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Storie | 06 novembre 2019, 18:49

LA STORIA DAL PIEMONTE. Gara di solidarietà per adottare Giovannino, il piccolo abbandonato da mesi in ospedale perché molto malato

Una vicenda toccante quella che arriva da Torino. Il piccolo Giovanni, quattro mesi, ha una malattia rara della pelle. I genitori lo hanno abbandonato. Ma da tutta Italia è gara di solidarietà per l'affido. Il dottor Farina: «È un bimbo bellissimo, solo molto sfortunato. La sua pelle va oliata e incremata più volte, tutti i giorni. Ma non mi sento di giudicare i genitori»

LA STORIA DAL PIEMONTE. Gara di solidarietà per adottare Giovannino, il piccolo abbandonato da mesi in ospedale perché molto malato

«Non ha mamma e papà, però qui ne ha trovati a decine, tra medici e infermieri. Forse è il bimbo più viziato di Torino, al momento. Ma tutti i giorni deve essere passato più volte nell'olio perché la sua pelle rimanga morbida, non secchi e dunque sono si spacchi, aprendo la strada a infezioni che possono essere letali».

Il dottor Daniele Farina, direttore della Terapia Intensiva neonatale dell'ospedale Sant'Anna di Torino, alterna momenti di commozione a qualche sorriso, raccontando la storia di Giovanni (detto "Giovannino"). Il piccolo nato in estate con una grave malattia e che i genitori, due italiani, hanno deciso di abbandonare immediatamente.

E' una storia triste e di dolore quella che arriva dal Piemonte. Ma anche di forza d'animo e speranza: perché intorno a Giovannino si sta creando una gara di solidarietà per non lasciare solo questo piccolo. Accanto al dolore e allo sconcerto, c'è anche da registrare l'ondata di bene e di amore che si è scatenata attorno a Giovannino, 4 mesi e una fame da lupo.

«È arrivata una vera esplosione di telefonate di persone che si offrono di prenderlo in affido o in adozione. Devono rivolgersi al servizio del Comune "Casa dell'affido", perché devono sapere che servono attenzioni notevoli", prosegue il dottore. Soltanto stamattina sono state una decina, solo in reparto, da tutta Italia».

«Il bimbetto è nato con una malattia congenita molto grave - spiega il responsabile del reparto - con mortalità nei primi giorni molto alta. Mentre ora sta abbastanza bene, è cresciuto e mangia. È contento se qualcuno lo tiene in braccio, lo porta a spasso e gli fanno ascoltare la musica».

Ora c'è da vagliare le possibili candidature. «E' partito l'iter con aiuto dei servizi sociali per trovare famiglia affidataria o adozione. Chiaro che non è facile, perché accanto alla buona volontà c'è problema di assistenza: se non 24, 18 ore al giorno. Ma sarebbe perfettamente in condizioni di lasciare l'ospedale adesso, se ci fosse l'ok del tribunale e una famiglia pronta ad accoglierlo».

La prospettiva di vita? «È vaga. Ma su Internet ci sono immagini di persone con oltre 40 anni, con molti problemi, non hanno ciglia o capelli, ma neurologicamente sono sani e appaiono sorridenti. Ma al momento la malattia non ha cura. Una mutazione genetica di un caso su un milione. Di casi così in tutta la mia carriera ne ho visti solo due. E difficilmente si fa ricerca su malattie così rare».

Una speranza che la mamma e il papà biologici non hanno voluto neanche coltivare. «I genitori hanno preso una decisione all'inizio, ma che non va giudicata né nel bene, né nel male. Sicuramente era un bambino cercato, ma è sempre facile giudicare da fuori. Hanno deciso per l'abbandono dopo la scoperta al momento del parto, visto che non è una malattia che vai a verificare nel feto se non ci sono stati precedenti in famiglia». «La media in ospedale - conclude Farina - è di due abbandoni circa all'anno. In questo caso i genitori hanno deciso subito e poi non si sono fatti più sentire».

Dal nostro corrispondente di Torino Oggi

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