/ Sport

Che tempo fa

Cerca nel web

Sport | 05 settembre 2019, 09:10

LE FOTO DELLA VERGOGNA. Il campo del Franco Ossola? Come in un paese di guerra: desolazione e incuria, non c'è più vita

C'è qualcosa di peggio della morte del Varese e sono le condizioni di quello che era il cuore della squadra, della gente e della storia sportiva della città, ora in condizioni davvero impietose: erba alta, buche, trifogli e graminacee hanno cancellato uno dei campi più belli d'Italia

LE FOTO DELLA VERGOGNA. Il campo del Franco Ossola? Come in un paese di guerra: desolazione e incuria, non c'è più vita

C'è una sola e piccola fortuna di fronte alle immagini indecorose e miserevoli di come è ridotto il campo del Franco Ossola, cioè il cuore di quelli che furono il Varese e un pezzetto di storia del calcio, ormai strappati e umiliati dal nemico più invincibile e cioè l'abbandono: il "presidente" Alfredo Luini, con la sua carrozzina che per cinquant'anni ha accompagnato le partite dei biancorossi accanto alla panchina di casa, è impossibilitato ad arrivarci ormai da molto tempo, e speriamo che nessuno si avvicini al letto della sua casa di Bobbiate per mostrargli queste fotografie. Noi certamente non lo faremo: ne morirebbe.

Perché Alfredo sa che quel rettangolo verde non era e non è soltanto un campo inanimato ora vinto dall'incuria e dalla desolazione: è il terreno su cui poggiava la vita, più che del Varese, di tutti noi e voi che in quello stadio abbiamo coltivato un pezzetto dei nostri sogni e dei sogni della città. 

Quei trifogli, quelle graminacee, quei solchi e quegli immensi cerchi gialli o verdi disegnati da decine di centimetri di erba cresciuti a casaccio ovunque, come se di notte qui fossero atterrati - dopo essere passati in società - gli alieni, non solo oscurano la vista della tribuna, della curva dedicata a Peo Maroso o del Sacro Monte. Di più: cancellano la speranza che, in mezzo a tanta rovina, possa nascere ancora qualcosa.

Ci sono migliaia di campi e campetti in provincia curati con amore e cuore ma il papà di tutti loro, il prato delle leggende che Liedholm, allenando il Varese, definì come «il più bello d'Italia», è ridotto all'ultimo stadio e, se potesse, forse consiglierebbe di lasciarlo in pace così, sepolto in questa tomba dimenticata da tutti e perfino da un briciolo di pietà.

«Sembra uno stadio di un paese in guerra. Dove non si gioca più» ha detto un amico guardando verso il campo, dopo essere capitato per caso in questi giorni al Franco Ossola.

Avanti così, non si giocherà più per molto tempo. O forse per sempre. 

Andrea Confalonieri

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore