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Territorio | 08 febbraio 2020, 17:03

IMPRESA COMPIUTA - Fulvio Rinaldi di corsa in vetta al Kilimanjaro: «Venite, vi porto su con me» FOTO E VIDEO

Alle 4.50 di ieri, con il termometro che segnava -10°, il runner di Bisuschio ha raggiunto quota 5.895 metri, la cima della montagna simbolo dell’Africa: VareseNoi, Runner Varese e Gruppo Paracadutisti di Varese erano al suo fianco. Ecco il suo diario

Fulvio Rinaldi festeggia la sua impresa: il Kilimanjaro è conquistato!

Fulvio Rinaldi festeggia la sua impresa: il Kilimanjaro è conquistato!

Ce l’ha fatta, Fulvio Rinaldi.

Il runner di Bisuschio ha portato a termine la sua impresa, che vi avevamo presentato lunedì scorso, giorno della partenza: conquistare la vetta del Kilimanjaro di corsa. Cinque le tappe, da 1000 metri di dislivello l’una, in compagnia di un gruppo che si è dedicato a un trekking davvero mozzafiato. L’arrivo a 5.895 metri d’altezza alle 4.50 della mattinata di ieri, venerdì 7 febbraio, con -10° sul termometro. L’impresa è compiuta. 

Fulvio ha idealmente portato in vetta VareseNoi e tutti i suoi lettori, con il logo del giornale ben saldo sulle sue spalle, appeso allo zaino; insieme a lui anche i Runner Varese e il Gruppo Paracadutisti di Varese, con le bandiere sventolate alla sommità del vulcano della Tanzania. 

La cosa più bella però è che ora Fulvio ci porterà davvero in cima alla montagna simbolo dell’Africa, attraverso il suo diario, le sue foto e i video.

Grazie, Fulvio. E complimenti per la tua impresa! 

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RUNNING ON KILIMANJARO 2020 

PRIMA TAPPA - martedì 04/02/2020
La prima tappa è stata faticosa nonostante fosse breve. Lo spostamento dall’hotel all’ingresso del parco del Kilimanjaro è stato un po’ pesante: 150 chilometri con la jeep sono devastanti. All’arrivo al parco conosciamo il resto degli accompagnatori per questa nostra spedizione, di cui 3 guide, 19 portatori, 1 cuoco, 1 aiuto cuoco. Prima di partire un generoso pranzo ci viene offerto dalla guide che ci spiegano anche come sarà organizzata la giornata. Dopo qualche foto di rito finalmente si parte, anche se in realtà devo aspettare ancora 500 metri per poter cominciare a correre per passare il bivio che divide i percorsi.

La sfida ha inizio! Il percorso è tra sassi, radici e terra rossa all’interno della foresta pluviale. All’inizio mi trovo a superare i gruppi di trekker partiti più o meno con noi, ma poi sono solo io in mezzo al nulla: una sensazione indescrivibile. Verso la fine del percorso comincia a piovigginare, non è fastidiosa ma rende il terreno fangoso e le rocce scivolose, rallento un po’ per evitare cadute. Dopo aver superato anche i portatori arrivo tranquillo a “Mandara Hut”, a 2720 metri d’altezza, in 1 ora e 20 minuti. Ho corso più di un'ora e non mi sono nemmeno accorto tanto mi sono goduto il bellissimo percorso.  

SECONDA TAPPA - mercoledì 05/02/2020
La nottata non è stata il massimo: non sono riuscito a riposare bene. Dopo colazione si preparano le borse e gli zaini e si comincia a camminare: anche stamattina mi tocca aspettare prima di poter scattare con il mio passo di corsa. Al primo bivio deviamo per una piccola sosta ad ammirare un vecchio vulcano, di cui ormai la vegetazione ha coperto le tracce, ma la meraviglia è alle nostre spalle perché si comincia a vedere la vetta del Kilimanjaro.

La mia corsa comincia da qui. Anche stamattina sono a superare trekker e portatori, ma mi bastano pochi chilometri per rimanere solo senza nessuno davanti; ogni tanto incontro qualche portatore che sta scendendo. Dopo due ore mi fermo in in area organizzata per pranzare: mi trovo già a 3440 metri d’altezza, dove comincio ad aspettare i miei compagni di spedizione, gli ho promesso che avremmo pranzato insieme.L’attesa si fa lunga e il vento comincia a raffreddarmi, cerco riparo nella casetta adibita a bagni.

Dopo circa un’ora e dieci arrivano tutti e finalmente si pranza, nell’area arrivano anche altri trekker e portatori che si uniscono a noi. Stiamo fermi poco più di mezz’ora, il vento si è alzato parecchio e decidiamo di ripartire, ma dopo un centinaio di metri mi devo fermare ancora: è tornato di nuovo il caldo e anche se ogni tanto c’è qualche folata di vento, la natura ai lati del sentiero mi protegge.

Proseguo la mia corsa tra un su e giù piacevole, che mi permette di guadagnare anche gli ultimi metri di altitudine. Arrivo a “Horombo Hut” in un tempo calcolato di sola corsa di 2.50 ore: mi trovo ora a 3720 metri di altitudine, questa volta la struttura è molto più grande. Il tempo è di nuovo cambiato e sono in mezzo alle nuvole. 

TERZA TAPPA - giovedì 06/02/2020
Stavolta ho riposato un po’ meglio. Ci svegliamo e in un bellissimo cielo azzurro spiccano la vetta del Kilimanjaro e la vetta del Mawenzi. Dopo la colazione e gli ultimi preparativi ho il piacere di conoscere il campione africano per la salita più veloce al Kilimanjaro (in sole 8 ore!): ovviamente scatta subito la foto insieme. Dopo un centinaio di metri e alcune foto con il resto del gruppo, comincio a correre. Subito però si fa sentire la quota partendo da 3.800 metri, dopo i 4.300 devo alternare la corsa a una camminata veloce per far rientrare i battiti, che ad altitudini così elevate sono altissimi.  

Il paesaggio interno è spettacolare: la vegetazione è sparita intorno ai 4000 metri ed è ora sostituita da un deserto di terra e pietre rossicce. Mi trovo di nuovo nel nulla in solitaria, gli unici rumori che sento sono il vento e il mio respiro, continuo ad andare avanti sempre più felice perché mi sto avvicinando sempre di più alla vetta. C

on un totale di 2.23 ore arrivo a “Kibo Hot”, a 4.720 metri di altezza, dove trovo solo portatori e qualche trekker che torna dalla vetta. Mi cambio velocemente la maglia sudata e mi metto comodo al sole, dove aspetterò per un 1 ora e 20 i miei compagni d’avventura. 

QUARTA TAPPA - venerdì 07/02/20, ore 6.25: LA VETTA 
Il tentativo alla vetta comincia alle 23 della sera precedente. Si comincia con le ultime preparazioni e una piccola colazione con tè e biscotti. La partenza è fissata per l’1.00; si parte con la luce frontale, che però per i primi metri di dislivello non utilizziamo grazie a una stupenda luna piena che illumina la valle. Resto con i miei compagni a fare la salita, troppo difficile da poter fare di corsa senza qualche giorno in più di acclimamento.

La salita è subito impegnativa, io sono allenato e non ho problemi a tenere il passo, che è lento ma costante, alcuni invece danno segni di affaticamento. Lungo il percorso troviamo altri trekker in difficoltà per problemi di altitudine. Con piccole pause continuiamo a salire, fino a portarci ai 5.685 metri: la difficoltà è davvero aumentata parecchio, anche la testa e lo stomaco cominciano a farsi sentire. Qui ci attende un ginger the caldo, che ci rigenera.

Questo punto è importante perché da qui si parte per la vetta, dove c’è neve e molto freddo per via del vento gelido: cambio il mio equipaggiamento che fino a prima era da runner; ora divento alpinista. Il passaggio tra la costa e la cresta innevata al buio è difficoltosa, anche perché incrocia il punto di risalita dell’altra via; ora ci sono parecchi altri trekker che stanno salendo. Il vento gelido, la poca visibilità, il mal di testa e la nausea ci rallentano un po’, ma passo dopo passo riusciamo ad arrivare alla vetta.

Alle 6.25, con una grande emozione che cancella tutta la fatica e le sofferenze, realizzo il mio grande sogno di conquistare la vetta del Kilimanjaro! 

Nasce però un piccolo problema: ci sono un sacco di persone che vogliono fare le foto davanti al segnale della vetta, quindi ci mettiamo in fila al freddo per avere qualche minuto di gloria, per fortuna però il vento si è un po’ placato ed è finalmente l’alba, con un bellissimo sole. Passano almeno 35 minuti e la guida ci obbliga a tornare indietro: sì, perché non possiamo stare troppo tempo in alta quota!  

Devo rinunciare a correre sulla neve, purtroppo alcuni tratti sono esposti e non avendo i ramponcini non posso rischiare (effettivamente per fare il trekking si potevano evitare ma per correre sarebbero stati necessari). Dai 5.685 metri di altezza mi tolgo però giacca e pantaloni da alpinista e corro in discesa, giù fino a “Kibo Hot” in poco meno di un’ora. 

La giornata non è ancora finita, quando arrivano i miei compagni ci cambiamo, pranziamo velocemente, risistemiamo le borse e gli zaini che avevamo scaricato e cambiamo equipaggiamento. Dopo le 12.50 si riparte per tornare a “Horombo Hut”, a 3720 metri. Parto camminando per scambiare due chiacchiere con i compagni sull’impresa che abbiamo da poco compiuto, dopodiché comincio a correre per le discese e in un’ora sono già giù: finalmente posso rilassarmi un po’ e riguardare le foto fatte in vetta. 

QUINTA TAPPA - sabato 08/02/2020
Ultima giornata! Dopo una lunga dormita, si comincia presto, alle 6.50, con una bella colazione; sistemo le ultime cose e si parte. Scambio due chiacchiere con i compagni e la guida, li saluto e comincio la mia discesa verso “Mandara Hut”, a 2720 metri.

C’è un bel sole ma la partenza mi obbliga ad un abbigliamento “lungo” per via del vento gelido; non faccio molto chilometri che mi metto in calzoncini e maglietta: ora so di stare bene. Incontro solo portatori in discesa sul mio percorso e anche questa volata la faccio solo, in mezzo alla natura africana. Faccio un breve pausa a “Mandara Hut” giusto per reintegrarmi, il percorso finora è stato tutto sotto il sole, ora invece rientro nella foresta pluviale: tutto il resto del percorso sarà in ombra ma molto piacevole.

Dopo la lunga dormita le gambe stamattina volano sul sentiero in discesa, in 2 ore e 30 sono a “Marangu Gate” da dove l’avventura è cominciata! 

I CAMPI
Dimenticavo, le giornate ai campi erano molto semplici: all’arrivo, prima dell’assegnazione dei bivacchi, veniva offerto il the con i popcorn (un’usanza in Tanzania), poi ci si dava una rinfrescata come si poteva: portavano sempre dell’acqua calda e ciotole per lavarsi (ovviamente le docce non esistono); verso le 18.00/18.30 c’era la cena.

La cena cominciava sempre con una zuppa, poi stufato di verdure a volte con la variante di carne o pollo da abbinare al riso (una sola volta la pasta); non mancavano mai il pane e la frutta, con il the si pasteggiava anche. La colazione era ricca: pane tostato, crepes, uova fritte e a volte anche dei würstel, senza dimenticare l’immancabile the. Mentre si aspettava la cena e dopo cena facevamo passare il tempo giocando a carte. Massimo alle 20.30/21.00 si andava ai bivacchi per dormire.

 

redazione

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