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Calcio | 22 gennaio 2020, 13:03

Era il 22 gennaio 2016 e Luca Alfano scriveva: «Vado in trasferta e vedo stadi moderni. A Varese è un'eresia anche solo parlarne. Il pallone è felicità...»

Fa sensazione rileggere le parole di Luca Alfano datate esattamente 22 gennaio 2016: quasi premonitrici, sicuramente inascoltate. «Il calcio fa felici i bambini e i pensionati, il calcio è l'Alfredo in carrozzina, il Rinaldo e Lario Mambretti. Perché sparare a zero sullo stadio e sul pallone a Varese?»

Era il 22 gennaio 2016 e Luca Alfano scriveva: «Vado in trasferta e vedo stadi moderni. A Varese è un'eresia anche solo parlarne. Il pallone è felicità...»

22 gennaio 2016: quattro anni esatti sono passati e fa specie rileggere il post di Luca Alfano, tifosissimo biancorosso, sullo stadio Franco Ossola e sul Varese. Non solo ora l'impianto è chiuso, se non per gli allenamenti sul sintetico dei bimbi e dei ragazzini dell'Accademia Varese o per qualche occasionale partita sul campo centrale, ma in città pare che il valore del calcio, e del Varese Calcio, interessi solo ai tifosi e a chi tiene in vita una squadra in terza categoria per la storia e per loro, oltre che a una società giovanile che dà sbocco ai ragazzini che vogliono indossare la maglia con i colori della città.

Ecco l'intervento di Luca Alfano del 22 gennaio 2016: qualcosa è cambiato? La risposta datela voi. Di sicuro mancano Lario Mambretti, che insieme alla sua Marisa aspetta di rivedere il Varese nascosto in qualche nuvola del Sacro Monte, come manca tantisssimo Alfredo Luini che, sempre più raramente, riesce ad uscire dalla sua casa di Bobbiate. Ma con il Varese di nuovo in campo ogni domenica allo stadio, farebbe il diavolo a quattro per farsi portare a Masnago. A costo di chiamare un elicottero...

«Che poi mi chiedevo... Tutte le città investono su sport e impianti sportivi, appena a Varese si parla di calcio e stadio, apriti cielo. Ma spiegatemi tutto questo accanimento verso un pallone che rotola perché non riesco proprio a capire.

Quando vado in trasferta vedo delle bellissime strutture innovative in piccoli paesi, poi torno a casa e mi chiedo perché Varese non debba avere una struttura all'altezza della città. E anche se parte dei soldi arrivasse dal Comune, dov'è il problema? Stadio o non stadio, asfaltature e potatura vanno fatte, e non sono certo in concorrenza con il Franco Ossola.

Il calcio non è solo un pallone che rotola: calcio è aggregazione con centinaia o migliaia di persone che si incontrano ogni domenica, calcio è far felici centinaia di bambini visto che si investe sempre poco sul nostro futuro, calcio è il pensionato che va a vedere gli allenamenti invece di chiudersi in casa, calcio è l'Alfredo che viene allo stadio ogni domenica (e non sapete quanto è felice l'Alfredo quando entra allo stadio)

Calcio è il signor Rinaldo a 84 anni: ogni volta che il Varese gioca in casa, va a prendere in una casa di cura, dove risiede, il suo amico di una vita Lario Mambretti di 93 anni per portarlo al Franco Ossola. 
Il calcio ha salvato la vita a molte persone, per primo a me, ed è lo sport più seguito in Italia: o siamo tutti matti, o forse qualcosa di buono il calcio ce l'ha.

Lo stadio di Varese ha bisogno di una ristrutturazione immediata, soprattutto per la sicurezza delle persone che lo frequentano. Poi ognuno può avere opinioni diverse, ma è inutile sparare a zero o alzare le spalle quando si parla di calcio e stadio a Varese perché dietro ad un pallone ci sono milioni di cuori che battono».

Redazione

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