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Sport | 10 novembre 2019, 16:46

Quel Maran che a Varese divenne Generale

L'allenatore che fa sognare il Cagliari e un'isola intera raccontato con gli occhi di chi con lui visse il miracolo dei biancorossi a un passo dalla A. Le formazioni tra i tifosi alla Mezzaluna, il salame e lo spumante trentini, Maraner e la Campana dei Caduti: un tattico fenomenale con un'umanità contagiosa.

Maran con il suo secondo Maraner e Zecchin: quei tre "geni" che fecero sognare Varese

Maran con il suo secondo Maraner e Zecchin: quei tre "geni" che fecero sognare Varese

Questa magia che si chiama Cagliari. Siamo solo alla dodicesima giornata, è vero, ma a noi non stupisce se pensiamo che l'artefice di questo incantesimo si chiami Rolando Maran.

Lui che si mischiava con la gente con naturalezza, con i tifosi alla Mezzaluna dopo le partite in notturna al Franco Ossola. Lui che, una volta, prima di una partita contro il Brescia era con il nostro direttore, Il Confa per Maran e per gli amici, e fecero la formazione in pizzeria - Lui e Maraner, mica col Confa - tra un bicchierino di grappa e l'altro usando il tavolo come campo e i cicchetti come giocatori. Uno così, non può non avere qualcosa di speciale.

<Maran non accetta che si dica o si scriva qualcosa di lui riferito da altri, magari a Vicenza o soprattutto a Brescia dove ha sofferto e ha subito l’esonero più ingiusto e la ferita più grande della sua carriera quando gli venne preferito Zeman con le Rondinelle che volavano e poi crollarono – racconta Andrea Confalonieri -. Ma con il Varese e i varesini ha un rapporto davvero speciale e ce lo concederà. La curva, che all’inizio non perdonò l’addio di Sannino per il Siena, per esorcizzare la perdita dell’allenatore del secolo s’inventò un coretto per Maran che ci portò dai playout in cui eravamo sprofondati quando arrivò in panchina alla finale playoff. Il coretto lo ricordo, ma non lo dico perché voglio bene sia a Beppe sia a Rolando ma da lì, da quel coro, nacque il soprannome di "Generale Maran”>.

E il suo rapporto con Varese divenne indissolubile...

<Maran non dimentica. Maran ogni inizio stagione chiede che campionato farà il Varese. Come sta l’Alfredo. Cosa dicono i tifosi. Dov’è l’onorevole. Quanto gli manca  il pane e salame allo stadio. Tanto che il giorno del de profundis mi mandò questo messaggio: "Non riesco a credere che Varese non possa andare allo stadio per tifare la propria maglia.. è una cosa che non si può  nemmeno immaginare.. se penso che solo pochi anni fa si era cosi vicini alla serie A.. una cosa davvero triste.. Mi auspico che molto presto ci possa essere  un futuro calcistico adeguato a questa città.. con affetto Rolando M.">.

E il Maran  professionista?

<Maran è psicologo e tattico formidabile. Si esalta muovendo le pedine sulla scacchiera e confezionando il piano di guerra. Quando arrivò al Varese uno dei giocatori più forti, Jasmin Kurtic, non trovava posizione. Ricordo che Benny Carbone lo aveva schierato ovunque: centravanti, ala, interno di centrocampo, ma senza sortire l'effetto desiderato. Maran lo prese e gli disse: dove ti senti libero? E niente: lo mise là, a correre e cannoneggiare da tutte le posizioni nel cuore della squadra, e Kurtic da peggiore divenne migliore in campo. Non aveva bisogno di un ruolo, ma di libertà. Il suo ruolo era fare il Kurtic>.

A me ha fatto sempre sorridere il connubio Maran-Maraner. Un piccolo suffisso come se l'uno facesse parte dell'altro

<Senza Maraner è come se gli mancasse l’ombra nelle giornate di sole, l’ombrello quando piove. Una volta andiamo a Castellammare e Maran è solo perché Maraner, trentino come lui, è rimasto a Rovereto per un grave lutto in famiglia: in una epica telefonata dalla sede del ritiro mi disse con le lacrime agli occhi: “Vorrei vincere per Christian e ascoltare la campana dei caduti da solo, in silenzio, con lui. Il Varese perse perché lui voleva troppo, con tutte le sue forze, quella vittoria. E poi perché gli mancava l’ombra e l’ombrello. Ma quando Maraner va in panchina da solo perché Maran è squalificato vince sempre. A volte gli dicevo scherzando: vedi di farti squalificare che domenica dobbiamo vincere!>

Rimangono storici gli spumanti e i salami trentini che poi dovevano essere tagliati dal ds Mauro Milanese: chissà se è una tradizione che conserva anche oggi con il ds isolano Marcello Carli. Potrebbe essere questo il rito scaramantico per raggiungere obiettivi insperati.

Federica Rogato

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