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Sport | 21 febbraio 2020, 12:30

Panathlon Varese, alla famiglia Ambrosetti il premio fair play: «Un riconoscimento per tutto ciò che avete fatto per lo sport»

Al Golf Club di Luvinate una serata speciale per l’associazione presieduta da Franco Minetti. E Alfredo Ambrosetti racconta due aneddoti sulla mitica Tre Valli del 1948 e il mondiale di ciclismo del 1951 a Varese

Panathlon Varese, alla famiglia Ambrosetti il premio fair play: «Un riconoscimento per tutto ciò che avete fatto per lo sport»

Un premio ad uno dei varesini più noti al mondo e alla sua famiglia. La grande famiglia del Panathlon Varese si è riunita martedì al Golf Club di Luvinate per celebrare Alfredo Ambrosetti insieme alla moglie Lella, consegnando un riconoscimento legato a tutto ciò che hanno fatto per lo sport durante la loro vita.

A consegnare il premio fair play è stato il presidente Franco Minetti, numero 1 dell’associazione per il biennio 2020-2021. Alla cena, oltre al sindaco Davide Galimberti, sono intervenuti anche i rappresentanti del Panathlon di Como, la città che ospita da quasi 50 anni il celebre “Forum Ambrosetti”, l’evento creato da Alfredo Ambrosetti che ogni anno a Cernobbio ospita i potenti della terra. 

Intervistato dal direttore di Rete55 Matteo Inzaghi, Ambrosetti ha colto l’occasione per raccontare alcuni meravigliosi aneddoti che legano lui e la sua famiglia allo sport, in particolare il ciclismo: «Il mio forte rapporto con il ciclismo è iniziato… già alla mia nascita: mio padre e Alfredo Binda erano grandi amici. Proprio il campionissimo mi ha tenuto a battesimo e questo è il motivo per cui mi chiamo Alfredo. Inoltre Binda sposò mia cugina Lina». 

Ambrosetti ha poi ricordato due storie a cui è legatissimo: la Tre Valli del 1948 e i mondiali di ciclismo del 1951 corsi a Varese: «Nel 1948 Bartali aveva appena vinto il Tour de France e Coppi era in grande forma. L’organizzatore era mio padre: la pista di Varese, tanto per cambiare, era fuori uso, così l’unico posto possibile dove mettere il traguardo e viale Ippodromo. Mio padre non riusciva a trattenere l’ansia, perché erano attesi talmente tanti tifosi che avrebbero riempito tutta la strada rischiando di non permettere l’arrivo dei corridori. Per mettere una pezza fece costruire dall’impresa De Grandi, notissima all’epoca, una torretta proprio sul traguardo. Ma all’arrivo dei campioni l’entusiasmo era tale che la torretta iniziò ad oscillare, a tremare; per fortuna non venne giù… Al tempo non esisteva il fotofinish e sul traguardo arrivò un gruppetto in volata. Cosa accadde? Che metà del pubblico tornò a casa dicendo “ha vinto Bartali”, l’altra metà “ha vinto Coppi”. Gli accertamenti assegnarono a Coppi la vittoria per una gomma».  

Per quanto riguarda invece i mondiali del 1951, «tre anni dopo mi padre ottenne i mondiali a Varese in stretta collaborazione con Alfredo Binda: il campionissimo si occupò dell’aspetto tecnico, mio padre di quello organizzativo e gestionale. E si ricordava bene della paura del 1948 per quella torretta. Lui e Binda hanno fatto tutto, ma bisogna essere grati al signor Gamberini, responsabile delle corse dei cavalli e persona molto potente: grazie a lui fu possibile realizzare un’idea di mio padre, collegare con il cemento la pista della Valganna per permettere l’arrivo all’ippodromo. Fu un successo: tutto filò liscio, ordinato, perfetto. Io ero piccolo e diedi una mano: sapete quale fu il mio compito? Portare i comunicati stampa ai giornalisti!». 

redazione

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