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Calcio | 10 novembre 2019, 09:36

NOI NON DIMENTICHIAMO. Il Caccia: «Cara mamma Licia, Martino corre ancora insieme a noi nel suo campetto al Franco Ossola»

Il 10 novembre 2013 se ne andavano Martino Colombo con il fratello Luca e il papà Fabrizio. Marco Caccianiga ricorda così il giovanissimo cuore biancorosso della Scuola calcio del Varese 1910: «La corsa di Martino, l'appetito mai domo che gli valse il soprannome di Polpetta, le partite del Varese sugli spalti. Ciao figliolo»

Martino Colombo con la maglia biancorossa allo stadio Franco Ossola

Martino Colombo con la maglia biancorossa allo stadio Franco Ossola

Il 10 novembre non è un giorno come un altro. Non per noi. Non per Marco Caccianiga. Non per migliaia di persone che dal 10 novembre 2013 non dimenticano, anzi ricordano Martino Colombo, suo fratello Luca e il papà Fabrizio. Sono passati 6 anni da quella maledetta domenica mattina che si portò via un papà e due figli a Rivarolo Canavese per colpa delle esalazioni di monossido di una stufetta difettosa: furono trovati all'apparenza solo addormentati nella roulotte parcheggiata di fronte alla pista da motocross dove Luca avrebbe dovuto gareggiare.
Martino era un giovanissimo cuore biancorosso della Scuola Calcio del Varese 1910. Per Martino e per la sua famiglia lo stadio Franco Ossola si è sempre riempito con migliaia di persone e di bimbi riuniti nel loro ricordo prima delle partite del Varese: anche senza stadio, senza quel pubblico e senza quella squadra, noi non dimentichiamo e, grazie alle parole di Marco Caccianiga, ricordiamo così Martino e abbracciamo mamma Licia. Aspettando un giorno di poterlo tornare a fare nello stadio di Martino, in mezzo ai suoi amici, con i suoi biancorossi in campo e sugli spalti pronti a giocare per lui, come sempre e per sempre.

Dicono che la pioggia purifichi, faccia scivolare via lo stantio, lavi le coscienze, per chi la possiede. Piove sul mondo da vivere e sulle nostre malinconie, in questo novembre, da anni, sempre uguale. Non oggi. Oggi non voglio pioggia, o sole, o nuvole.

Lo vedo Martino, con il papà Fabrizio ed il fratello Luca. Lo stadio Franco Ossola, la nostra casa. Conosco ogni pietra, ogni anfratto, ogni respiro di anni formidabili. Martino guarda e mi sorride. Quanti giochi in quella gabbietta in sintetico che porta il suo nome. Calci e sorrisi e colpi di testa. Dovrà piovere molto nell'anima di chi ha usurpato i nostri sogni e umiliato il Santuario di mille e mille bambini.

La corsa di Martino, l'appetito mai domo che gli valse il soprannome di Polpetta, le partite del Varese sugli spalti. E poi il sole si oscura. Martino vola con il papà e Luca. Piovono lacrime.

Mamma Licia è in tutti noi. Vive nel loro nome. La sua serenità è forza, grazia, sogno. Guardo il mio stadio. Mestizia. Amarezza. Nostalgia e mai rimpianto.

Abbiamo scritto un pezzo di storia. Nessun Mangiafuoco potrà toglierci l'orgoglio di aver vissuto una fiaba incastonata nel sorriso di un meraviglioso bimbo che mi strizza l'occhio e mi saluta.

È tempo di andare da mamma Licia. Come ogni novembre, lustrando l'abito da Re. Ciao figliolo. Noi siamo tutti Martino.

Marco Caccianiga

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