/ Territorio

Che tempo fa

Cerca nel web

Territorio | 08 luglio 2019, 11:16

Chernobyl, oltre la serie c'è la realtà: «Abbiamo dato a più di cinquemila bimbi la consapevolezza di potercela fare»

Da 21 anni a questa parte, l'associazione Aubam porta in provincia di Varese gruppi di bambini che ancora oggi fanno i conti con le conseguenze del disastro. Il bustocco Antonio Tosi: «Un’accompagnatrice venuta qui raccontò che le dissero di prendere le sue cose per pochi giorni. Tornò a casa dopo 15 anni e trovò la bambola allo stesso posto».

I piccoli di Chernobyl ospitati quest'anno in tutta la provincia di Varese

I piccoli di Chernobyl ospitati quest'anno in tutta la provincia di Varese

Chernobyl non si allontana mai nel tempo e nelle coscienze. E in un momento in cui se ne parla anche per la serie televisiva, c’è la realtà che bussa con un sorriso dapprima timido, abbraccia e dà più di quanto prenda nel nostro territorio: ha il volto di 52 bambini che stanno trascorrendo le vacanze nelle famiglie in provincia di Varese.

Un aiuto per la loro salute (il controllo delle urine ha evidenziato come dopo poche settimane qui il cesio scenda anche oltre il 40%) e per il loro futuro. Ma l’Aubam - www.aubam.org - lo sottolinea da sempre: aprire le porte a questi ragazzini significa fare del bene anche a se stessi. Un ripasso di valori, scolpito nelle amicizie che si creano.

Il primo gruppo di bimbi partirà domenica 14 luglio e si potrà salutarli alle 9.30 al Museo del Tessile di Busto Arsizio, spiega Antonio Tosi (da tutti conosciuto come ul Pedèla).

Com’è nata questa mobilitazione di amicizia e speranza?
La storia inizia 21 anni fa, quando nacque l’Aubam a Luino. Fino al 2008: allora abbiamo preso il testimone noi e andiamo avanti in provincia di Varese e nel circondario. Abbiamo portato 5.100 bambini fino ad adesso. Quest’anno sono 52, l’anno scorso 56. A novembre facciamo la riunione a villa Calcaterra per incontrare potenziali famiglie, che possono scrivere sesso ed età (7-17 anni) del bambino che vogliono accogliere. Quasi tutti i bimbi parlano italiano al secondo anno. 

Quanto risente ancora la salute di questi piccoli delle radiazioni?
Ci sono ancora molti problemi, a partire dalla difesa immunitaria. Tu vedi un bambino pimpante… ma si stanca facilmente. Cambia umore… Però c’è un ulteriore aspetto. Se tu stai solo in Ucraina e vedi sempre il tuo orto, pensi che il tuo mondo sia il migliore. Venendo in Italia, capisci che il mondo in realtà è più ampio e se ti impegni, puoi farcela. 

Lei ha ospitato la prima bambina molti anni fa...
La mia bambina, Anastasia, oggi ha 31 anni e mi ha reso nonno! Vende cucine italiane in Ucraina… l’ha riempita di cucine italiane. Dopo un grave tumore, è diventata mamma di Emilia. Già, l’ha chiamata Emilia, a Kiev. Sono già andato là due volte. Ecco, sono importanti questi viaggi per i bambini, perché danno loro un futuro. Ne accogliamo dal villaggio e dalla città: sono più svegli, i primi, uno mi ha detto «Vengo se posso portare la mamma e la mucca». Tendiamo a portare qui bambini anche di famiglie numerose, lo ripeto, è importante per la loro salute. E poi qui ci sono tre armi preziose per un ragazzino malato.

Quali sarebbero?
Olio di oliva, parmigiano reggiano e la parte superiore delle confezioni di marmellata, che contiene la pectina. Quando la mangiano, i bambini stanno bene. 

La serie televisiva ha scosso di nuovo le coscienze, immergendoci in quel dramma. Un dramma che in realtà non finisce mai…
Importante è capire questo: la vacca pascola, bruca l’erba radiata, la espelle. Il ciclo è completo e la contaminazione è continua. Mia moglie e io siamo gli unici bustocchi ad essere andati a vedere la centrale, dieci anni fa: c’era ancora la crepa. Se piove, non ti fanno scendere dal pullman perché si trasporta poi il pulviscolo. Sono emozioni forti, vedi i cambiamenti: una pianta produce fiori di un’altra specie oppure vedi la pista dove giocavano i bambini, ferma nel tempo. Un’accompagnatrice venuta qui raccontò che le dissero di prendere le valigie con le sue cose, per pochi giorni. Tornò a casa dopo 15 anni e trovò la bambola allo stesso posto.

I viaggi sono nati per dare qualcosa ai bambini. Eppure quanto donano loro…Infatti. Quando uno porta a casa uno di questi bimbi, si rende conto a cosa puntare come valore nella vita. L’ultimo tipo di auto, il conto in banca o dare un futuro a un bimbo. Perché non si danno soldi e via: il bambino, ce l’hai a casa con te. Riuscire a portarne sempre una cinquantina dopo tanto tempo, è significativo. Loro rinnovano poi un rito dall’Ucraina, il pane dell’amicizia.

Un momento di condivisione, seguito da tanti appuntamenti comunitari, grazie al cuore del territorio, no?
Sì, tra l’altro una settimana siamo ospiti dell’amministrazione comunale di Busto, al mare. Poi alla Maddalena al fiume, dove i bambini imparano a costruire e lanciare aquiloni. Il 10 luglio alla piscina dell’Idea Verde grazie a un’industria di Busto. E il 12 gli alpini organizzano la cena in loro onore. Il primo gruppo riparte il 14, chi sta qui due mesi si mette in viaggio invece il 4 agosto.

Marilena Lualdi

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore