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Territorio | 20 novembre 2019, 00:27

IL LIBRO. Storia di Eliana, da Isola d'Istria a Buguggiate. Quando l'umanità batte guerra, fame e crudeltà

Marinella e Jacopo, figlia e nipote di Eliana Lucia Davanzo, hanno emozionato la sala consiliare di Buguggiate facendo rivivere la straordinaria storia di una donna istriana che partì dalla sua terra "senza scappare", trovò un'accoglienza a Trieste forse peggiore della guerra e un approdo felice nella nostra provincia

Jacopo e Marinella, nipote e figlia di Eliana Lucia Davanzo, con il "Quaderno d'Istria" presentato a Buguggiate: un miracoloso concentrato di sofferenza, umanità e caparbietà di una donna partita da Isola d'istria, approdata a Trieste e infine a Buguggiate scavalcando guerra, abbandono e crudeltà

Jacopo e Marinella, nipote e figlia di Eliana Lucia Davanzo, con il "Quaderno d'Istria" presentato a Buguggiate: un miracoloso concentrato di sofferenza, umanità e caparbietà di una donna partita da Isola d'istria, approdata a Trieste e infine a Buguggiate scavalcando guerra, abbandono e crudeltà

«Eravamo una famiglia serena, si viveva in un paese stupendo su pianure e colline dove nasceva tutto, frutta, cereali, verdure di ogni tipo, patate e tanta buona uva per la produzione di vini di alta qualità, pascoli, piccoli cantieri navali... tutto circondato dal meraviglioso mare Adriatico con il suo azzurro intenso, che con il suo pesce squisito sfamava tantissime persone. Senza dimenticare il turismo che già allora era molto prosperoso». (Isola d'Istria, prima della seconda guerra mondiale)

«Chiudo gli occhi e ho davanti un enorme casermone chiamato Silos, adibito per ricevere merci dalle navi mercantili. Sporcizia ovunque, buio pesto, barlume di luce da finestre troppo sporche, camerone centrale al primo piano, quattro teloni con due paletti fissi sul pavimento per formare un quadrato: questo era il nostro appartamento. Avevo davanti i prati di casa mia e la mia vita e adesso, qui, piangevo e gridavo “mamma voglio tornare a casa”». (Trieste, dopo la guerra)

La storia di Eliana Lucia Davanzo, radunata nel "Quaderno d'Istria" edito da Macchione (acquistabile online su Amazon, ibs e sui siti di Feltrinelli e Mondadori), racconta le emozioni e la dignità di una donna istriana, di una famiglia, di un popolo, di un pezzo d'umanità: mancata poco prima dell'uscita del libro, Eliana rivive nel quaderno e nelle parole della figlia Marinella Musizza e del nipote Jacopo durante la serata organizzata a Buguggiate in sala consiliare dove è parso davvero di vivere una storia, anzi la storia, partita da Isola d'Istria, approdata a Trieste e quindi a Buguggiate, i "porti" non di un'esule istriana, e nemmeno di una profuga ma, come avrebbe voluto farsi ricordare Lilly, di una migrante regolare

«La famiglia di mia mamma - ha detto la figlia Marinella - non è scappata da Isola d'Istria. Ha cercato e voluto l'autorizzazione dal maresciallo Tito per andare in Italia, sapendo che avrebbe perso tutto, casa, terra, affetti. Mia mamma non è scappato ma è partita».

«La mamma è nata a Isola d’Ischia il 12 dicembre del 36 - ha ricordato Marinella - viveva in un'oasi felice con un papà pescatore, parenti agricoltori, andava a scuola e si dedicava al teatro. Poi tutto è cambiato». Con la guerra e con qualcosa forse di ancora peggiore, cioè l'accoglienza a Trieste.

«L'idea del libro nasce dieci anni fa anche se quando si apprestava a scrivere qualche ricordo, mamma sentiva troppa tristezza e angoscia, e alla fine richiudeva le pagine del quaderno. Due anni e mezzo fa, rivedendosi nei profughi e nel loro dolore, si è decisa: ha preso un quaderno e ha iniziato a scrivere».

«Ci raccontava queste cose non per dovere ma con nostalgia - dice Jacopo, uno dei due nipoti, l'altro è Nicolò, anche lui presente a Buguggiate - le sue parole erano intrise di una ricchezza morale e familiare, di un attaccamento alla terra quasi religioso. Le ricette, il dialetto, il paesaggio: a me e a Nicolò a volte sembrava e sembra ancora di essere a Isola d'Istria».

«Bimbe e bimbi cari, genitori, maestre e suore, l’Italia è entrata in guerra: per voi bambini è difficile capire tutto ciò ma il film di Topolino non sarà più proiettato. Me ne rammarico» (così Eliana, a 4 anni, seppe dell'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno del 1940).

Ancora Jacopo: «Andando per boschi e colline a Isola d'Istria (c'era già la guerra) e cercando pigne per accendere il fuoco, una volta il fratello della nonna, Eli, trovò un militare serbo ferito, nemico dei tedeschi per cui lavorava il mio bisnonno Bepi. Mentre due tedeschi cenavano in casa, tenevano nascosto in una stanza il soldato serbo da curare, perché la bisnonna diceva: anche lui è nostro fratello. Tolto il proiettile e guarito l'ospite, il fratellone di mia nonna lo accompagnò al confine».

«Caro quaderno - scrive Eliana ricordando il periodo in Istria - le sigarette facevano compagnia a papà quando si imbarcava per andare a pescare. Un giorno che non ne aveva più, scivolai fuori di casa anche se c’era il coprifuoco e mi trovai davanti due marcantoni che impugnarono i fucili e dissero "Aktung!"». Eliana a quel punto prese per mano i due soldati tedeschi e si fece accompagnare a prendere le sigarette...

La fame e la crudeltà della guerra erano nulla rispetto alle umiliazioni e ai dolori che Eliana e la sua famiglia avrebbero vissuto negli anni successivi a Trieste. Essere istriani non voleva dire più nulla, «né quando vivevano a casa loro, né a Trieste». «Gli istriani vengono trattati da Tito come fascisti e, in Italia, come appestati o comunisti» (Giorgio Delodovici, dottore magistrale in scienze storiche, presente alla serata di Buguggiate).

«Arrivammo al confine presidiato dagli angloamericani, che ci guardavano con compassione - scrive Eliana - "Avete fame?" chiesero loro. "Anche sete" disse la mamma. D'un tratto i soldati portarono panini con un formaggio giallo un po’ salato, ma andava benissimo. Ci diedero da bere aranciata fresca, poi a ognuno di noi consegnarono una tavoletta di cioccolato. Ammirata li ringraziai».

Andarono a Trieste con speranza (“Mi sento figlia di nessuno”) ma quell’esperienza fu peggiore di quella precedente. E arrivò la tristezza, l’amarezza per aver perso sia di là che di qua: persa la terra, persa la speranza nel Silos triestino che "accolse" la famiglia di Eliana. 

«Chiudo gli occhi e ho davanti un enorme casermone chiamato Silos che un tempo era adibito per ricevere le merci dalle navi mercantili, un enorme magazzino di tre piani ormai fuori uso. La sporcizia era ovunque, c'era buio pesto, dalle finestre non trapelava che un barlume di luce poiché erano troppo sporche. Ci trovarono posto al primo piano in un camerone centrale, ci diedero quattro teloni con dei paletti fissati sul pavimento per formare un quadrato: questo era il nostro appartamento. Andammo a lavarci le mani e il viso, è difficile descrivere i lavelli e i servizi igienici che dovevano servire per tante, tante persone. Era tutto disgustoso. Avevo davanti i prati, la mia casa, la mia vita, e dopo tanti anni di pericolo fu questa la prima volta che piansi disperatamente. Gridavo “mamma, voglio tornare a casa” ma lei non poteva rispondermi, questa volta non riusciva a trovare le parole giuste».

«Nonna Lilly andava a fare la spesa a Trieste - ricorda Jacopo - ed una volta, entrando in una panetteria dov'erano presenti alcune signore altolocate, venne insultata in dialetto triestino. Il senso era: cosa fai tu qui, nessuno ti fa la carità. I panettieri, anche loro triestini ma con cuore, difesero Lilly dandole il pane e facendo uscire le "signore"».

«In questo quaderno colpisce la freschezza del linguaggio, la levità da bambina e la lucidità con cui Eliana descrive i fatti come se fossero accaduti un giorno, e non settant'anni, prima» (Angela Borghi, assessore e moderatrice dell'incontro a Buguggiate). 

«Ancora una volta chiesi a mamma: era proprio necessario lasciare il nostro paese e venire in un posto dove nessuno ci accetta?» (domanda di Eliana letta da Dante Melito, il drammaturgo che ha interpretato alcuni passi del quaderno).

Nella foto di copertina si vede Eliana (la prima a sinistra) e quattro amiche al silos di Trieste con le bandiere di Fiume, Trieste, Italia, Istria e Zara pronte e felici prima di interpretare una rappresentazione teatrale simbolo di unione e fratellanza. Una volta salite sul palco, quando il pubblico capisce la loro provenienza (arrivavano tutte da Isola d'Istria o Pola), reagisce con fischi e insulti facendo saltare lo spettacolo.

«Chiudo questo incontro pieno anche di tristezza e rabbia con un sorriso - ha detto alla fine Jacopo, nel momento più emozionante e indimenticabile della seratal’uomo può essere spietato ma può anche dare speranza e un senso alla sofferenza. Lilly a 4 anni viene colpita da polmonite, come diagnostica il medico dei tedeschi che la visita su richiesta del papà che lavora per loro. Era già stato chiamato il sacerdote per l’estremo saluto. Ma c’era una lontana via d'uscita: le punture di penicillina in possesso degli americani. Una barca con lo stemma della Croce Rossa salpa verso l'ammiraglia degli alleati: i militari sono comprensivi e forniscono una cassa di medicinali con punture di penicillina. Nel giro di qualche settimana Lilly si riprende. La speranza è nella stessa umanità che a volte sembra negarla. Mia nonna guarì, arrivò a Trieste, poi a Buguggiate, diede alla vita alla mamma e a tutti noi che ora siamo qui a leggere il suo quaderno. Grazie a quella penicillina».    

Matteo Sambo, sindaco di Buguggiate, ha usato parole molto belle in una sala stracolma (la vita e la verità riempiono ancora il cuore di questo comune e del mondo): «Sono emozionato perché la signora Davanzo era arrivata la scorsa estate in comune a chiederci di poter presentare questo libro, poi a inizio settembre è mancata. Abbiamo qui la figlia e i nipoti, ma credo che sia qui con noi anche lei».

Pietro Macchione, l'editore: «Memoria è vita vissuta ed esperienza da tramandare. Questo libro vive di memoria: la foto di copertina l’ho scelta io, è un po’ rovinata ma non l’ho ritoccata perché fosse vera e si capisse che proviene da lontano. Vedete una bambina piccolina con quel sorriso e quella faccia tosta che ho ritrovato davvero in lei quando l'ho conosciuta. Per resistere a tutto ciò che ha vissuto Eliana, devi avere proprio quella faccia tosta e quella consapevolezza».

Giorgio Delodovici (dottore magistrale in scienze storiche): «Il quaderno racconta due storie, la prima di Eliana bambina a Isola d'Istria, con l'annuncio dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. La seconda con la liberazione dell'Istria da parte degli angloamericani e dei comunisti jugoslavi. Cito Eliana dalla seconda parte del libro: “Essere istriani non voleva già dire niente, per la Jugoslavia eravamo semplicemente italiani e fascisti"».

Quaderno d'Istria di Eliana Lucia Davanzo, Macchione Editore, 15 euro. Online su Amazon, ibs e sui siti di Feltrinelli e Mondadori.

«Mi chiamo Eliana Lucia Davanzo, sono nata a Isola d'Istria, paese meraviglioso, circondato da colline verdi, campi fioriti e dall'azzurro intenso del Mare Adriatico. A causa del susseguirsi di tragici eventi, la 2a guerra mondiale con l'occupazione tedesca e il dopo-guerra con la cessione di quei territori alla Jugoslavia, l'Istria e la Dalmazia furono dimenticate non solo dall'Italia ma anche da Trieste.

La guerra era cessata, ma per noi Istriani e Dalmati cominciava un'altra guerra, molto più dolorosa, quella dell'indifferenza, dell'abbandono; giorno dopo giorno subivamo offese, insulti.

Nel 1948 con grande dispiacere lasciammo la nostra terra per rimpatriare a Trieste. Lì ci aspettava un casermone chiamato "silos" e qui rimanemmo per sei interminabili e sofferenti anni in un ambiente a dir poco fatiscente.

Dopo tante sofferenze finalmente è arrivata la serenità: ora vivo con mio marito, anche lui istriano, a Buguggiate, un bel paese in provincia di Varese, circondati dall'amore della famiglia e di due splendidi nipoti».

Andrea Confalonieri

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