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Politica | 13 febbraio 2020, 20:30

VIDEO. La prescrizione fa discutere: «Risponde davvero ai bisogni dei cittadini?»

Sala gremita per l’incontro “Prescrizione mai?” organizzato da Azione e Insieme&Futuro. Pignone: «Questa riforma non deve essere utilizzata in maniera ideologica. Su certi temi è necessaria più trasversalità».

VIDEO. La prescrizione fa discutere: «Risponde davvero ai bisogni dei cittadini?»

Il dibattito sulla prescrizione è tornato in parlamento, arrivando a minacciare la stabilità del governo. Da una parte c’è chi ritiene che l’istituto giuridico debba essere indebolito, dall’altra chi sostiene che limitare la prescrizione sarebbe un attacco ai diritti degli individui costringendoli a tempi anche molto lunghi prima di essere giudicati.

«Questa sera noi cerchiamo di dare, attraverso dei relatori altamente qualificati come il presidente dell'ordine degli avvocati e della camera penale, un punto di vista importante rispetto a questo tema, che prima di commentare bisognerebbe quantomeno conoscere», ha detto Luca Marsico, presidente di Insieme&Futuro. 

Un serata «altamente divulgativa su un tema forse di non facile comprensione - ha sottolineato Giancarlo Pignone, del comitato promotore di Azione  - Noi però riteniamo fondamentale esserci e far sentire la nostra voce, perché certe riforme devono rispondere realmente ai bisogni e alle necessità di una comunità. Invece abbiamo l'impressione che questa riforma, avanzata e sottoscritta dal vecchio governo e ripresa da Pd, venga utilizzata in maniera molto ideologica».  

La prescrizione in Italia interviene quando, dal momento in cui è stato commesso il presunto reato, trascorre un numero di anni pari alla pena massima prevista per quel reato. Passato quel periodo senza che sia stata giudicata, la persona accusata di un certo reato non è più processabile o punibile. Tutti i reati possono finire in prescrizione, tranne quelli che prevedono l’ergastolo. 

La prescrizione è considerata da molti uno strumento utile che però, in un sistema con molte difficoltà, finisce col rispondere ad esigenze per le quali non era stata inizialmente pensata.

Chi è contrario a cambiamenti radicali di questo istituto, sostiene quindi che prima si debbano introdurre nuove garanzie che rispondano ai bisogni degli imputati e soltanto dopo si potrà pensare a una riforma della prescrizione. L’anomalia italiana non sarebbe quindi nella prescrizione, ma nelle condizioni di svolgimento dei processi che finiscono per renderla necessaria. «Il 70% dei reati viene prescritto prima che si concluda il primo grado di giudizio – ha aggiunto Pignone – E nel 50% di questi casi, addirittura in fase di indagini preliminari, cioè ancora prima che inizi il processo vero e proprio».

A moderare il dibattito, che si  svolto questa sera al Collegio De Filippi, il giornalista Matteo Inzaghi e seduti al tavolo dei relatori: Elisabetta Brusa presidente dell’ordine degli avvocati Varese, Fabio Margarini presidente della camera penale Varese, Felice Isnardi ex procuratore della repubblica di Varese e Davide Iaconianni studente di giurisprudenza dell’Università dell’Insubria. In video  invece intervento Sabino Cassese, giurista ed ex giudice della Corte Costituzionale. 

Valentina Fumagalli

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