quarta alla terza lega e un'infinita serie di vittorie consecutive, alziamo la Coppa Ticino nell’ultimo anno finché la Federghiaccio dice: le squadre italiane che giocano all’estero devono tornare a casa per fare ripartire il movimento. Risultato: noi, il Dobbiaco e il Bressanone rientriamo mentre il Bolzano, con la sua legge speciale, resta nella Ebel, lega austriaca con alcuni inserimenti esterni. E’ il 2017/2018: partono gli approcci con l’HC Varese Mastini, noi portiamo alcuni giocatori e un pacchetto di sponsor, i Bandits e un logo ibrido. Non si poteva “bruciare” subito quello dei Mastini. A fine stagione… siamo all’anno scorso».

LA GRANDE OCCASIONE
«Questo è l’anno della grande occasione, anche grazie ad alcune concomitanze come la situazione creatasi al Milano (ripartito dall’Italia Hockey League I Divisione, una serie sotto il Varese) e la presenza di coach Da Rin che è la chiave di volta, una presenza conosciuta e affidabile che ha permesso di aprire le porte con tutti. E’ stato quasi naturale scegliere di ambire a qualcosa di più importante con la prima squadra, inserendo anche una figura in più nel settore giovanile».

QUALCHE DISCUSSIONE. MA FINCHE' SORRIDO... 
«Quando le cose diventano più grandi ci sono momenti di discussione, magari un po’ di carenza di comunicazione o una mancata convergenza di vedute: inutile fingere, è quello che è successo questa estate con la dirigenza dei Mastini. Ma l’importante è avere una direzione comune, indirizzare tutto verso il bene del progetto comune, anche perché ognuno di noi non è qui perché coltiva aspettative economiche. Io farò questa cosa finché mi divertirò e aprirò la porta del palaghiaccio con il sorriso, senza aspettative negative».

LE 200 SIGARETTE DI ROMEO E IL RUMORE DEI COMPRESSORI
«Penso che sia stato e sarà ancora importante il nostro apporto perché ne abbiamo viste tante, abbiamo passato tante gestioni, molte persone, alcune strepitose. Penso a Marino Teruggia, direttore dell’impianto dal 2014. E a Romeo Tigliani che non c’è più: guidava la macchina del ghiaccio ma in realtà guidava un po’ tutti, anche con forza. Lui ha dato consigli e trasmesso esperienza spingendosi e spingendoci oltre il senso del dovere, mettendoci il cuore. Ho passato lunghe e indimenticabili notti in sala compressori insieme a lui e alle sue 200 sigarette per provare ad ascoltare da dove arrivava il rumore giusto per poter intervenire: quei meccanismi hanno 30 anni e bisognava sempre inventarsi qualcosa perché continuassero a funzionare. Lui ha insegnato al nostro gruppo di lavoro come comportarci, non certo con le carezze, in situazioni a volte impossibili».  

DALLE 6 A MEZZANOTTE AL PALALBANI 
«Gestiamo l’impianto come Varese Killer Bees e abbiamo superato diversi momenti imprevisti importanti, come la famosa trave ballerina della vigilia di Natale 2015: dal 24 dicembre abbiamo risolto il problema in tre giorni e tre notti con tecnici e materiali arrivati da Rimini e dal Veneto.
Oltre al pubblico, che c’è sempre stato, abbiamo provato a rendere efficiente la struttura sia come occupazione degli spazi che ampliando di molto l’orario: adesso il palaghiaccio lavora dalle prime luci del mattino a mezzanotte. Lo si deve ai contatti con le scuole e con le società anche svizzere o con i privati che vengono a prendersi l’ora ghiaccio per fare pattinaggio individuale o hockey. L’Happy Sport Team di Silvia Cattaneo, 1000 tesserati, gestisce la parte relativa alla piscina, dalle 6 del mattino hanno un impegno orario molto ampio con uno staff importante. E’ la piscina di tutti, dai piccoletti agli under 57, dove si va a far fatica ma, come dice Silvia, non è nemmeno un club. Quest’estate il loro campo estivo è stato ancora una volta apprezzatissimo».

EFFICIENZA PROLUNGATA
«Sono state ampliate le balconate del bar per permettere a chi aspetta di recuperare i figli di assistere all’attività sportiva al caldo, dall’alto. Negli spogliatoi sono previsti interventi migliorativi. Sistemate quasi tutte le luci piscina e ghiaccio con nuova impiantistica a led, abbiamo un monitoraggio continuo, in accordo con il Comune, per la famosa trave che aveva dato problemi. Noleggiamo la sala superiore per compleanni. Fin dal primo momento in cui l’abbiamo preso in gestione la struttura, gli interventi di riqualifica sono sempre stati discussi con il Comune».
 
MEGA PALAGHIACCIO? NO: CASA DI TUTTI. PIU' MODERNA
«Il 23 ottobre scadrà il bando e ne abbiamo parlato anche con le associazioni che qui lavorano benissimo: lo scopo è quello di tutelare i varesini e l’attività sportiva di tutti, mantenendo un prezzo congruo non lontano da quello attuale e garantendo continuità al pubblico e alle famiglie. Non servirebbe un mega impianto lontano da chi già lo vive ma solo una struttura più adeguata, funzionale e moderna. C'è la possibilità di sviluppare un progetto dove idee, attività sportiva e gestione degli spazi possono garantire di farlo al meglio. Vorremmo preservare le società attuali, dai Mastini a quelle di pattinaggio di figura sincronizzato e artistico (Varese Ghiaccio, Pattinatori Ghiaccio Varese, Ice Sport Varese) e alla Polha che fa attività per disabili con l'Armata Brancaleone. E ovviamente il pattinaggio pubblico, visto che questo è l’unico impianto in cui entri e sei parte attiva, altrimenti nel 2018 non avremmo contato 99.600 accessi.
Serve un palaghiaccio più dignitoso come accoglienza e spazi sufficienti per gestire eventi internazionali che ad oggi non si possono ospitare, magari aiutando anche l’area ristorazione e bar: chi la gestisce (benissimo) merita di più».

UN PASSO IN PIU', NON DUE
«Torniamo all’hockey. Le ambizioni fanno paura? No: il primo obiettivo è che si convertano gli sforzi in qualcosa di valido come risultati ma anche che non si perda il patrimonio e l’anima degli atleti di Varese che magari avranno un po’ meno spazio rispetto alla qualità tecnica che, ovviamente, è aumentata.
Tutto questo, poi, dovrà convertirsi in un aumento dei numero di atleti del settore giovanile, attualmente sono un centinaio: abbiamo un buco generazionale nel sostituire gli atleti senior di qualità.
Risultati, sostenibilità, un gradino per volta senza essere costretti per forza a farne uno successivo anche l’anno prossimo: l’importante è non interrompere la crescita,  mantenersi almeno dove si è arrivati. Dal punto di vista gestionale e decisionale la società dei Mastini ha sempre avuto indipendenza, poi ci si va a interfacciare per la condivisione delle scelte».

PIU' PUBBLICO? CONQUISTIAMOCELO
«Più spettatori? C’è un’aspettativa elevata ma a Varese, per arrivarci, conta avere costanza di risultati soprattutto al Palalbani. Al basket la partita diventa un momento di aggregazione: al palazzetto ci si ritrova quasi a prescindere dall’avversario o dalla classifica. Con un palaghiaccio moderno, potrebbe essere questo anche il nostro obiettivo».

LA CURVA DEL CALCIO E I VALORI DELL'HOCKEY
«Non è un mistero che si sono avvicinati tifosi del Varese Calcio e questa non deve essere vista come una cosa negativa, anzi. L’importante è capire in che ambiente e in che contesto si va a fare il tifo: questo è l’hockey e non il calcio, non c'è odio tra tifoserie in questo campionato né accadimenti particolari. Ci sono due tifoserie contrapposte che scaldano il palaghiaccio in maniera positiva e goliardica anche nel rispetto di quei ragazzi che negli anni in cui l’attenzione sull’hockey era molto minore erano sempre presenti con bandiere e tamburi, in casa e in trasferta».

LA DIFFERENZA DI AVERE TURA 
«Rispetto agli avversari abbiamo meno ghiaccio nei pattini - i nostri ragazzi si allenano una volta alle 7 del mattino e per tre giorni dopo le 20 - per noi decidono i meccanismi, l’intesa e la velocità. Le potenzialità offensive sono alte, se il meccanismo che unisce vecchi e nuovi funziona possiamo fare bene. Tante squadre si allenano da tanto, noi no: dobbiamo un po’ correre. Certo che avere Tura è un bel “problema” (Matteo sorride): anche in allenamento fai fatica a fargli gol. Il livello si è alzato: ognuno sa che deve tirar fuori di più, ma chi è sempre stato qui dovrà dare "molto" di più. Anche questo ci farà alzare l’asticella».

LA SFIDA PIU' GRANDE DI DA RIN
«E’ quasi del coach la sfida più grande: ha impostato un sistema che si basa sulla conoscenza di campionato e giocatori. Credo che la partita più importante non sarà quella tecnica, che lui conosce benissimo, ma quella motivazionale. Dev’essere un gruppo motivato in forma corretta, sempre».

AMICI ED ESEMPI
«Maurizio Fiori c’è sempre stato per questo gruppo. Carlo Bino è stato tra i primi sponsor con Eurobazar ai Killer Bees 2006 ed è ancora qui oggi con i Mastini. 
Se penso alla passione giallonera, penso a gente come Domenico Ferrario che accoglie i giocatori tra spogliatoi e panchina, o a Luca Malnati, Antonio Frusciello e Luca Moretti sulla macchina del ghiaccio: con l’eredità che hanno in quel ruolo, sono bravissimi. Tra i sostenitori, ringrazio gli amici di Laguna Blu, Fantinato, Td GroupFinazzi oltre a OGIlink e Openjobmetis». 

IMPIANTO ECOSOSTENIBILE CON STRAW WARS
«Gestisce la campagna contro l’uso delle cannucce di plastica, li abbiamo contattati a Singapore e hanno anche un logo al palaghiaccio: daremo materiale e kit gratuiti durante il pattinaggio pubblico, in giornate speciali, per sensibilizzare tutti sulla loro campagna. Nei kit ci saranno una cannuccia dritta e una piegata in acciaio, riutilizzabili, e uno spazzolino per pulirle in un contenitore biodegradabile di tessuto riciclato».

Andrea Confalonieri


Vuoi rimanere informato sui Mastini Varese e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 340 4631748
- inviare un messaggio con il testo MASTINI VARESE
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP MASTINI VARESE sempre al numero 0039 340 4631748.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore