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Calcio | 16 febbraio 2020, 22:51

IL COMMENTO. Le scuse dell'Arezzo a una Pro Patria che non cerca scuse

L'onestà del tecnico ospite per l'omaggio esagerato dell'Arezzo ai suoi tifosi dopo la vittoria allo Speroni contro i Tigrotti. Che ripartono da un lampo nella nebbia: l’ingresso di Ferri, 2002, a ribadire l’attenzione ai giovani

Molnar nel dopo gara: «Non cerchiamo alibi»

Molnar nel dopo gara: «Non cerchiamo alibi»

«Chiediamo scusa per l’esultanza». Partiamo da questa insolita frase, pronunciata dall’allenatore avversario, per guardare non dentro, ma oltre la partita Pro Patria-Arezzo.

In effetti, una vittoria non dilagante e non decisiva aveva suscitato una reazione fin troppo effervescente a giudizio dei tifosi tigrotti. Persino in tribuna, qualche giornalista toscano è stato redarguito per l’eccessiva aria di festa: «Avete vinto la Champions? Abbiate rispetto».

Perché cominciamo da questo frammento post partita? Perché ci è piaciuta – oltre alla dichiarazione di scuse – la motivazione offerta da Di Donato: era un omaggio anche ai tifosi, che avevano macinato centinaia e centinaia di chilometri per essere lì a sostenere la squadra. 

«Non ci hanno mai fatto sentire soli». 

A noi non va giù questa sconfitta, in parte figlia dell’emergenza infortuni (anche se qualche problema c’era pure in casa dell’Arezzo), ma soprattutto evitabile. 

Nel secondo tempo, in particolare, i tigrotti non sono pervenuti. Neanche Le Noci, alla fine stremato, è riuscito a radunare e rinvigorire in un incisivo attacco il drappello biancoblù. 

Ma il disfattismo che si è in parte respirato poi nel pubblico, pare un po’ eccessivo e infondato. Non solo perché la classifica, pur non essendo da sballo, non è severissima per ora. 

C’è altro, per cui non stracciarsi le vesti. Javorcic non ha cercato scuse, e neanche i ragazzi. Netto in questo è stato in sala stampa Ivo Molnar (che ha confermato di essere scivolato durante le frazioni di secondo antecedenti il gol di Belloni): «Non cerchiamo alibi». Lo stesso Molnar ha precisato: «Ci abbiamo creduto fino alla fine, dobbiamo pensare positivo e ci metteremo al lavoro».

Lavoro è il concetto caro all’allenatore tigrotto, che nel confronto con i giornalisti ha però insistito soprattutto su altro: «Non posso dir niente, i ragazzi hanno dato il massimo».

È mancata la lucidità, che si è via via dissolta nel secondo tempo, e non è bastata l’esperienza di Le Noci a colmare lo sbilanciamento creato dalle altre assenze. 

Non si cercano consolazioni (un lampo nella nebbia, l’ingresso di Ferri, 2002, a ribadire l’attenzione ai giovani), non si offrono giri di parole per giustificare una sconfitta che non è drammatica, ma seccante sì. 

Fuori, i tifosi tigrotti erano feriti, furiosi, se la prendevano con gli spettri che qua e là sembravano vagare sul campo. Ma alla prossima partita sanno che ci saranno, ancora, e con lo spirito giusto. Che anche loro hanno un dovere, prezioso: non far sentire mai soli i ragazzi. 

Marilena Lualdi

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