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Sport | 18 marzo 2020, 10:10

Coronavirus. L'appello del Ct Davide Cassani a ciclisti e automobilisti: «I cicloturisti stiano a casa, rispetto per i professionisti che si allenano per le strade»

Il commissario tecnico sui social si rivolge ai tanti appassionati delle due ruote: «Noi amatori stiamo fermi, ma i professionisti hanno il diritto e il dovere di allenarsi e di non prendersi gli insulti degli automobilisti»

Coronavirus. L'appello del Ct Davide Cassani a ciclisti e automobilisti: «I cicloturisti stiano a casa, rispetto per i professionisti che si allenano per le strade»

Il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani, sui social, rivolge un appello ai tanti appassionati delle due ruote e anche agli automobilisti, in questi tempi di emergenza. 

Anche sulle strade della provincia di Varese, nonostante le prescrizioni del Decreto anti Coronavirus, non è raro in queste belle giornate di sole vedere ciclisti in giro.

«I nostri professionisti provano ad allenarsi, facendo il proprio lavoro, ad uscire in bicicletta, perché quando tutta questa tragedia finirà, dovranno tornare ad affrontare le corse in programma o quelle da recuperare - scrive Cassani - non dobbiamo e non possiamo dimenticare che per i professionisti andare in bicicletta è un lavoro. Il loro lavoro; l'allenamento è un dovere oltre che un diritto».

Altro discorso è invece quello che riguarda cicloturisti e amatori. 

«Siamo noi che dobbiamo stare fermi, noi amatori e cicloturisti - prosegue il ct della nazionale - perchè non abbiamo Olimpiadi o Mondiali da preparare, noi abbiamo un altro lavoro e se in questo momento i nostri eroi si beccano parolacce dagli automobilisti è anche colpa nostra, di tutti quelli che, in questi giorni, sono usciti. Ho sentito di tanti professionisti presi a male parole, fischiati. Insultarli è un delitto, è calpestare i diritti un lavoratore, considerato che è un lavoro, come un altro».

Da qui l'appello agli automobilisti. 

«Cari automobilisti - prosegue Cassani - sbraitare contro un ciclista professionista non fa altro che aggiungere dolore ad una situazione critica, per loro, per tutti. Credete che sia facile allenarsi in questi giorni? Anche loro vorrebbero stare in casa, ma devono uscire. Lo fanno rispettando il prossimo, pedalando da soli, stando ancora più attenti a non cadere, non si fermano da nessuna parte, rispettano le direttive. Bisogna saper distinguere tra chi usa la bici per lavoro ed altri che erroneamente la usano per puro piacere. Vi prego, automobilisti, non insultate i nostri ragazzi perché loro pedalano anche per noi. E quando questa tragedia sarà passata, una loro vittoria, come qualunque altra vittoria di un Italiano, ci consolerà di tante cose perdute. Non solo non dobbiamo insultarli ma forse, addirittura, ringraziarli, perché lo fanno anche per noi».  

 

Redazione

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