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Salute | 25 marzo 2020, 12:41

«Così abbiamo salvato la mano a un diciottenne ferito». Dall'Asst Sette Laghi una storia a lieto fine ai tempi del Coronavirus

Il pronto intervento dello staff medico di Microchirurgia e Chirurgia della Mano del Circolo ha permesso di recupera l'arto amputato a un ragazzo in un cantiere. Il professor Mario Cherubino: «La mano non si ferma, proprio come l'Asst Sette Laghi»

L'equipe della Microchirurgia e Chirurgia della mano

L'equipe della Microchirurgia e Chirurgia della mano

Una storia a lieto fine ai tempi del Coronavirus. Arriva dall'ospedale di Circolo di Varese che, in questi giorni terribili per l'emergenza Covid-19, continua la sua attività sul fronte delle cure anche per venire incontro ai malati e ai feriti di tutti i giorni. Nell'ambito della riorganizzazione degli ospedali regionali per far fronte all'emergenza, il Circolo è stato infatti individuato come hub per la gestione di diverse patologie tempo-dipendenti e per i traumi. 

«La mano non si ferma» sono le parole del professor Mario Cherubino, responsabile della Microchirurgia e Chirurgia della Mano del Circolo, che racconta l'attività dell'equipe di Microchirurgia e Chirurgia della Mano anche nei tempi di urgenza della malattia da Cronavirus.  

«Lo scorso 12 marzo - racconta il medico - un ragazzo di 18 anni, impegnato nell'alternanza scuola lavoro, originario di Novara, stava lavorando in un cantiere edile. Erano i giorni in cui già tutti noi Lombardi non potevamo uscire, se non per andare al lavoro. Accidentalmente, per la disattenzione di un attimo, il giovane ha inserito la mano dentro una macchina per impastare il cemento. Il dolore e lo spavento devono essere stati indescrivibili, e solo l’intervento dei soccorritori ha dato l'idea della devastazione dell'arto: la mano era amputata, ed amputata nel peggior punto in cui essa possa ritrovarsi staccata, a livello dei metacarpi».

Da Como i soccorsi hanno inviato il paziente all'Ospedale di Circolo, già individuato come uno dei tre Trauma center, l’unico con una unità di Chirurghi della mano e Microchirurghi. «Il dottor Federico Tamborini, con l’aiuto del dottor Andrea Minini, assunto nel gennaio scorso, hanno effettuato - spiega Cherubino - il reimpianto, ricostruendo lo scheletro osseo e ricollegando i vasi sanguigni e i nervi. Questo con l’aiuto e la professionalità del personale infermieristico e degli Oss della sala operatoria, abituati a questo genere di complicati interventi: chi sa gestire le urgenze nei periodi di pace, sa come affrontare la situazione anche nella tempesta».

«Nei giorni successivi - prosegue - il ragazzo ha trovato il posto letto nel nostro reparto e, dopo una settimana, abbiamo potuto affermare che il reimpianto è stato un successo. Dalla dimissione, il paziente è stato accolto e trattato con la costruzione di un tutore personalizzato sulla propria mano da parte delle fisioterapiste dedicate alla Chirurgia della mano, Manuela Rossi e Daniela Zaroli, veri punti di riferimento nell’attività rieducativa». 

Senza la precoce fisioterapia e e le cure personalizzate, la mano re-impiantata avrebbe potuto fermarsi, congelarsi e non essere più utilizzabile. «Ma, grazie al supporto delle fisioterapiste, la mano non si ferma - conclude Cherubino -  proprio come la nostra ASST dei Sette Laghi».

Redazione

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