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Varese | 12 agosto 2019, 21:23

Zanzi: «Non ho assistito, per fortuna, alla rimozione del Piantone. Aveva margini di sicurezza ancora elevatissimi»

Il vice sindaco e agronomo dice la sua sull'abbattimento del simbolo plurisecolare della città. E non è affatto d'accordo con quanto fatto e detto sulla sua età, sulle cause della malattia e sulla rimozione

Zanzi: «Non ho assistito, per fortuna, alla rimozione del Piantone. Aveva margini di sicurezza ancora elevatissimi»

Sembrava strano che il vice sindaco, ma prima di tutto agronomo di fama internazionale, non avesse ancora commentato il sofferto abbattimento del Piantone. Invece l’opinione di Daniele Zanzi è arrivata pochi minuti fa, attraverso il suo profilo Facebook, e pare in disaccordo con quanto dichiarato dai tecnici del Verde Pubblico sulle cause che hanno condotto alla decisione di privarsi di un simbolo plurisecolare della città. 

«Non ho assistito, per mia fortuna, alla rimozione del nostro amato piantone. Mi ero preso con la mia famiglia un periodo di riposo, lontano dagli affanni, dagli impegni e dai “veleni“ varesini - scrive Zanzi - Al mio rientro, dopo due ore, ero in via Veratti dove il nostro Cedro era radicato da oltre 150 anni per esaminare la ceppaia rimasta in loco».

Da grande esperto qual è, Zanzi ha voluto fare le dovute analisi e riflessioni prima di esprimersi. «L’esame macroscopico autoptico, ad occhi attenti ed esperti, è fonte infatti di molte informazioni sulle cause di un declino. Gli alberi nel loro legno raccontano la loro storia, la loro vita e la storia di una città. Basta avere occhi per saper leggere».

Ed ecco il verdetto: «Da un primo esame l’albero aveva ben più di 140 anni di vita e aveva dei margini di sicurezza statica al ribaltamento ancora elevatissimi». Sarebbe potuto rimanere al suo posto insomma e, secondo Zanzi, anche la diagnosi di malattia sarebbe sbagliata: «La cavità centrale, risultato di un’infezione risalente dal basso, cominciata almeno 80 anni fa e più e dovuta principalmente all’azione di funghi lignicoli agenti di carie brune, non inficiava la stabilità del soggetto - insiste il vice sindaco - L’infezione di Phellinus torulosus, agente di caria bianca, ritenuto a torto da alcuni come causa principale del declino inarrestabile, è chiaramente localizzata perifericamente su circa un terzo della circonferenza e l’infezione avvenne circa 25 anni addietro». Non 40 anni come indicato dai tecnici del Comune.  

In molte parti, l’infezione «è poi chiaramente compartimentata - conclude - Le infezioni, a riprova della scarsa capacità aggressiva del fungo Phellinus, seguono principalmente le linee verticali dei cordoni di legno di sostegno prodotti dall’albero. E nel legno sono presenti altre nicchie perfettamente compartimentate, di altri funghi agenti di carie, a riprova che in natura è normale la presenza negli alberi di più agenti ritenuti - erroneamente - patogeni».

In conclusione, secondo il vice sindaco, i rilievi ex post sembrerebbero confermare «che in realtà le cause del declino siano da imputarsi - dice sarcastico - ad altri "patogeni"».
Zanzi ha comunque in programma di organizzare un incontro pubblico per raccontare meglio la storia del Piantone e intanto continua a prendersi cura dei suoi due cloni

Valentina Fumagalli

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