- 17 agosto 2019, 09:00

IL RICORDO DI VARESE E LE FOTO. «Ciao Felice... la mia biglia preferita da piccolo. Salutami il Pirata»

Da Roberto Bof ad Attilio Fontana, da Ivan Basso a Roberto Pacchetti, da Martino Caliaro a Franco Vanetti: i messaggi d'addio a Felice Gimondi dalla provincia di Varese e non solo. Il governatore lombardo: «Esprimeva tutta la caparbietà e la voglia di arrivare di Bergamo e dei lombardi»

Varese è una delle culle del ciclismo e Felice Gimondi qui era spesso di casa, non solo al Mondiale del 2008. Così lo stanno ricordando, con affetto e ammirazione da tutta la provincia e non solo, personaggi conosciuti e semplici appassionati. Vi proponiamo il loro saluto finale a Gimondi, con le foto che hanno scelto per ricordarlo. 

Roberto Bof
: «Campione nella vita, in bici e... nelle biglie! Buon riposo Felice».

Sergio Gianoli: «Un ricordo Mondiale (Varese 2008) per un Campione Mondiale RIP».

Ivan Basso: «Ciao Felice».

Martino Caliaro: «Arrivederci gentiluomo. E adesso hai raggiunto il tuo Marco» (Martino posta la canzone di Enrico Ruggeri "Gimondi e il cannibale").

Roberto Pacchetti: «Profonda tristezza! Ciao grande campione».

Franco Vanetti: «Ciao Felice... la mia biglia preferita da piccolo. Salutami il Pirata».

Attilio Fontana: «Ci lascia un monumento dello sport italiano. Un campionissimo del ciclismo che ha esaltato la mia generazione con imprese uniche. Un atleta che sulla bicicletta esprimeva tutta la caparbietà e la voglia di arrivare dei bergamaschi e più in generale dei lombardi. Che riposi in pace e mi piace pensare che lassù abbia già incontrato Coppi, Bartali e tutti gli altri campioni che hanno scritto la storia del ciclismo».

Erica D'Adda: «È morto Felice Gimondi, grande campione del ciclismo, mito di noi bambini bergamaschi, bergamaschi come lui. 
E quella vittoria alla tappa di Bergamo, su volata dell’amico e rivale Eddy Merckx? Uno sport da gentiluomini, quello.
Corri Felice sugli stradoni del cielo, che nessuno ti ferma e il vento è leggero».

Fabio Lunghi: «Ci ha lasciato un grande campione nello sport e nella vita.
Felice Gimondi R.i.p.».

Paolo Candeloro: «...Gimondi-Pantani sul podio degli Champs Elysées: una delle immagini più belle nei miei ricordi di sport...».

Paolo Costa: «Gimondi ha vinto tutto e di più eppure un certo Merckx riuscì a renderlo il secondo per antonomasia. Non l'eterno secondo però. Quello nella storia del ciclismo era un altro. 
Eroe della tenacia, Felice ci ha insegnato a crederci sempre: divenne campione del mondo a fine carriera, bruciando in volata proprio Merckx e si aggiudicò uno dei suoi tre Giri quando la carriera di Merckx aveva imboccato il viale del tramonto. Come si fa a non tifare uno così? Un campione che rispettava tutti, tifosi e avversari. Un campione in umanità, come dimostra la sua vicinanza al fragile ma fortissimo Pantani. Ciao Felice, ti vogliamo bene!».

Bidon (bidonmagazine.org/<wbr></wbr>barbiere-felice): «Il barbiere ha dato alla testa di Felice la stessa forma di sempre, con quel capello tirato indietro, sempre composto, sempre signore, umile, gentile un po' sconvolto per ciò che ha dovuto affrontare, ma sopravvissuto. "Quando ho vinto io la Milano-Sanremo, l'Eddy non c'era, ché aveva l'influenza. Ma c'erano tutti gli altri. Al traguardo un giornalista mi chiese se fossi contento di aver vinto anche se non c'era Merckx, al che io risposi: Certo che sono contento! Preferisco vincere senza l'Eddy che arrivare secondo con l'Eddy!" E se la ride, Felice, se la ride ancora».

Giorgio Gandola: «Vinse un Tour de France sbaragliando tutti in montagna, è morto mentre faceva il bagno al mare. Amò la bicicletta accompagnando suo papà che faceva il postino. Emozionò un intero Paese battendo il Cannibale Merckx a un mondiale. Bergamasco di ferro, italiano da leggenda. Onore e Pantheon per Felice Gimondi».

Damiano Cunego: «...e con te se ne va una grande parte di ciclismo fatta di emozioni, lealtà e grandi valori. Grazie di aver condiviso con me tutto ciò... fai buon viaggio. Con affetto, Damiano».

Gianluca Marchi: «In quel volto c'era tutto, c'era la volontà ferrea di non mollare, di non arrendersi nemmeno di fronte al Cannibale. Oltre tutte le vittorie, questa è stata la grandezza di Gimondi».

Redazione