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Varese | 16 febbraio 2020, 14:05

FOTO. Lo spettacolo del Sacro Monte su Rai 1, tra figuranti e leggenda: «Fu un'opera di tutti»

Questa mattina "Paese che vai" ha raccontato in modo sublime la leggenda del Sacro Monte di Varese: dall'architetto Bernasconi, che non volle alcun compenso, a padre Aguggiari che con il gesto di cedere il mantello convinse la popolazione a donare ciò che di più caro aveva per contribuire alla costruzione delle cappelle

FOTO. Lo spettacolo del Sacro Monte su Rai 1, tra figuranti e leggenda: «Fu un'opera di tutti»

"Paese che vai", la trasmissione di Rai 1 dedicata al territorio, stamattina si è occupata del Sacro Monte nella puntata "Madonna Nera e Sacri Monti lombardi-svizzeri".  Sulle tracce dei Sacri Monti, Livio Leonardi ha condotto i telespettatori con trasporto, passione e maestria in un viaggio sempre in bilico tra storia e leggenda

«Buongiorno dal Sacro Monte di Varese» esordisce il conduttore scendendo da una bicicletta e accolto da un figurante che interpreta l'architetto Giuseppe Bernasconi e da un apprendista in costumi d'epoca. "Al Sacro Monte di Varese mi legano tanti ricordi", dice Bernasconi salutando Leonardi con una frase tradotta dal dialetto: "Un'osservazione giusta va presa anche da una formica".

«Non siamo molto lontani da ciò che successe qui» aggiunge il conduttore che trascina i telespettatori al 1604, quando, «sotto l'autoritario ma benevolo patrocinio del cardinale Borromeo, l'architetto Bernasconi, varesino doc, detto il Mancino, dà il via alla sua più grande fatica. Ed in seguito ad essa si autoproclamerà architetto della fabbrica delle cappelle del Sacro Monte».

Mentre scorrono dall'alto le immagini incastonate nel verde della Via Sacra dall'alto, quello che diventa un autentico film sul Sacro Monte prosegue. «Una primissima idea era stata lanciata attorno alla fine del sedicesimo secolo da una suora spagnola, Tecla Maria Cid». Ed è proprio la voce di Suor Tecla, interpretata da un'altra figurante, a risuonare su Rai 1: "Da Milano raggiunsi il monastero di Santa Maria del Monte per pronunciare i solenni voti. Fui io a proporre la costruzione di una cappella a metà della salita. Con qualche mistero dentro per intrattenere e alleviare i pellegrini...". 

«In suo ideale soccorso - racconta ancora Leonardi - arrivò un frate cappuccino di Monza, Giovanni Battista Aguggiari, che a quel tempo si recava spesso al monastero e che trasformerà la brillante idea di Tecla in un progetto ancora più ambizioso. Un percorso meditativo articolato, con ben 14 cappelle dedicate ai misteri del rosario, un vero tripudio d'arte seicentesca che ci conduce al meraviglioso santuario di Santa Maria del Monte». 

Poi lo stacco, spettacolare, ci conduce all'interno della decima cappella: «Siamo in una delle più straordinarie cappelle del Sacro Monte, che ci avvolge in una folla di sacerdoti, curiosi e passanti, nel bellissimo colpo d'occhio di più di 50 statue. E da una finestrella, appositamente concepita, in un momento preciso della giornata, la luce del sole bagnerà dolcemente il corpo di Cristo».

«Qui, in una terra di confine e di passaggio - le parole del conduttore - il Sacro Monte di Varese contribuirà a ribadire l'importanza della preghiera del rosario come strumento pacifico contro la riforma protestante. In un armonioso dialogo tra architettura e paesaggio, la Via Sacra ci conduce al santuario, al quindicesimo e ultimo mistero». 

"Come nessun altro, dà l'impressione di essere un occhio che segue, dovunque. Una presenza che portiamo con noi, senza poterla perdere. Come il pensiero": così lo scrittore Guido Piovene descriverà il Sacro Monte di Varese nella citazione di Leonardi, «indubbiamente uno dei più affascinanti itinerari mariani al mondo, patrimonio Unesco dal 2003».

«Fu Sant'Ambrogio nel IV secolo a introdurre in questi luoghi la devozione alla vergine. Egli donerà al monastero un simulacro ligneo della Madonna Nera. Lei ci accompagna nel vero cuore del Santuario, sotto l'altare maggiore, nella cripta romanica, un autentico scrigno di bellezza che dall'impero giunge fino a noi raccontando diversi strati della storia e della fede». 

Poi ecco un nuovo stacco, e ci si ritrova alla prima cappella, quella dell'annunciazione: «Alla realizzazione del Santuario e di tutte e 14 le cappelle contribuiranno tanto la popolazione della zona quanto le famiglie più nobili della Lombardia, e vi lavoreranno validissimi artisti, lombardi e ticinesi. Tra questi Bernasconi, uomo assai pio, che non volle alcun compenso. Insomma, fu un'opera di tutti». 

E ancora, prima delle ultimi immagini davanti alla Fuga in Egitto di Guttuso: «In una famosa predica a Malnate, padre Aguggiari riuscì ad essere davvero convincente - prosegue, quasi in conclusione, il maestro di "Paese che vai" - e le fonti ci raccontano che "gittò abbasso anche il mantello per principio e fondamento dell'opera, e di tutte le oblazioni e raccolte di essa".
Dopo il gesto del frate fu una vera e propria gara: furono offerti frumento, anelli d'oro, veli e tante altre cose, tra cui persino un paio di scarpe bianche raccolte per ballare e offerte da una giovane contadina. Anche un bambino, che ancora non sapeva parlare, si strappò la pelliccetta tenendo tanto a dare il suo contributo al grido "anch'io, per fare le cappelle"». 

Redazione

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