/ Eventi

Eventi | 15 gennaio 2020, 17:27

Sant'Antonio Abate, non solo alla Motta: sarà festa in tutta la provincia

Il tradizionale falò di domani alla Motta non è l'unica manifestazione di una ricorrenza sentitissima. Molte le chiese dedicate al protettore degli animali in tutto il Varesotto: quella di venerdì 17 gennaio è una festa importante per la civiltà rurale ed anche molto partecipata dai cittadini con i loro animali

Sant'Antonio Abate, non solo alla Motta: sarà festa in tutta la provincia

Una ricorrenza cara al mondo agricolo, ma non solo. La festa di Sant’Antonio Abate, infatti, è entrata da tempo immemorabile nel cuore dei varesini che ne mantengono intatte le tradizioni, come quella del falò. E così anche domani sera, la città Varese attende per domani l’inizio delle celebrazioni dedicate a Sant’Antonio Abate nella chiesa a lui dedicata.

Il tradizionale “falò” della Motta è uno degli eventi più importanti e noti tra le celebrazioni in onore del santo nato in Egitto, che si susseguono in tutta Italia: la ricorrenza cade il 17 gennaio, ma a Varese il calendario degli eventi inizia domani (giovedì 16) con la prima Messa alle 10.30 e la benedizione delle candele, seguita alle 21 dall’accensione del falò di Sant’Antonio alla presenza delle autorità cittadine.

Giovedì 17, nel giorno dedicato al Santo, il programma è ancora più intenso: messa alle 8, 9, 10 e 18, oltre alla celebrazione eucaristica solenne delle ore 11 alla quale farà seguito (intorno a mezzogiorno) la Benedizione degli animali e dei Pani e il lancio dei palloncini. “E’ una festa che ogni paese rurale, dalle Prealpi alla pianura, vivrà con la Messa e la partecipazione degli agricoltori, con i loro mezzi agricoli e i loro animali” dice il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. 

 

Agricoltori e allevatori si ritroveranno quindi nei rispettivi paesi e parrocchie per celebrare una festa di antica origine e ancor oggi celebrata come un tratto d’unione tra le generazioni che operano nel settore primario: molte, infatti, sono le chiese dedicate a Sant’Antonio Abate in tutta la provincia, da Olgiate Olona a Saronno, da Gallarate a Cuasso al Monte, e ancora Busto Arsizio, Sesto Calende, Ferno.

L'iconografia raffigura sempre un porcello munito di campanella a fianco del santo egiziano: la leggenda vuole che il porcellino sia stato “complice“ nell’aiutare Sant’Antonio a rubare il fuoco degli inferi per donarlo al popolo, che soffriva il freddo.

La storia, invece, ricorda che i canonici di Sant’Antonio avevano ottenuto il permesso di allevare i maiali all’interno de centri abitati: il grasso di maiale era infatti utilizzato come emolliente per le piaghe provocate dal “fuoco di S. Antonio”, che l’ordine curava negli hospitii od ospedali che era deputato a gestire. L'Ordine antoniano lasciò, dunque, traccia del suo passaggio attraverso una serie pressoché infinita di ospedali (tutt’oggi dedicati al Santo) presenti anche sul territorio della nostra provincia.

Redazione

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore