/ Opinioni

Che tempo fa

Cerca nel web

Opinioni | 25 dicembre 2019, 16:32

L'AUGURIO. Saliamo su una montagna o in collina e guardiamo lontano. Invece di parlarci addosso

Su una montagna varesina o da una collina del lago Maggiore possiamo ancora guardare lontano, stupirci e renderci conto che non siamo un’isola, bensì abbracciamo altri territori. E con loro possiamo costruire invece di lodarci e parlarci addosso

L'AUGURIO. Saliamo su una montagna o in collina e guardiamo lontano. Invece di parlarci addosso

Su una collina in Piemonte, amo prendere le distanze. La mia città, la mia provincia sono così vicine, ma io posso osservarle come se confabulassero lontano da me. Lo stesso lago Maggiore, tutta la sua parte lombarda (perché noi ci sforziamo spesso di piazzare confini nella natura) è lì, immortalato in un tramonto prematuro.

Sullo sfondo dominano le montagne, in una giornata traboccante di limpidezza, ma non mancano di attirare l’attenzione i grattacieli di Milano. Ho visto la stupenda foto di Gianluca Bertoni al Sacro Monte (leggi qui).

Io sono sulla sponda piemontese e mi rendo conto che a lungo eravamo convinti che quei grattacieli fossero di Busto. Poi si sono moltiplicati e il dubbio ci ha colto.

Perché dico questo? Perché in questo Natale più che mai, dall’inverno esitante eppure rivelatore, sento come sia opportuno prendere le distanze.

Osservarci da fuori, stupirci e renderci conto che non siamo un’isola, bensì abbracciamo altri territori. E con loro possiamo costruire.

Perché se pensiamo: che fighi, la nostra provincia vede l’aumento della qualità della vita e stiamo lì a parlarci addosso, ma non ci rendiamo conto che siamo preziosi anche perché abbracciati ad altri, siamo incamminati sul declino.

Mentre osservo la natura così poco natalizia e sento la mancanza della neve che congelava i pensieri più pericolosi delle feste, mi viene in mente un’altra foto.

Mi riferisco a quella della porta di luce a Busto Arsizio vicino al santuario di Santa Maria. L’avevo vista sui social e mi pareva ingombrante, chiassosa, ma non commentavo perché dal vivo non l’avevo osservata (1) e perché non l’ha prescritto il dottore di fornire un parere su tutto (2).

Finché sono approdata in centro. Ho fatto fatica a riconoscerla. Molto meno appariscente, forse persino defilata. Anche perché vicino c’è il santuario, più meraviglioso e avvolgente a ogni sguardo. E poi il presepe, con il suo candore.

Vedete, ribalto tutto. Vedo da vicino e prendo le distanze da facili bocciature digitali.

Il centro risuona di bicchieri che si incontrano, mentre gli umani si perdono di vista, in fuga verso pranzi e cene.

Stasera vorrei essere tanto al Sacro Monte oppure sulla mia collina piemontese a invocare altra neve.

Vorrei prendere le distanze dalle ferite, dall’indifferenza che cerca di oscurare le nostre città. 

Ma capisco che il tempo sia finito. Che anche quando sei fuori a tirare le palle di neve o a giocare nel buio, sai che ci sarà un momento in cui dovrai entrare. Dentro, ti stupirai di contemplare la stessa scena, come se qualcosa debba essere diverso per forza.

Ma il calore che ti afferra e ti fa sedere accanto ai tuoi, ti dice che hai fatto bene a rientrare.

Che sulla collina osservi, capisci cosa fare magari, ma qui dai corpo alle tue azioni.

E Natale è tempo di azione. Quando saranno spente tutte queste luci, potremo accendere le altre. Quelle che nessuno vede, che nessuna indagine documenta. Ma che rende così speciale questa provincia, luogo dove vivere e bene.

Marilena Lualdi

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore