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Sport | 14 ottobre 2019, 00:50

VIDEO E FOTO. I tifosi del Varese cantano in terza categoria come in serie B

Nelle immagini di Ezio Macchi vedete centinaia di spettatori per Valcuviana-Città di Varese, sfottò al Como che è in serie C, cori e applausi per il capitano Andrea Beretta e per quella bandiera biancorossa che sventola orgogliosa tra collinette e staccionate della Valcuvia. Forse per ora è più al sicuro qui che nel calcio a cui eravamo abituati

Qui sopra e sotto, nella gallery, le foto di Ezio Macchi di Valcuviana-Città di Varese: è questo il vero calcio o quello a cui eravamo abituati negli ultimi anni?

Qui sopra e sotto, nella gallery, le foto di Ezio Macchi di Valcuviana-Città di Varese: è questo il vero calcio o quello a cui eravamo abituati negli ultimi anni?

Cuvio è un nome che sembra uscito dal passato, appuntito: è il cuore della Valcuvia, profuma di radici, profonde varesinità e purezza, se vogliamo anche durezza, ed è un paese con meno di duemila abitanti che in realtà sa contenere un mondo.

Domenica a Cuvio è accaduto qualcosa che non si può spiegare: la Valcuviana Oratorio di Cuvio ha sfidato il Città di Varese in terza categoria e attorno al campo, arrampicate sulle collinette e dietro le staccionate c'erano centinaia di persone, cori, bandiere, sfottò.

Dove non dovrebbe esserci nulla, c'era tutto. C'erano cori per la Valcuviana, bandiere del Varese, corse della squadra sotto la curva con capitan Beretta richiamato più volte. C'erano sfottò per il Como (ascoltate il video di Ezio Macchi, qui sotto, per credere). Ma come: il Varese è sparito in terza categoria e in Valcuviana Oratorio di Cuvio-Città di Varese partono sfottò per il Como che è in serie C?

E' la dimostrazione che non esistono o non contano le categorie. Che l'identità biancorossa sopravvive anche nel nulla. Ma un nulla fatto di tutto quello che conta per chi ama il calcio: un campo invisibile dove può arrivare soltanto la strada del cuore, ventidue giocatori animati solo dalla fede e dall'amore per la maglia, la voglia di recuperare ed esaltare radici strappate e violentate per anni.

Un mondo, forse, parallelo dove rifugiarsi e proteggere bandiere biancorosse come quella che vedete nel video, bandiere che il mondo del calcio reale (sempre che il calcio reale sia quello sotto i riflettori e non questo) ha calpestato e tradito troppo a lungo: meglio forse custodirle qui, almeno per un po', nelle mani di chi le sventola nel segreto della Valcuvia, nella purezza di un oratorio, dietro alle reti delle Bustecche che ci fanno tornare bambini. Almeno sono al sicuro rispetto a chi avrebbe voluto agitarle nei grandi stadi del calcio. 

A.C.

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