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Busto | 08 novembre 2019, 16:24

IL RICORDO. Busto non dimentica Marco Sartori: l'uomo che visse combattendo per un'idea

L'8 novembre 2011 se ne andava a 48 anni Marco Sartori, protagonista della vita civile di Busto. Era un comunicatore vero: uno di quelli che dei social poteva fare a meno perché era troppo impegnato a vivere e a costruire qualcosa in cui credeva. Martedì a Milano il premio dell'Inail in suo onore

IL RICORDO. Busto non dimentica Marco Sartori: l'uomo che visse combattendo per un'idea

Marco Sartori era un comunicatore, ovvero uno di quelli che dei social poteva fare a meno. Quando se n’è andato, otto anni fa, non si erano ancora affacciati con prepotenza nelle nostre vite. Ma non importa, lui secondo me li avrebbe usati svogliatamente, perché era troppo impegnato in altro. A vivere e a costruire qualcosa in cui credeva.

Le rivivo, quelle ore senza senso. Quelle in cui la malattia sembrava vincere su di lui. Se ne andava Marco, nelle stesse ore in cui Busto Arsizio perdeva Giovanni Battista Roggia, il fondatore della biblioteca e un saggio senza tempo. Un intreccio del destino, uno dei tanti di quelli che esso combina.

Marco aveva 48 anni e una fame di vita contagiosa. Astro nascente della Lega, che poi l’aveva offuscato perché la luce incute timore. Poi riportato per merito al centro della scena e quindi arrivato a un ruolo come quello del presidente nazionale dell’Inail. Quando fece quel passo, un giorno parlavamo degli infortuni sul lavoro che erano in calo. Ma lui si ribellò con una certezza: anche un solo morto era troppo.

E ha lavorato, ha consumato le forze, non i sogni. Quelli mai.

Marco, mi dico, non avrebbe twittato, sparato cavolate, ritrattato, rilanciato. Non avrebbe parlato di sé sui social, per esistere. Perché esisteva già. Quando se n’è andato via, mi ha colpito la commozione che ha avvolto un istituto grande come l’Inail. Me lo ricorda la bellissima mail di un funzionario piemontese, Flavio, che ho conservato: quando aveva pubblicato un saggio, mi raccontò, Marco gli aveva scritto. E non un messaggio di circostanza. Ci tornerò, ma adesso vorrei mettere a fuoco due cose.

La prima, di anno in anno - e siamo alla sesta edizione - l’Inail ha rilanciato il premio a lui dedicato: questa volta l’appuntamento è a Milano, spazio Cinema Anteo, martedì 12 novembre alle 18.30. Si affida ai giovani e ai loro linguaggi l’occasione di raccontare la sicurezza sul lavoro in un filmato. In nome di Marco Sartori. 

La seconda. Le piscine Manara sono state dedicate anche alla memoria di Marco. Bisognerebbe ricordarselo ogni volta che le citiamo, perché lui - appassionato pallanuotista - si è battuto perché l’impianto potesse essere l’orgoglio che è oggi.

Quando un universo grande e disseminato nel Paese come l’Inail l’ha conosciuto, è rimasto senza fiato. Noi, che siamo un territorio piccolo, abbiamo a maggior ragione il dovere di meravigliarci del dono che abbiamo avuto.

Un uomo che - per usare le parole di Flavio otto anni fa - ci ha lasciato un messaggio preciso, scolpito nei fatti, non nelle parole: combattere fino alla fine credendo in un’idea.  

Marilena Lualdi

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