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Varese | 22 settembre 2019, 12:48

Arte, sequoie giganti, tesori di bellezza e un fascino segreto. Viaggio negli splendori nascosti di villa Zambeletti-Festi

In occasione di "Nature Urbane" abbiamo visitato uno dei parchi più grandi e sorprendenti della Città Giardino. Una visita che ci ha svelato un angolo sconosciuto di Varese.

Arte, sequoie giganti, tesori di bellezza e un fascino segreto. Viaggio negli splendori nascosti di villa Zambeletti-Festi

L’appuntamento è per le 11 in una delle ville più belle di Velate, ma dopo la visita direi anche di tutta Varese: la giornata è perfetta, soleggiata, calda ma non troppo. Il Borgo di Velate è un reticolo di viottoli strettissimi ma incredibilmente a doppio senso di marcia e solo con manovre estreme e brevi momenti di smarrimento riesco a districarmi, trovare l’ingresso della Villa e raggiungere il gruppo di visitatori con soli pochi minuti di ritardo.

Le visite a Ville e parchi privati è una delle iniziative più preziose del Festival del Paesaggio Nature Urbane. Si ha la possibilità per pochi giorni di visitare luoghi fantastici ma normalmente nascosti da pesanti cancelli e inaccessibili: i cancelli di Villa Zambeletti-Festi invece oggi sono spalancati e siamo in circa 30 persone ad aggirarci attraverso un parco di 10.000 metri quadrati (tra i più grandi nella Città Giardino) accompagnati da un’esperta guida culturale, che sottolineando l’esclusività della visita, l’opportunità di non scattare foto, raccogliere castagne o funghi ricordando che siamo ospiti in una proprietà privata, ci guida in un luogo che lascia davvero stupefatti e che sembra incredibile e quasi ingiusto sia un privilegio per così pochi.

Il gruppo eterogeneo ma compatto è composto da anziani varesini incuriositi da questa particolare opportunità, giovani appassionati di paesaggio ma anche coppie di milanesi che già dal primo anno seguono le visite di Nature Urbane, una famigliola di origine tedesca con dei disciplinatissimi bimbi biondi, e due turisti inglesi.

La Villa è una struttura imponente con alcune decorazioni liberty ma una solida struttura di epoca precedente e in particolare una torretta di ispirazione tardo medievale. Ma è il parco intorno, sconfinato e molto curato, a lasciare davvero senza fiato: degli scorci aperti sul borgo di Santa Maria del Monte, sul Gran Hotel Campo dei Fiori e, dal versante opposto, sulla Città di Varese, il colle Campigli e più in lontananza il lago di Varese.

All’interno del Parco una piscina, un campo da tennis abbandonato al centro di un piccolo galoppatoio, una serra con cupola in ferro e vetro tra le più rare rimaste e anche una torre di epoca tardo romana. Fa strabuzzare gli occhi scoprire così che a Velate non c’è una sola Torre (quella a tutti nota, nei pressi del cimitero proprietà del FAI) ma una torre gemella è proprio qui davanti ai nostri occhi: in questo parco privato e così poco conosciuto.

Moltissime anche le piante e le essenze profumate e, nei pressi della torre anche una sequoia gigante, rarissimo esemplare alle nostre latitudini con probabilmente circa 100 anni di età ma piuttosto malmesso perché, crudelmente qualche tempo fa fu colpito da un fulmine. Casualità che fanno riflettere: in un parco pieno di alberi bellissimi ma anche molto comuni l’”ira di Zeus” si scatena proprio sull’esemplare più raro e prezioso…

Conclusa la visita e salutati i compagni come me ancora increduli e con gli occhi pieni di bellezza non si riesce proprio a risalire sulle nostre auto e ritornare a casa e così, curiosando per il borgo tra uno scorcio verso la cima del Sacro Monte e una visita veloce nella chiesa parrocchiale incappo per puro caso nel battistero di Velate dove è allestita una mostra, purtroppo al suo ultimo giorno di esposizione, di cui penso si sia parlato troppo poco.

Il titolo è descrittivo ma forse fuorviante: "Re-velation" è una mostra fotografica dell’artista Carla Iacono il cui tema principale è il velo, accessorio con un grande significato nel mondo religioso cristiano ma anche mussulmano, una mostra che vuole far riflettere anche sul tema importante che la società multietnica ci impone: l’accettazione delle diverse tradizioni che, per esempio, nel caso del velo femminile tanto diversità non è…

Venti ritratti di donne. Ritratti silenziosi in cui parla il velo…Il velo e molti altri simboli: l’uovo, il fiore, la conchiglia, il rosario…E il velo è lo hijab ma anche il velo delle monache cattoliche, il velo da sposa o i foulard delle donne dell’Est Europa.” Da un punto di vista formale le composizione ricordano i dipinti classici che però creano una contaminazione simbolica tra cultura Orientale e Occidentale. Le figure sono fotografate su sfondo scuro che a volte si confonde con gli abiti e spesso la luce laterale fa emergere la figura dal buio, rivelando i contorni del viso e i dettagli dei veli e rafforzando così, esteticamente e simbolicamente, il concetto di rivelazione” .

Numerose le citazioni dei grandi pittori del passato: dalla Ragazza con turbante (o con l’orecchino di perla) di Vermer all’Annunciazione di Antonello da Messina. Nell’allestimento della mostra è riportato il passaggio della lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi dove è esplicito il dovere della donna di avere il capo velato. Ma di fronte all’uomo o di fronte a Dio (e quindi in Chiesa)? Queste riflessioni ci porterebbero troppo lontano…

Bello ricordare alla fine di questa mattina nel Borgo di Velate perché questa mostra è stata allestito proprio qui: il nome originario di Sacro Monte, che fu trascritto come “Monte di Vellate” nella più antica pergamena pervenuta, spiega Carla Tocchetti, che gestisce il programma culturale nel Battistero del Borgo, ci riporta all’origine latina del nome , da “vellatum” cioè nascosto, che seppur non l’attribuzione prevalente ci riporta al 1400 quando alcune donne definite “salvatiche” si rifugiavano nel monte, nelle grotte e nei boschi a condurre vita eremitica e di preghiera, anticipando il nucleo che alla fine del scolo prese i voti e appunto il velo diventando monache romite Ambrosiane.

Un'altra chicca da segnalare, sempre a Velate, nella chiesa di S. Stefano e sempre nella settimana di Nature Urbane è il concerto in programma domenica 29 settembre alle ore 17,30 con musiche di Vivaldi, Pergolesi, Haendel e il mezzo soprano Magdalena Cornelius Kulig e Gedymin Grubba all’organo. La serata conclude una serie di appuntamenti dal titolo La musica degli angeli, un percorso di arte e musica sotto la direzione artistica di Chiara Nicora partito a giugno e che ha toccato con diversi concerti varie località della Città di Varese.

Le visite alle ville organizzate nell’ambito del Festival del Paesaggio continuano fino al 30 settembre, pochi i posti ancora disponibili ma sono aperte le liste d’attesa. Per ogni altra informazione sul programma degli eventi consultate il sito www.natureurbane.it

Cristina Cannarozzo

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