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Busto | 23 settembre 2019, 22:26

IL RICORDO. Aldo Speranza, un uomo con lo sguardo avanti. Perché legato alle proprie radici

Marilena Lualdi ricorda l'ingegnere scomparso a 91 anni: fu tra coloro che costruirono Busto, Regiù della Famiglia Bustocca dal 1986 al 1996. Abitava a Casa Parachi, da cui si affacciava per donare un sorriso alla città di cui era devoto

Aldo Speranza nella splendida foto scattata da Daniele Belosio

Aldo Speranza nella splendida foto scattata da Daniele Belosio

Ci sono uomini che hanno sempre lo sguardo avanti, proprio perché legati alle proprie radici. L’ingegner Aldo Speranza, scomparso a 91 anni, era uno di loro.

Un professionista che ha costruito Busto, di una profonda cultura: era stato anche Regiù della Famiglia Bustocca dal 1986 al 1996. Anni di profonda trasformazione per la città, eppure di una non meno radicata identità: che non era mai chiusura, bensì mettersi a disposizione.

Il 2019 è stato così doloroso per Busto: ha detto addio a figure come Gian Pietro Rossi, sette volte sindaco, senatore e innamorato della sua città fino all’ultimo. O come Vittorio Celiento, altro pilastro. E ora un uomo tenace, determinato e non meno appassionato come Aldo Speranza.

L’ho conosciuto negli anni Novanta, quand’era appunto Regiù, ma anche impegnato in organismi come la Commissione edilizia. Le idee chiare e quello sguardo sempre avanti, appunto.

Per me, anche oltre le vesti da cronista, una figura ancora più speciale, quando mi ha ricevuto nella sua abitazione una volta per una notizia. Non era una dimora qualsiasi, ma di quelle che ti restano dentro con la sua storia. Casa Paracchi, in via Montebello. Ricordo che il mio sguardo ogni tanto vagava, pensando alle generazioni di bustocchi che lì si erano fatti immortalare dall’arte di Menotti Paracchi. Un archivio preziosissimo, un patrimonio inestimabile, che Speranza ha voluto condividere con la città di Busto.

Ecco, l’ultima immagine che mi porto dentro dell’ingegner Speranza, è quando si stava concludendo l’intervento di riqualificazione di piazza Vittorio Emanuele. A quella corte infinita, che si univa con collegamenti dal sapore di passaggi segreti il cui silenzio era rotto dai giochi dei bambini, sono legata anch’io.

Così un giorno osai addentrarmi in via Solferino a vedere cos’era stato della casa della bisnonna Maddalena. Tra l’altro, una figlia si sposò proprio con un Paracchi, anche se con l’ingegner non ne avevo parlato mai: quei fili che avvolgono Busto.

Avevo il cuore un po’ in subbuglio, poi mi voltai e tornai verso via Montebello: alzai lo sguardo verso quello che mi pareva un glicine che si arrampicava su un muro. Ma ecco che alla finestra di Casa Paracchi vidi l’ingegnere. Gli feci un cenno di saluto e lui ricambiò, con l’ombra di un sorriso.

Ecco, porto con me quest’immagine di un uomo che è sempre stato in prima linea per la sua Busto. E penso che persone così devote alla loro città non si allontanano mai veramente: trovano sempre un modo per affacciarsi e donare un sorriso.

I funerali si celebreranno martedì 24 settembre alle ore 15.15 nella basilica di San Giovanni.

Marilena Lualdi

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