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Varese | 01 gennaio 2020, 09:34

FOTO E VIDEO. Una doccia o un pasto caldo, un vestito, un paio di scarpe, un abbraccio: molto più di un cenone all'oratorio di Giubiano

Chi vive con poco o nulla ha trovato tutto al cenone solidale dell'oratorio di Giubiano, dove i volontari pagano di tasca propria anche l'affitto della sala. Mario è tornato perché «qui l’anno scorso è stata la sera più bella da quando è scomparsa mia moglie». Buon 2020 a tutti quelli che provano attenzione per gli altri

FOTO E VIDEO. Una doccia o un pasto caldo, un vestito, un paio di scarpe, un abbraccio: molto più di un cenone all'oratorio di Giubiano

La Varese più bella ha scaldato ancora una volta il salone dell’oratorio di Giubiano per accogliere chi vive con poco o niente. Ognuno con la sua storia, senza domande, senza risposte, è arrivato grazie al benefico passaparola dei volontari guidati, non comandati, da Luisa Oprandi. Per molti è stata l’occasione di una doccia calda, di un pasto caldo, di un caldo quanto raro abbraccio, di un vestito e un paio di scarpe, usato pulito e proprio per questo con il valore aggiunto del calore di chi l’ha donato.

Nel salone dell’oratorio di Giubiano, dove i volontari si sono pagati l'affitto di tasca propria, il colore è uno solo, la lingua è una sola, l’attenzione per gli altri è la stessa di sempre della Varese più bella. L’odore, le facce e le mani raccontano mille storie a chi le vuole vedere, ascoltare. Solo una sera sì ma per molti arrivati a sedersi a tavola significa tanto. Spalla a spalla con chi si conosce e con chi no, passandogli l’acqua, il piatto, un sorriso.

Mario è tornato quest’anno perché «qui l’anno scorso è stata la sera più bella da quando è scomparsa mia moglie». Ha una casa, figli e nipoti che lo credono a letto. Anche stavolta, per lui è stata una bella serata, in un posto dove non si è sentito di troppo. Anche stavolta è arrivato, ha preso il suo piatto di risotto, ha scambiato due parole con chi lo ha accolto e poi si è perso guardandosi intorno, sentendo di avere qualcosa in comune con chi una casa e una famiglia non ce l’ha più e al tempo stesso provando un senso di colpa perché «io ho tutto il necessario per vivere dignitosamente, mentre questa gente sopravvive con dignità e nient’altro». Un pensiero fisso che spinge Mario ad andarsene prima del brindisi, come ha fatto l’anno scorso, perché «scambiare auguri di buon anno mi sembra di prendermi e prendere in giro».

Grazie a persone come Luisa e alla sua squadra di volontari di ogni età, nel salone dell’oratorio di Giubiano una volta cinema teatro dove suonava “Il segno dei tempi” papà del “Distretto 51” e dove andò in scena per anni il musical “El barchett de Boffalora”, da più di dieci anni nell’ultima sera dell’anno c’è un odore, un calore, facce e mani che donano, raccontano e insegnano tanto. 

Un privilegio anche solo metter dentro la testa per poi tornare ognuno alla propria vita ma con molte più domande e sempre meno risposte.

     

Roberto Bof

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