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Come noi | 12 ottobre 2019, 18:56

Cantello, Centro Gulliver in festa alla Casa Nuovi Orizzonti per i 20 anni a favore della cura psichiatrica

All'evento "dallo stigma alla stima - psichiatria tra memoria e prospettive" hanno partecipato tantissime persone del paese e non solo. Don Barban: «Questo è un luogo di reinserimento e accompagnamento all'autonomia»

Cantello, Centro Gulliver in festa alla Casa Nuovi Orizzonti per i 20 anni a favore della cura psichiatrica

Giovedì 10 ottobre, giornata mondiale per la salute mentale, il Centro Gulliver ha festeggiato i 20 anni a favore della cura psichiatrica sul territorio. Porte aperte alla Casa Nuovi Orizzonti di via Pianezzo a Cantello, sede delle Comunità Cielo e Terra e Vento e Fuoco, dove tanti cantellesi, ma anche varesini e varesotti, si sono ritrovati per celebrare la ricorrenza: operatori, familiari, volontari, istituzioni e associazioni hanno preso parte all'evento “Dallo stigma alla stima - Psichiatria tra memoria e prospettive”.

Un percorso guidato tra foto, poesie e immagini realizzate dagli ospiti della casa, dal titolo "Il canto della terra, il canto del mare" - Collezione d'Art Brut, ha aperto la giornata che è poi proseguita con la tavola rotonda "20 anni di Centro Gulliver per la cura psichiatrica" moderata dalla giornalista Mariangela Gerletti. 

«In questi 40 anni dalla Legge Basaglia - ha raccontato don Michele Barban - tanto è stato fatto. Siamo passati dai manicomi, ai “manicomietti”, fino a comunità, come le nostre, pensate come luoghi di reinserimento e di accompagnamento all’autonomia. All’inizio per noi non è stato facile –  soprattutto a livello culturale – passare da un linguaggio medico e da un modello ospedaliero, ad  una comunità, con le regole di una casa. Oggi  siamo arrivati ad avere anche i cancelli aperti: perché scappare da un luogo che riconosci e vivi come casa?».

Isidoro Cioffi, direttore del dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze della ASST Sette Laghi, ha ripercorso la storia e l’evoluzione della salute mentale dagli anni 80 ad oggi in provincia di Varese. Con grande entusiasmo e coinvolgimento emotivo ha ricordato tutti i progetti avviati in questi anni in campo di salute mentale. Parola chiave: inclusione. Dalla residenzialità leggera, all’housing sociale, fino a progetti di tango terapia, arte terapia… Cioffi ha poi concluso con una frase a lui cara: «La vera perizia non consiste tanto nel vedere la patologia laddove gli altri non la scorgano, quanto piuttosto nel non vederla quando a tutti paia essere palese». 

Stefano Marazzi e Ombretta Mina, operatori del Centro Gulliver, hanno portato l’esperienza del Centro Gulliver, come modello di un’inclusione possibile, secondo la filosofia di “Progetto Uomo”: «Usciamo tutti i giorni, almeno due volte al giorno: partecipiamo alla vita del paese, viviamo normalmente, andiamo in biblioteca, dal parrucchiere, al mercato, a fare la spesa, a bere il caffè. Poi c’è anche chi lavora al maneggio del paese e chi aiuta nella pulizia delle strade: crediamo che ognuno abbia qualcosa da dare, sempre. E quando ci sono sagre ed eventi ci siamo anche noi. Cantello è ancora a misura d’uomo, ci conosciamo, ci chiamiamo per nome, siamo accolti come vicini di casa. Crediamo che anche per il paese la nostra presenza sia una possibilità di crescita sociale e culturale. E' nell’incontro reale e quotidiano con l’altro che si abbattono i pregiudizi, le paure, che vengono ribaltate le prospettive e anche i confini, quello tra normalità e disturbo mentale, quello tra dentro e fuori, diventano più fluidi. Se molte volte ci capita di uscire, in realtà poche volte è successo il contrario, cioè che il paese venga da noi. E oggi siamo qui in tanti. Era il nostro desiderio per questa giornata e ci siamo riusciti. Cerchiamo di essere davvero realtà di inclusione». 

Presente anche l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, che ha affrontato il tema “Dalla cultura dello scarto al riconoscimento della dignità di ogni persona”: «Il Gulliver ha fama sul territorio non solo come luogo di rifugio, ma come una promessa di vivere e vivere bene. Oggi si parla spesso di cultura dello scarto, un concetto molto caro anche a Papa Francesco. Lo scarto è sempre il prodotto di una prepotenza. Una persona è scartata, esclusa, rifiutata quando è privata delle relazioni, degli affetti, del diritto di parola e quando gli viene tolta la speranza per il domani. Ecco che allora per ridare dignità occorre operare per restituire ciò che è stato tolto: relazioni e appartenenze, parola intesa come importanza della buona comunicazione, speranza». 

L’iniziativa, che è stata organizzata con il patrocinio dell'ATS Insubria e dell’ASST Sette Laghi, ha trovato il plauso delle tante istituzioni presenti. Presente don Egidio Corbetta, parroco del Paese, e il sindaco Chiara Catella: «Il complimento più bello che mi hanno fatto è che Cantello è terra accogliente. Forse all’inizio i cantellesi possono sembrare persone diffidenti, ma poi apriamo il cuore”.

Genziana Malnati, vicesindaco nonché assessore ai servizi sociali ed educativi del Comune, ha aggiunto: «Sono stata davvero contenta di questo pomeriggio. Ho ascoltato parole che mi hanno toccato mente e cuore e mi hanno arricchita».

Presente infine il nuovo dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale, Giuseppe Carcano: «Ci sentiamo molto vicini ai valori del Gulliver. Anche noi, attraverso la scuola desideriamo creare inclusione e dare dignità alle giovani generazioni».  

redazione

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