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Sport | 16 luglio 2019, 22:14

Maran, Mangia e Sottili: «Impossibile che non esista il Varese, così muore lo sport. Ma torneremo tutti». Ricky Sogliano: «Vergogna»

Tre grandi allenatori usano parole bellissime e profonde verso i tifosi biancorossi e la maglia. Rolando: «Riprendetevi il futuro che meritate». Devis: «Torneremo in serie A, e io su quella panchina». Stefano: «Colpite tradizione e cultura della città».

Buzzegoli-gol, 2-0 alla Cremonese il 13 giugno 2010 e dopo 25 anni il Varese è in serie B, dove resta fino al 2015. Quattro anni dopo scompare dalla mappa del calcio

Buzzegoli-gol, 2-0 alla Cremonese il 13 giugno 2010 e dopo 25 anni il Varese è in serie B, dove resta fino al 2015. Quattro anni dopo scompare dalla mappa del calcio

«Non riesco a credere che Varese non possa andare allo stadio per tifare la propria maglia»: Rolando Maran, l'allenatore del Varese che sette anni fa aveva un piede e mezzo in serie A, è sconcertato. C'è la sensazione, in lui come in tanti, che non possa essere successo veramente ciò che, invece, è davvero accaduto.

Rolando, un giorno, disse una frase indimenticabile su Varese e i varesini: «Alleno questa squadra, giro per la città e mi sembra di essere in una paese di montagna, dove tutti mi lasciano la porta aperta e posso entrare quando voglio». Umanità e familiarità uniche, forse perdute per sempre.

«È successa una cosa che non si può  nemmeno immaginare - dice l'allenatore del Cagliari dal ritiro di Pejo, nel cuore del suo Trentino - se penso che solo pochi anni fa si era cosi vicini alla serie A questo epilogo è molto, molto triste». Poi, la rasoiata piena di spensieratezza e coraggio, le due armi della sua indimenticabile squadra: «Ai tifosi del Varese e alla città dico: riprendetevi il futuro che meritate. Forza Varese, ti abbraccio forte».

L'allenatore di quella che per qualcuno fu la squadra più bella di sempre, cioè la Primavera biancorossa che nel 2011 sfiorò quello che sarebbe stato un meritatissimo scudetto e il Torneo di Viareggio (come fu tra le più belle la sua Under 21, soprattutto vedendo cosa è successo dopo...) usa parole - se possibile - ancora più emozionanti e vibranti. «È finita ma io sono convinto che si rinascerà - dice Devis Mangia, autentico tifoso biancorosso - si ripartirà e lo si farà con grande forza e persone di qualità. Il Varese ritornerà presto dove merita e questa volta fino al gradino più alto! Ne sono certo!».

Poi Devis, nel momento della perdita più grande, promette a se stesso e ai tifosi la cosa più forte che potrebbe promettere: «Prima o poi ritornerò su quella panchina... perché è la panchina che ho amato di più e in cui mi sono sentito più apprezzato».

Ma di uomini autentici che amano disinteressatamente il Varese, soprattutto lontano da Varese e soprattutto in questo momento, ce ne sono altri. Uomini come Stefano Sottili. «Che brutta roba...» esordisce l'allenatore che lanciò Pavoletti. E poi, il guizzo: «La fede in questi colori nel tempo avrà il sopravvento sulla tristezza unica e sulla delusione più cocente. Per quanto possa essere deprimente dirlo mentre si stanno vivendo questi momenti, pur confinato in un angolino del cuore, l'amore per il Varese è pronto a tornare fuori».

Sottili si spinge oltre e pronuncia le parole che qui non abbiamo ancora sentito dire da nessuno: «Io uscivo la mattina alle 7 e andavo a vedere i canottieri che si allenavano sul lago prima del Mondiale e salivo al Sacro Monte insieme a ciclisti e podisti a cui mi "agganciavo" per arrivare in cima alle Cappelle. Ciò che è successo fa morire qualcosa in più del Varese e cioè l'attaccamento allo sport e la tradizione sportiva della città. Vengono spazzate via un pezzetto della cultura e dell'essenza stessa di Varese, e questo è molto triste. Se qualcuno mi avesse detto qualche anno fa che il Varese e il calcio sarebbero scomparsi da questa città, l'avrei preso per pazzo».

Il finale racchiude in una sola parola il sentimento e la sensibilità di tutti questi allenatori che non solo allenatori ma molto di più, soprattutto per noi e per Varese, ma anche tutte le loro parole sensibili, acute, profonde. «Vergogna» tuona l'unica persona in tutta la storia del Varese che può avere il coraggio, la statura, il diritto per farlo e cioè Ricky Sogliano.  

Andrea Confalonieri

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