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Opinioni | 07 luglio 2019, 13:43

«Ma il Varese Calcio?». Tutti chiedono, nessuno muove un dito

Lamenti, accuse, sospetti e vane speranze... ma la realtà è un'altra: tutti stanno a guardare con le mani in mano la fine del calcio a Varese. Dai pionieri di piazza Mercato ai prati di Masnago, chi risponderà del fatto che dopo 109 anni di storia non esisterà più una squadra di pallone in quello che secondo alcuni è il capoluogo della politica, del paesaggio e dello sport?

Ritrovata nello spogliatoio in disuso del Franco Ossola, questa foto della leggenda biancorossa Peo Maroso è stata consegnata da una buonanima al figlio Virgilio. Che ha detto: «Un giorno, quando tornerà una società degna del proprio nome, tornerà al suo posto».

Ritrovata nello spogliatoio in disuso del Franco Ossola, questa foto della leggenda biancorossa Peo Maroso è stata consegnata da una buonanima al figlio Virgilio. Che ha detto: «Un giorno, quando tornerà una società degna del proprio nome, tornerà al suo posto».

Tutti chiedono: “Ma il Varese Calcio?”. Ecco le risposte che non vorreste mai sentirvi dare.

1) Se vi raccontiamo il Varese Calcio di Benecchi in Eccellenza ci rispondete di smetterla perché quello non è più il Varese Calcio. Quando stendiamo un velo pietoso, ci chiedete: “Ma il Varese Calcio?”. Decidetevi.

2) Qualcuno, a suo modo a ragione perché in effetti è così, ironizza perché diamo più notizie sulla nascita dell'Accademia Varese, l'unico fatto calcistico concreto in città da anni a questa parte, che sul Varese. Benissimo: ma che notizie dovremmo dare sul club biancorosso se non esiste notizia? Dovremmo forse dare più spazio al nulla rispetto al "tutto" di Neto Pereira, Sean Sogliano e Bruno Limido? Quando esisterà una società di calcio a Varese, almeno avrà un vivaio con cui confrontarsi, se lo vorrà; un vivaio che altrimenti sarebbe andato perso in mille rivoli, addirittura in province confinanti od oltreconfine.

3) Il signor Claudio Benecchi non risponde al telefono ad anima viva da settimane. È lui il proprietario (senza giocatori, senza stadio, senza campo, senza nulla che non siano i tifosi e un titolo sportivo di 109 anni a cui, evidentemente, non ritiene di dover rispondere). Chi altri dovrebbe dare notizie sul Varese?   

4) L’avvocato Mauro Nucera è stato l'unico a presentarsi in tribunale per rappresentare il Varese nell'udienza fallimentare rinviata al primo agosto, ed è stato anche l’unico ad aver proferito parola negli ultimi tempi e noi abbiamo riportato ciò che aveva da dire (leggi QUI e QUI). E cioè: lunedì o martedì (scorsi) l’imprenditore con cui stava trattando Benecchi avrebbe detto "sì prendo il Varese" oppure "no lascio perdere". 
È passata quasi una settimana e quella risposta non è arrivata. «Siamo in stallo», forse per non dire che la risposta è stata un no. E in effetti a dirlo dovrebbe essere solo e soltanto Benecchi, quando e se riemergerà dal nulla.
Ma andrà a finire che cadranno le prime foglie e arriverà la neve e noi saremo ancora qui ad aspettare l’ultimo comunicato di Benecchi.

5) Quando a settembre per la prima volta in 109 anni non esisterà più una squadra di calcio a Varese tutti avranno qualcosa da rimproverarsi, chi più (Benecchi e quelli che l’hanno preceduto), chi meno (i tifosi impotenti ma pure in silenzio). E quando diciamo tutti, intendiamo proprio tutti, a ogni livello.

6) Una cosa da dire sul Varese in effetti ci sarebbe, ma se poi la diciamo arrivano insulti, comprensibilmente. Visto che ce la chiedete, però, procediamo: Benecchi in questi giorni sarebbe tentato di metterci i soldi a livello personale, tanto per partire, pagare le vertenze e non fallire, iscrivendo la squadra, quale non si sa. È la voce che gira, in assenza di qualunque notizia da parte dell'unica persona che potrebbe fornirle. Giudicate voi.

7) Finché esiste un titolo e una società che si chiama Varese Calcio e avrebbe titoli a iscriversi a un campionato, come può nascerne un’altra?

8) Invece di chiedere "Ma il Varese Calcio?" fate (facciamo) qualcosa, trovatevi (troviamoci), parliamone (parliamoci). In strada, in piazza, ovunque si possa far vedere che il calcio a Varese interessa ancora a qualcuno. Oppure restiamo accucciati, quatti quatti in questo vuoto, aspettando che siano sempre gli altri, e non noi (voi), a fare qualcosa.
Non avete anche voi l'impressione che siano sempre tutti pronti a scagliare la prima pietra e a chiedere “Ma il Varese Calcio?” e poi nessuno faccia nulla in concreto? Come se il Varese dovesse scendere come manna dal cielo. Ma forse, ormai, anche in cielo non c’è più nessuno che voglia aiutarlo. Figurarsi quaggiù.

9) Se per caso qualcuno, dalle alte sfere alle strade del popolo, stesse facendo qualcosa per il Varese in questo momento, oltre a chiedere conto di cosa sta succedendo, cioè niente, ce lo dica e ci smentisca, perché altrimenti noi resteremo convinti che, come scritto in un leggendario annuncio dell'11 agosto 1942, "dopo lunga e penosa malattia, supportata col morale depresso e stoico coraggio, oggi al Campo del Littorio in Ancora, esalava le ultime più rosee speranze l'AC Varese di anni 32. Col cuore infranto, ne danno triste nuova il papà ragionier Eligio Caronni, il nonno Antonio Janni, il cugino Nino Avanzini ed i congiunti biancorossi tutti". Settantasette anni fa, almeno, esisteva ancora l'ironia. 

10) L'unico, flebile anelito di vita è arrivato dal ritrovamento nello spogliatoio ormai in disuso del Franco Ossola di una foto di Peo Maroso da parte di una buonanima che ha pensato di consegnarla a Virgilio, figlio del Peo. «Era stata abbandonata là - ha detto Virgilio - e un giorno, quando tornerà una società degna del proprio nome, tornerà al suo posto».

Andrea Confalonieri

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