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Sport | 10 novembre 2019, 21:44

IL COMMENTO. Pro-Alessandria racchiusa nel numero di spettatori: 999. E' mancato qualcosa...

Pubblico a tratti protagonista più dei protagonisti. La magia dello Speroni è garantita fin dall’omaggio (comune con gli alessandrini) ad Andrea Cecotti. E gli ultras tigrotti hanno voluto ricordare con uno striscione i vigili del fuoco uccisi ad Alessandria

Gli ultrà della Pro Patria onorano i pompieri alessandrini

Gli ultrà della Pro Patria onorano i pompieri alessandrini

Pochi brividi, e più per il freddo che ha fatto il suo ingresso ufficiale anche allo Speroni.  E tra quelli più legati al gioco, spicca forse la parata di Tornaghi nell’ultimo quarto d’ora.

Un pareggio a reti inviolate, quello tra Pro Patria e Alessandria, che non significa certo una partita immobile, piuttosto tanto movimento per nulla. L’avversaria non si presentava facile, anche se guardando alla posizione in classifica non è apparsa paragonabile alla “pari grado” Carrarese, almeno quella del secondo tempo due settimane fa a Busto.

«Una partita complessa contro un’avversaria difficile, dove abbiamo dato tutto» l’ha sintetizzata Javorcic.

E un match che assomiglia un po’ al numero degli spettatori: 999. È mancato qualcosa (da una parte come dall’altra), per imprimerle una personalità più marcata e afferrare il gol. 

Per i tigrotti comunque un punto che vuol dire un respiro in più e la speranza di aumentare la dose di ossigeno con le prossime due avversarie, prima del derby con il Novara: lì lo spirito tigrotto peraltro è più atteso che mai.

Kolay ha le sue occasioni, anche Pedone ci prova ma niente da fare. Mentre il secondo tempo si avvicina al finale, Javorcic toglie anche le applauditissime “guide” Colombo e Fietta, i tentativi di assalto ancora più giovane alla porta alessandrina si rivelano sempre generosi però infruttuosi. 

Pubblico a tratti più protagonista. La magia dello Speroni è garantita, fin dall’omaggio (comune con gli alessandrini) ad Andrea Cecotti.

Anche quando gli spalti sembrano più vuoti, le voci si alzano come a far tornare i conti alla perfezione. E gli ultras hanno voluto rendere omaggio con uno striscione ai vigili del fuoco uccisi ad Alessandria

L’allenatore tigrotto ha appunto sostenuto che la prestazione dei suoi è stata «un segno di spessore, un buon pareggio. Siamo stati bravi, ci è mancato quel piccolo passo in più per essere perfetti».

Visione del suo collega Scazzola non molto distante: «Potevamo vincere, ma oggi non era semplice. Quando la palla viene verticalizzata sempre, dovevamo adattarci».  

Ancora una volta, i tigrotti sono più duri con se stessi rispetto al mister, segnale della maturità anche dei giovani con cui si mettono in discussione. Come Lombardoni: «Il bicchiere è stato più mezzo vuoto, che mezzo pieno. Di fronte a questi avversari, dovevamo compattarci».

Una fase di particolare rammarico per i giocatori biancoblù? «Nella parte centrale del primo tempo e anche in quella del secondo abbiamo spinto abbastanza e creato delle occasioni che sfortunatamente non sono state sfruttate. Ma l’importante è crearle, queste occasioni, e poi i gol arriveranno». 

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L’omaggio ad Andrea Cecotti con i fiori deposti da Riccardo Colombo. Il messaggio dello Speroni è stato questo: 

"In una maledetta domenica di novembre del 1987, il calciatore tigrotto Andrea Cecotti, dopo un malore accusato sul campo da gioco, viene ricoverato d’urgenza all’Ospedale di Treviso, dove qualche giorno più tardi vola in cielo, lasciando la moglie Nadia e la piccola figlia Desy.

Nell’anniversario di questa tragica scomparsa, Pro Patria e Alessandria, le ultime due squadre in cui Cecotti aveva militato, si uniscono nel dolore e nel ricordo, esprimendo tutto il loro cordoglio.

In memoria di Andrea, il capitano della Pro Patria a nome di tutti i tifosi e della/e società depone un omaggio floreale ai piedi dello striscione dedicato all’indimenticato tigrotto.

Ciao Andrea, sei sempre con noi!".

Qui i video degli applausi per Fietta sostituito, la frase cruciale di Javorcic nel dopo partita e quella di Lombardoni.

Marilena Lualdi

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